Mediazione e nessuna forzatura. Nei rapporti tra il vertice della banca e Crédit Agricole emerge il nodo della governance: ieri l'istituto francese ha ricevuto dalla Bce il via libera a superare la soglia del 20% nella banca di Piazza Meda, ma ha ribadito al tempo stesso di non voler acquisire né esercitare il controllo sull’istituto e di volersi mantenere “sotto la soglia d’Opa". Secondo quanto risulta ad AdnKronos da fonti ben informate, si vuole evitare qualsiasi frizione, anche politica, e in vista dell’assemblea di aprile del Banco per il rinnovo del board l'opzione preferenziale sarebbe quella di una mediazione che consenta al socio francese di rafforzare la propria presenza nel consiglio senza arrivare a uno scontro assembleare. Gli occhi sono ora tutti puntati sul prossimo Cda del Banco, previsto per il 20 gennaio, da cui poter intuire già qualcosa sui prossimi passi.
GLI SCENARI ALLO STUDIO
Sono tre gli scenari allo studio, ma il più probabile - stando a quello che risulta alle fonti - resta quello che prevede il sostegno di Crédit Agricole alla lista del Cda uscente, in cambio di una rappresentanza coerente con il peso azionario: quattro consiglieri più la presidenza. Una soluzione, spiegano le fonti, che garantirebbe continuità al management e preserverebbe l’equilibrio attuale, "anche alla luce dei rapporti storicamente solidi tra l’ad Castagna e la banca francese, che non avrebbe interesse, almeno in questa fase, a interventi 'a gamba tesa'.
Del resto - dice all'AdnKronos Marcello Messori, ex presidente delle Ferrovie dello Stato ed economista dell’Istituto Universitario Europeo di Firenze - il fatto di porsi come socio forte senza pretese di egemonia né forzature "è un po' lo stile con cui Crédit Agricole si è mostrato sul mercato italiano, un mercato che vale la pena ricordare è molto importante per quella banca". Basti pensare alla storia di Credit Agricole e Intesa Sp che risale al 2006.
Proprio alla luce di questo elemento, la seconda ipotesi, che contempla invece la presentazione di una lista di minoranza, rappresenta - sempre stando alle fonti - "uno scenario più assertivo, che segnerebbe una discontinuità nei rapporti con il board uscente". Interessante è la terza opzione, ma tecnicamente più complessa, vale a dire una modifica dello statuto per portare a sei i posti in consiglio riservati alle minoranze, permettendo così a Crédit Agricole di aumentare il numero delle poltrone in consiglio. Il problema, spiega all'AdnKronos Gioacchino Amato, avvocato esperto di diritto bancario e finanziario, ex Consob e già presidente di banca Sant'Angelo, è che "le modifiche statutarie devono essere approvate dall'assemblea straordinaria della società".
LE PROSSIME MOSSE
Secondo quanto apprende AdnKronos, le operazioni di M&A da parte del Banco resterebbero congelate almeno fino a dopo l'assemblea di aprile. Solo una volta insediato il nuovo consiglio - questo è il ragionamento - il quadro potrebbe tornare dinamico con una sguardo alle tante ipotesi in campo, a partire dal terzo polo bancario allargato" (Mps - Mediobanca - Banco Bpm) che potrebbe dare vita a gruppo da 50 miliardi di capitalizzazione. Del resto, se da più parti hanno fatto notare che si tratta di un progetto interessante, dall'altro non è un progetto che può nascere dall'oggi al domani. Prima, in sostanza, deve essere risolto il risiko delle partecipazioni.
LA REAZIONE DEI MERCATI
Il mercato sembra apprezzare la notizia. "Il titolo Bpm - spiega all'AdnKronos l'executive partner di Copernico Sim Pietro Calì - ha reagito positivamente perché l'ingresso (o rafforzamento) di un socio industriale forte" come Credit Agricole "dà stabilità all'azionariato e riduce le tante incertezza sul futuro".
Non mancano le incognite, soprattutto dal punto di vista strategico: "Crédit Agricole - spiega Calì - non ha chiarito se vuole restare azionista di lungo periodo o se, prima o poi, punterà a un'integrazione concreta".
Ancora, spiega l'analista, pesano una serie di elementi: il via libera, condizionato, e l'attesa per il rinnovo del Cda. "La reazione è positiva - conclude - perché il socio forte è visto come un fattore di valore e protezione, ma il mercato non prezza ancora uno scenario di Opa o fusione" (di Andrea Persili)