Sos reflusso, gli errori da non fare con i farmaci

Il medico: "Gli inibitori di pompa protonica, come l’omeprazolo, non si devono assumere al bisogno. Allo stesso modo, chi utilizza gli alginati spesso commette l’errore di bere acqua subito dopo l’assunzione. È fondamentale poi evitare di sdraiarsi nei 90 minuti successivi ai pasti o all'assunzione di farmaci irritanti"

Farmaci - Fotogramma
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29 aprile 2026 | 14.41
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Bruciore alla gola, una risalita acida fastidiosa e la prima reazione è correre ai ripari con la classica pillola del mattino o un antiacido al volo. "Eppure, nonostante la chimica, il problema spesso non passa o addirittura peggiora. Il reflusso gastroesofageo è una condizione comune, ma la sua gestione è spesso compromessa da abitudini scorrette che ne annullano l'efficacia o ne esasperano i sintomi. Comprendere la distinzione tra farmaci che causano il reflusso e quelli utilizzati per curarlo è il primo passo per una terapia che funzioni davvero. Molti medicinali assunti per altre patologie agiscono come sabotatori della valvola che separa lo stomaco dall'esofago. Gli antinfiammatori comuni come l’ibuprofene o l’aspirina possono ledere la barriera protettiva dello stomaco, mentre alcuni farmaci per la pressione rilassano eccessivamente lo sfintere esofageo, la 'valvola' che dovrebbe restare sigillata. Perfino i farmaci per l’osteoporosi possono causare gravi esofagiti se non si presta attenzione alla postura, poiché richiedono di restare in posizione eretta dopo l'assunzione per evitare irritazioni dirette della mucosa". A fare il punto per l'Adnkronos Salute è l'immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione umana e Nutraceutica presso LUM.

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L’errore più frequente? "Riguarda però l'uso improprio dei farmaci specifici per il reflusso - risponde Minelli - Gli inibitori di pompa protonica, come l’omeprazolo, non sono farmaci da assumere al bisogno; per funzionare devono essere presi circa trenta o sessanta minuti prima della colazione, così da agire sulle pompe acide nel momento di massima attivazione. Assumerli a stomaco pieno ne riduce drasticamente l’assorbimento. Allo stesso modo, chi utilizza gli alginati spesso commette l’errore di bere acqua subito dopo l’assunzione: questo gesto disintegra la barriera fisica che il farmaco dovrebbe creare sopra il contenuto gastrico, annullando l'effetto 'tappo' meccanico".

Esiste poi una zona d’ombra dove il reflusso è solo il travestimento di un problema diverso, "come la Sibo, ovvero una sovracrescita batterica nel tenue - avverte l'immunologo - In questo caso, batteri che non dovrebbero trovarsi lì producono gas come l’idrogeno solforato, che crea una pressione verso l’alto capace di forzare meccanicamente la valvola dello stomaco. Usare un inibitore di pompa in questo scenario è un autogol clamoroso: abbassando l’acidità dello stomaco, eliminiamo l’unica barriera naturale che impedisce a quei batteri di moltiplicarsi ulteriormente, finendo per alimentare proprio la causa del gonfiore e della risalita".

Oltre alla precisione farmacologica, la postura gioca un ruolo cruciale nella guarigione. "È fondamentale evitare di sdraiarsi nei 90 minuti successivi ai pasti o all'assunzione di farmaci irritanti, sfruttando la gravità per mantenere il contenuto gastrico nella sua sede naturale. Se il farmaco che dovrebbe spegnere l'incendio sembra invece alimentarlo, o se al bruciore si accompagna un gonfiore addominale persistente, è probabile che il nemico non sia l'acido, ma una dinamica meccanica o batterica che richiede un approccio totalmente diverso", conclude.

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