Le risposte del presidente in conferenza stampa non fanno chiarezza su programmi e scadenze: "Le operazioni finiranno presto"
La guerra finirà presto, anche se è appena iniziata. L'Iran ha bisogno di un nuovo leader, ma Mojtaba Khamenei non è nel mirino anche se non va bene. Il petrolio non è un problema, ma gli Stati Uniti sono pronti a colpire Teheran. C'è tutto e il contrario di tutto nelle risposte che Donald Trump ha fornito a Miami nella prima conferenza stampa dall'inizio della guerra contro l'Iran.
Il presidente degli Stati Uniti, nella sua tenuta di Doral, ha snocciolato i risultati ottenuti nell'operazione Epic Fury iniziata con gli attacchi del 28 febbraio: "Abbiamo demolito la capacità di lanciare missili e droni, abbiamo eliminato la marina, abbiamo distrutti i sistemi di comunicazione". Una vittoria totale, che ha spinto il presidente a dichiarare la guerra "quasi conclusa". Questione di giorni? Sì, no, forse. "Andremo avanti fino a quando non avremo ottenuto una vittoria totale", ha detto. Il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, in realtà ha detto che la campagna è appena iniziata: "Si può dire in entrambi i modi", la replica di Trump, che ha allargato il discorso ad un'auspicata svolta complessiva dell'Iran.
Il sipario calerà questa settimana? "No, ma molto presto". In ogni caso, pare, in anticipo rispetto alle 4-6 settimane inizialmente previste. Le previsioni appaiono vaghe e non tengono conto dei messaggi che arrivano da Teheran: l'Iran non ha nessuna intenzione di alzare bandiera bianca e, almeno apparentemente, non teme la prospettiva di una guerra di logoramento. Il regime, d'altra parte, ha appena inviato un chiaro segnale nominando Mojtaba Khamenei nuova Guida Suprema dopo l'uccisione del padre Ali.
Trump, come ha dichiarato pubblicamente, avrebbe voluto incidere sul processo di selezione della nuova leadership. E ritiene di poter ancora indirizzare il processo. Mojtaba Khamenei, secondo il presidente americano, è una figura transitoria che non può guidare l'Iran del futuro. "Abbiamo eliminato i leader terroristi, se non sono morti stanno contando i minuti che mancano alla loro eliminazione", ha detto. Quindi Mojtaba Khamenei è un obiettivo da eliminare? "Non voglio dirlo, sarebbe inappropriato", ha glissato.
"L'Iran deveo avere un leader che sia in grado di agire per la pace. Sono rimasto deluso dalla scelta, credo che porterà gli stessi problemi", ha detto. In sostanza, il giudizio è negativo ma la soluzione al rebus è in 'stand by': "Mi piace l'idea di una leadership 'interna', come in Venezuela. In Iraq sono stati licenziati tutti, non era rimasto nessuno ed è venuto fuori l'Isis. Non vogliamo che accada questo in Iran", ha aggiunto con parole che lasciano aperto uno spiraglio. In Venezuela, dopo la rimozione di Nicolas Maduro, il potere è stato affidato a Delcy Rodirguez, ex vicepresidente. Anche in Iran, secondo Trump, si può arrivare alla quadratura del cerchio 'premiando' una figura dell'establishment per garantire un cambiamento nella continuità.
Ogni esternazione di Trump sembra tener conto delle esigenze dei mercati. L'obiettivo del presidente è diffondere tranquillità e placare la burrasca che ha fatto impennare il prezzo del petrolio. L'aumento del costo della benzina negli Stati Uniti è un problema che va ridimensionato e disinnescato. I pasdaran sfidano la Casa Bianca, promettono di aprire lo Stretto di Hormuz ai paesi che romperanno i rapporti con Usa e Israele: nessuno lo farà, ma l'offerta chiarisce la linea oltranzista di Teheran. Trump si è spinto a sollecitare gli equipaggi delle petroliere a tirare dritto senza modificare la rotta: "Mostrino coraggio".
Un po' troppo e, in effetti, nella conferenza è arrivata una 'ordinaria minaccia' all'Iran: "Non permetterò a un regime terroristico di tenere in ostaggio il mondo e tentare di interrompere l'approvvigionamento globale di petrolio. E se l'Iran farà qualcosa in tal senso, subirà un contraccolpo molto, molto più duro".
Trump è apparso in difficoltà quando è stato sollecitato sulla strage in una scuola femminile iraniana, colpita da un missile nelle prime fasi della guerra. Due giorni fa, Trump ha attribuito la responsabilità dell'azione all'Iran. Le analisi degli esperti e le valutazioni legate ad un video lasciano supporre che l'edificio sia stato colpito da un missile Tomahawk, un'arma di produzione americana.
"Il Tomahawk, una delle armi più potenti in circolazione, viene venduto e usato anche da altri paesi. Anche l'Iran ne ha alcuni", ha detto il presidente. "La questione è oggetto di un'indagine, mi è stato detto. I Tomahawk vengono usati da altri, molti paesi li hanno, li comprano da noi", ha aggiunto, prima di rifugiarsi in corner: "Non ne so abbastanza".