Nelle periferie e nelle città, il doposcuola come risposta educativa
Zaini pronti, libri nuovi, il suono della prima campanella: per milioni di studenti italiani il ritorno a scuola è già iniziato. Ma dietro l’organizzazione di orari e materiali, per molti ragazzi che vivono nelle periferie del Paese, tornare in classe significa anche tornare a misurarsi con la paura di non farcela e di sentirsi esclusi. È quanto racconta una ricerca svolta tra gli studenti che partecipano alle attività educative promosse da Salesiani per il sociale - rete associativa che riunisce oltre 600 realtà in tutta Italia impegnate nella tutela dei minori - in alcune scuole di periferia a Roma, Torino, Palermo, Macerata e Cisternino. I ragazzi continuano a credere nel valore della scuola - lo dice il 76% di loro - ma vivono quell’esperienza con fatica: solo il 46% dichiara di frequentarla volentieri. Ancora più forte è il dato sull’inclusione: quasi 9 studenti su 10 non si sentono completamente al riparo dal rischio di restare ai margini del gruppo. E quando si guarda avanti, il quadro non cambia: appena il 36% si dice libero dal timore di un futuro fatto di insoddisfazioni e rimpianti, mentre un altro 32% resta in bilico, senza riuscire a immaginarlo con serenità. Sono numeri che raccontano quanto, per crescere bene, ai ragazzi non basti andare a scuola: hanno bisogno di adulti presenti, di relazioni stabili e spazi dove sentirsi accolti, anche fuori dall’orario delle lezioni. È in questo spazio che interviene da anni il doposcuola salesiano, presente non solo nelle periferie ma anche nelle città, laddove il bisogno è maggiore e che non dà solo aiuto nello studio, ma diventa luogo di relazione, di accompagnamento e orientamento: un punto fermo per i ragazzi e un sostegno concreto per le famiglie, spesso sole di fronte alle difficoltà dei figli.
"I dati mostrano che i ragazzi crescono meglio quando trovano adulti presenti, relazioni significative e comunità educanti capaci di accompagnarli - dichiara il presidente nazionale di Salesiani per il sociale, don Francesco Preite - . È il cuore del 'Sistema Preventivo di don Bosco', di cui nel 2027 ricorrerà il 150° anniversario della pubblicazione del celebre testo. In un tempo segnato da povertà educativa, fragilità emotive e disuguaglianze, educare significa prevenire, esserci prima che il disagio diventi esclusione, contrastare la solitudine e offrire opportunità concrete, perché nessun ragazzo sia lasciato indietro e ciascuno possa diventare protagonista del proprio futuro".
Un segnale incoraggiante arriva comunque dal fronte delle relazioni tra pari: dove Salesiani per il sociale è presente con continuità, come nel progetto “Scuola libera tutti!”, sostenuto da Fondazione Cdp, ente no-profit del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, che attraverso doposcuola e laboratori educativi contrasta la dispersione scolastica, i ragazzi coinvolti hanno raccontato un clima più sereno, con un calo degli episodi di bullismo e cyberbullismo subiti od osservati nel corso dell’anno. Un risultato che conferma quanto la presenza educativa costante, giorno dopo giorno, possa fare la differenza. È un modello che Salesiani per il sociale porta avanti stabilmente su tutto il territorio nazionale: attraverso una rete di 112 servizi socioeducativi, tra cui 30 Case famiglia e 46 Centri diurni, raggiunge ogni anno oltre 200mila beneficiari, contrastando la povertà educativa e contribuendo a garantire a ogni minore il diritto di crescere in un ambiente sicuro, accogliente e ricco di opportunità.