Associazione nazionale vittime civili di guerra , più di 1.000 operatori umanitari uccisi o feriti da armi esplosive dal 2022
Secondo l’Explosive Weapons Monitor, iniziativa di ricerca e raccolta dati di Inew, gli attacchi che colpiscono le operazioni di soccorso umanitario sono aumentati del 52% nel 2025 rispetto all’anno precedente, mentre Insecurity Insight ha registrato più di 1.000 operatori umanitari uccisi o feriti da armi esplosive in aree popolate dal 2022. Sono alcuni dati di Inew, la rete internazionale contro le armi esplosive, rilanciati in occasione della Giornata mondiale dell’aiuto umanitario dall'Associazione nazionale vittime civili di guerra (Anvcg).
"Gli operatori umanitari in prima linea nei conflitti del mondo vengono uccisi in numeri senza precedenti - dichiara Julia Codina Sariols di Inew - E’ rilevabile un inquietante schema di danni causato dall’uso di armi esplosive in conflitti nuovi e in corso, che si estende ben oltre l’area dell’attacco. Il danno tremendo che testimoniamo oggi non deve essere considerato un sottoprodotto normale del conflitto armato. Civili e operatori umanitari pagano il prezzo più alto quando le armi esplosive vengono utilizzate nelle città".
Gli attacchi contro le operazioni umanitarie nel 2025 sono stati 2.541 in 17 paesi e territori, mentre altri 1.272 hanno danneggiato o distrutto strutture sanitarie e ambulanze o hanno ucciso operatori sanitari. Quasi il 90% degli attacchi contro gli operatori umanitari è stato registrato in Palestina, mentre gli incidenti sono triplicati in Myanmar e sono aumentati dell’80% in Sudan. A Gaza, l’ambiente più pericoloso per gli operatori umanitari, questi sono stati uccisi nei convogli, nei magazzini e nei campi di sfollati e durante la distribuzione degli aiuti. Operatori sanitari e di soccorso sono stati uccisi in attacchi 'double tap' che hanno colpito chi assisteva le vittime di un attacco precedente.
Quando armi esplosive con effetti a largo raggio vengono utilizzate nelle aree urbane, i loro effetti distruttivi non possono essere limitati agli obiettivi militari, ma colpiscono case, ospedali e scuole insieme alle cliniche, ai magazzini e alle vie di approvvigionamento da cui dipende l’attività umanitaria. I danni ai sistemi idrici, elettrici, sanitari e abitativi interrompono i servizi essenziali e gli attacchi prolungati costringono le agenzie umanitarie a sospendere o limitare le operazioni, trasferendo il rischio sugli operatori locali e tagliando le comunità fuori dall’assistenza.
Novantadue Stati hanno aderito alla Dichiarazione Politica internazionale sulle armi esplosive del 2022, tra cui l’Italia. La Dichiarazione per la prima volta riconosce formalmente l''impatto devastante' dell’uso di armi esplosive in aree popolate sui civili e invita gli Stati ad affrontarne le conseguenze umanitarie. Riconoscendo il ruolo vitale svolto dagli operatori umanitari nell’assistere le popolazioni civili nei luoghi in cui le armi esplosive sono state o vengono utilizzate, la Dichiarazione impegna gli Stati aderenti a "facilitare un accesso umanitario rapido, sicuro e senza ostacoli a chi ne ha bisogno".
In occasione della Giornata mondiale dell’aiuto umanitario, Inew e Anvcg chiedono a tutti gli Stati e alle parti in conflitto di riconoscere i danni e le sofferenze causate ai civili e di agire per prevenirlo attuando gli impegni presi con la Dichiarazione. Astenersi dall’uso di armi esplosive con effetti ad ampio raggio nelle aree popolate e limitare ogni altro utilizzo, rivedere e rafforzare le politiche e le pratiche nazionali, raccogliere e condividere dati sui danni ai civili, tutelare i diritti delle vittime e dei sopravvissuti.