Come incidono stili di vita su attività geni? A rispondere il lavoro curato da Andrea Corona (Dipartimento di scienze della salute Diss, Università degli Studi di Milano) e coordinato da Filippo Martinelli Boneschi (professore del Diss della Statale e Centro Sclerosi Multipla ospedale San Paolo di Milano) che hanno indagato per identificare le alterazioni che potrebbero aumentare il rischio della malattia
Cosa contribuisce allo sviluppo della sclerosi multipla (Sm) pediatrica? Quali sono i fattori in gioco e su quali è possibile intervenire? Sono le domande da cui è partito un gruppo di ricercatori italiani che in una nuova ricerca ha provato a far luce sul ruolo dell'epigenetica, un campo che ha a che fare col modo in cui gli stili di vita incidono sull'attività dei geni 'accendendone' alcuni o spegnendone altri. La malattia, spiegano gli esperti, è causata da una predisposizione genetica - sono 233 ad oggi i loci genetici associati al rischio di sviluppare la Sm - e dall'esposizione a fattori ambientali di rischio come il virus di Epstein-Barr, il fumo attivo e passivo, bassi livelli di vitamina D, un tipo di alimentazione pro-infiammatoria, un'alterazione della flora batterica intestinale, l'obesità e i fattori inquinanti. Il nuovo studio, curato da Andrea Corona (Dipartimento di scienze della salute Diss, Università degli Studi di Milano) e coordinato da Filippo Martinelli Boneschi (professore del Diss della Statale e Centro Sclerosi Multipla ospedale San Paolo di Milano), aiuta a capire l'impatto di un "terzo giocatore", l'epigenetica appunto.
Il lavoro, pubblicato su 'Neurology, Neuroimmunolpogi & Neuroinflammation', è nato all'interno del Progetto Pedigree, finanziato da Fism (Fondazione italiana sclerosi multipla), e nato dalla collaborazione di 29 centri che si occupano di Sclerosi multipla pediatrica nel Nord, Centro e Sud Italia, sotto la direzione di Angelo Ghezzi. "Se pensiamo al genoma umano come a un grande libro, allora i cromosomi sono i capitoli e i singoli geni sono le diverse parole scritte nei capitoli del libro. L'epigenetica - illustra Martinelli Boneschi - in questa immagine è come l'evidenziatore che 'accende' alcune parole e ne lascia 'spente' altre, o come il 'post it' messo tra le pagine, che determina la scelta di ciò che viene letto e di ciò che non verrà letto, peraltro senza cancellare niente". Nella ricerca appena pubblicata i ricercatori hanno analizzato il Dna di 122 persone con esordio giovanile di Sm prima dei 18 anni, confrontandolo con quello di 53 controlli sani con età inferiore ai 18 anni, per capire, studiando la metilazione del Dna, se esistano particolari differenze epigenetiche fra i due gruppi, che possano contribuire allo sviluppo della malattia.
Risultato: "Abbiamo identificato - spiega Corona in un focus pubblicato sul sito di Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) - 55 regioni del Dna con alterazioni della metilazione nei soggetti con Sm, ma non nei loro coetanei senza la malattia. Molte di queste alterazioni riguardavano i geni del sistema immunitario e, in particolare, erano collegate a meccanismi biologici associati alla risposta al virus di Epstein-Barr (Ebv), responsabile di una malattia infettiva tipica dell'adolescenza chiamata mononucleosi infettiva. Alcune di queste regioni presentano al loro interno geni sottoposti al fenomeno di imprinting, ovvero 'regolati' in modo diverso a seconda che siano stati ereditati dalla madre o dal padre. Per questo ipotizziamo che l'origine parentale possa avere un ruolo nella vulnerabilità alla Sm pediatrica, e che le differenze osservate si siano formate molto precocemente, forse già alla nascita. Questi geni possono essere sensibili alle esposizioni ambientali nelle primissime fasi della vita, compresa la gravidanza e il periodo che la precede. È un'ipotesi che ci stiamo preparando a verificare con nuovi studi".
I ricercatori non escludono quindi che l'ambiente in cui il bambino si sviluppa contribuisca a queste differenze. "Possiamo insomma ipotizzare, anche se lo si dovrà eventualmente confermare in altri studi, che il 'macchinario' che gestisce la risposta immunitaria al virus Ebv in alcuni soggetti con Sm a esordio pediatrico possa essere già epigeneticamente modificato prima che la persona sia esposta all'infezione", aggiunge Corona. La sclerosi multipla non è una malattia ereditaria: è noto che il rischio di averla è più alto in chi ha genitori con Sm, ma i figli di genitori con la malattia arrivano al massimo al 3% di possibilità di svilupparla. Dunque, mantengono un 97% di probabilità di non avere mai la sclerosi multipla. La modificazione epigenetica riscontrata nei meccanismi che regolano la risposta a Ebv nei ragazzi e nei giovani con Sm pediatrica, ove venisse confermata, può mettere in evidenza l'opportunità di adottare, ove possibile, stili di vita sani: "Per esempio, il progetto Pedigree, in un'altra branca di studio, ha evidenziato come il rischio di Sm sia più alto nei piccoli esposti al fumo passivo dei genitori, in particolare a quello del padre", ricorda Martinelli Boneschi. Smettere di fumare si può, è un fattore su cui è possibile intervenire.
Con la ricerca appena pubblicata viene dunque identificata per la prima volta un'alterazione epigenetica in alcuni geni del sistema immunitario legati alla risposta a Ebv, che potrebbe aumentare il rischio di sviluppare la malattia. In questo modo lo studio, sottolinea Corona, "rafforza l'idea che la sclerosi multipla nasca dall'interazione tra predisposizione genetica, fattori ambientali (come l’esposizione a virus Ebv) e modificazioni epigenetiche che regolano l'attività dei geni". Una seconda conclusione, aggiunge Martinelli Boneschi, è che "si conferma ulteriormente l'importanza di studiare a fondo l'interazione dei fattori genetici e ambientali di rischio per la Sm nell’età pediatrica, quando ancora, a livello biologico, l'esposizione a fattori di rischio ambientali è presente da pochissimo tempo".
Martinelli Boneschi sottolinea infine il ruolo di associazioni come Aism nella ricerca: "Andrea Corona, che ha condotto e firmato come primo nome questa e altre ricerche scientifiche pubblicate su riviste ad alto impatto scientifico, ha un contratto di ricerca reso possibile dai fondi messi a disposizione dal Progetto speciale Pedigree. Il suo percorso scientifico è un esempio virtuoso dell'importanza di Aism nella crescita di giovani ricercatori di eccellenza, che hanno la possibilità di rimanere in Italia a fare una ricerca che li appassiona e può contribuire a migliorare la vita di tante persone con sclerosi multipla e altre malattie neurodegenerative".