Luigi Rizzolo all'Adnkronos dopo l'arrivo a Palermo del ministro Piantedosi: "L’incremento degli organici delle forze dell’ordine, il rafforzamento dei sistemi di videosorveglianza e una maggiore presenza dello Stato sul territorio rappresentano interventi necessari"
"L’incremento degli organici delle forze dell’ordine, il rafforzamento dei sistemi di videosorveglianza e una maggiore presenza dello Stato sul territorio rappresentano interventi necessari per Palermo e per l’intera area metropolitana. Siamo consapevoli che il tema della sicurezza non si affronta con gli slogan ma con uomini, mezzi, tecnologia e coordinamento istituzionale. Ogni rafforzamento degli strumenti di controllo è un segnale importante, ma deve tradursi rapidamente in una presenza percepibile e organizzata sul territorio, capace di incidere davvero sulla quotidianità della città. Non dobbiamo mai abbassare la guardia né farci trovare impreparati sul fronte della sicurezza, ma anche su quello sociale, economico e culturale". A dirlo, in una intervista all'Adnkronos, è il Presidente di Sicindustria Luigi Rizzolo, dopo l'arrivo a Palermo del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi in seguito agli attentati intimidatori nel capoluogo.
"Le intimidazioni che negli ultimi mesi hanno colpito attività economiche, esercizi commerciali e imprese impongono una riflessione più ampia. Quando viene colpita un’azienda non viene colpito soltanto un imprenditore, ma vengono colpiti il lavoro, gli investimenti, la fiducia e la credibilità dell’intero territorio- dice Rizzolo - In questo senso assume un valore particolare la reazione dell'imprenditore Tommaso Dragotto, che di fronte agli attentati contro Sicily by Car ha ribadito pubblicamente la volontà di non piegarsi e di continuare a investire nella nostra terra. Questa è l’unica strada che Sicindustria riconosce ed è un messaggio che va ben oltre la vicenda di una singola azienda, richiamando mondo produttivo e istituzioni a una responsabilità condivisa: non lasciare soli coloro che scelgono di denunciare e resistere".
E aggiunge: "Il tema delle denunce resta però il punto più delicato e non può essere scaricato esclusivamente sulla responsabilità individuale di imprenditori ed esercenti. Le denunce crescono solo quando esiste la percezione concreta di un territorio presidiato, protetto e capace di reagire in tempi rapidi ed efficaci. In assenza di questa condizione, il rischio è che la paura prevalga sulla fiducia. È su questo terreno che si misura la credibilità dell’azione pubblica, ossia nella capacità di garantire sicurezza reale, protezione effettiva e risposta immediata a chi si espone".
A questo, secondo il Presidente di Sicindustria Luigi Rizzolo, "si aggiunge un punto decisivo: chi subisce un attentato non può essere lasciato solo nel momento della ripartenza e nessun imprenditore deve sentirsi solo quando decide di affidarsi allo Stato e alla giustizia". "Lo Stato deve metterlo immediatamente nelle condizioni di riprendere la propria attività, con strumenti straordinari, rapidi e a burocrazia zero, che consentano l’accesso immediato alle risorse necessarie. La risposta non può arrivare dopo anni, quando l’impresa ha già perso mercato e continuità operativa, ma deve essere immediata e visibile", spiega.
"Dobbiamo mandare un messaggio chiaro: chi colpisce un’impresa deve sapere che troverà accanto all’imprenditore l’intera comunità e uno Stato capace di reagire con la stessa rapidità con cui è stato compiuto l’attacco. Serve uno scatto collettivo di responsabilità che coinvolga istituzioni e sistema produttivo. Sicindustria è pronta ad assumersi fino in fondo il proprio ruolo sociale oltre che economico, perché difendere le imprese significa difendere il lavoro, lo sviluppo e il futuro del territorio". E conclude: "Una cosa vorrei fosse chiara: Palermo non può e non deve abituarsi alle intimidazioni. L’assuefazione sarebbe la vittoria più grande per chi vuole seminare paura e sfiducia. Dobbiamo impedire che passi l’idea che chi investe, crea lavoro e denuncia debba sentirsi più esposto di chi minaccia. Su questo non possiamo arretrare di un millimetro". (di Elvira Terranova)