Sim passate con un bacio e droga 'paracadutata' con i droni: i sistemi più incredibili per eludere i controlli in carcere

Sindacato di polizia penitenziaria denuncia: "Se troviamo le sim dobbiamo restituirle, lo prevede la legge"

Interno di un carcere - Ipa
Interno di un carcere - Ipa
08 giugno 2026 | 19.07
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L'ultima trovata è stata un bacio, usato dalla fidanzata di un detenuto nel carcere di Bari per passargli delle sim durante un colloquio. Ma questo è solo uno dei tanti incredibili metodi utilizzati in carcere per eludere i controlli. Dalle suole delle scarpe col doppio fondo, alle torte che nonostante l'obbligo di consegnarle già tagliate, contengono 'ripieni' sospetti, fino ai droni usati principalmente per recapitare droga nel cortile dei penitenziari durante l'ora d'aria, i sistemi escogitati negli anni sono tanti. Ma la via maestra per gli scambi restano, come nell'ultimo caso di Bari, i colloqui. E' proprio durante gli incontri 'vis à vis', che si tratti di parenti, di un legale (come nel caso denunciato pochi mesi fa a Torino) o di un sacerdote (come avvenuto nel carcere di Velletri), che avviene il numero maggiore di 'consegne'. E "riguardano fondamentalmente cellulari e droga che spesso vengono recapitati insieme, perché - spiega all'Adnkronos Alessandro De Pasquale, presidente del sindacato di polizia penitenziaria Sippe, e segretario nazionale del Sinappe - non si rischia due volte".

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Ma quando i poliziotti penitenziari si accorgono delle consegne, per quanto riguarda le sim, c'è - a quanto denuncia De Pasquale - un vulnus normativo. "Trovare solo delle sim senza un telefono, non costituisce reato perché da sola la sim non è un dispositivo idoneo ad effettuare comunicazioni. Ci è capitato - racconta De Pasquale - di trovare delle sim sigillate ma il tribunale del Riesame in base all'articolo 391 ter del Codice penale ha disposto la restituzione delle sim. "L’attuale interpretazione della norma - spiega De Pasquale - evidenzia una criticità che rischia di limitare l'efficacia dell'attività di prevenzione e repressione svolta dal personale di Polizia Penitenziaria. La realtà operativa, che gli agenti riscontrano quotidianamente, dimostra come la criminalità abbia affinato le proprie strategie: non si ricorre più all'introduzione di dispositivi completi, ma alla frammentazione degli stessi in singole componenti (schede SIM, batterie, parti elettroniche), che vengono assemblate solo in un secondo momento". Il timore espresso dal presidente del Sippe è che il vuoto normativo sull'inquadramento di tali singole componenti possa rendere meno incisiva l'attività di contrasto svolta dai poliziotti.

"Non si tratta di una critica ai singoli pronunciamenti giurisprudenziali - precisa De Pasquale - ma della necessità di evidenziare una lacuna legislativa che va colmata. La norma, nella sua attuale formulazione, potrebbe risultare insufficiente a fronteggiare condotte che si sono evolute rispetto al momento della sua introduzione. È opportuno e urgente - conclude De Pasquale - un intervento normativo chiaro e tempestivo, volto a integrare l'art. 391-ter c.p. per includere esplicitamente, tra le condotte punibili, anche il possesso o l'introduzione di schede SIM o di singole componenti dei dispositivi di comunicazione. Questo permetterebbe di fornire agli operatori del settore una cornice giuridica adeguata, garantendo una tutela più efficace contro condotte illecite che minano la sicurezza interna e la legalità all'interno degli istituti di pena".

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