Rome Future Week, i vasi tradizionali diventano design grazie all'AI: "Così proiettiamo le nostre radici nel futuro"

Un progetto del CPIA 3 di Roma trasforma gli oggetti in terracotta delle culture antiche in opere contemporanee generate con l’Intelligenza Artificiale

Yampahouindè Kabore e il suo vaso trasformato con l'AI
Yampahouindè Kabore e il suo vaso trasformato con l'AI
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20 settembre 2026 | 14.06
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Vasi di culture antiche reinterpretati e trasformati dall’AI in oggetti di design. È la sfida portata avanti dagli studenti del Centro Provinciale per l'Istruzione degli Adulti (CPIA 3) di Roma, provenienti da 13 Paesi distribuiti su tre continenti: dal Perù al Venezuela, dalla Nigeria al Burkina Faso, fino a Cina e Indonesia. Gli studenti hanno analizzato gli oggetti domestici in terracotta delle proprie culture d’origine, scegliendo forma, funzione, tecniche costruttive e valore simbolico, per poi rielaborarli con l’Intelligenza Artificiale in chiave moderna.

Dal 21 al 27 settembre, le loro creazioni grafiche saranno esposte in Corso Vittorio Emanuele II n. 343 nella Capitale, all'interno della mostra interculturale 'TerraDesign. Radici d’argilla, visioni digitali: il design della terracotta tradizionale tra radici e AI', promossa dal CPIA 3 Roma in collaborazione con il SAMIFO (ASL Roma 1) nell’ambito della Rome Future Week.

"Questa mostra nasce come percorso didattico e d’esame e si è trasformata in un potente strumento di dialogo interculturale", spiega all'Adnkronos Marina Campagna docente referente del progetto. “Nelle nostre aule lavoriamo ogni giorno con una comunità straordinariamente ricca e variegata: oltre 19 studenti partecipanti a questo progetto, tra cui richiedenti asilo, rifugiati, personale diplomatico e persino alcune religiose giunte a Roma da ogni angolo del mondo. Mettere al centro dell'innovazione digitale la loro memoria e le loro radici dimostra come la scuola pubblica sappia valorizzare la ricchezza culturale di ciascuno.

La storia di Yampahouindè

Tra gli elaborati grafici spicca un vaso bianco, spezzato a metà e circondato da larghi spunzoni: una forma visionaria che sembra ‘esplodere’ verso il futuro. È la creazione di Yampahouindè Kabore, per tutti Yampa, 43 anni, originaria del Burkina Faso e in Italia dal 2022.

“Ho scelto di reinventare la Bulaa, un vaso di terracotta del mio Paese che conteneva le offerte per gli antenati: birra di miglio ed erbe medicinali”, racconta all'Adnkronos. La Bulaa, nella tradizione, poteva essere realizzata solo da donne non fertili. La sua trama spinosa è una barriera simbolica ed è progettata per scoraggiare la manipolazione profana. “Ho voluto superare queste limitazioni. Ho chiesto all’AI di spogliare il vaso, di metterlo a nudo e di accumulare e far sfuggire dinamicamente verso il lato gli spunzoni per allontanarmi metaforicamente dal passato. Per me questo vaso rappresenta le radici, ma anche la riconquista della libertà, oltre i tabù del passato”.

Da un progetto d'esame alla mostra

Nessuno immaginava che un progetto d’esame potesse trasformarsi in un'esposizione aperta al pubblico. Per Yampahouindè, che oggi lavora nell’assistenza agli anziani e sogna di diventare operatrice socio-sanitaria (OSS), è un’occasione inattesa: “Se il mio vaso venisse prodotto? Non ci ho mai pensato, ma sarebbe bello. Io, però, da sempre voglio lavorare nel mondo della cura: è il mio sogno”.

L'installazione e l'incontro

Nell’Open Space del SAMIFO, il percorso espositivo si articola in un’installazione che racconta come la materia viscerale della terra possa incontrare l’innovazione digitale, creando un ponte tra passato e futuro.

I temi della mostra saranno al centro di una tavola rotonda che si terrà il 22 settembre alle 16: demoetnoantropologi, esperti di AI, critici di design, curatori d’arte e giornalisti si confronteranno sul ruolo delle nuove tecnologie nel preservare la memoria storica e nel reinterpretare le tradizioni popolari.

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