Secondo Roberto Rossignoli (Moneyfarm) la via è chiara: Tech, trainato dall'intelligenza artificiale, Energy, Healthcare e Financials. Wall Street rimane preferibile all'Europa, favorita da fondamentali più solidi, migliore composizione settoriale e un quadro geopolitico vantaggioso.
Tecnologia, energia, con focus su Oil & Gas, salute e finanziari. Sono questi i settori su cui puntare per navigare l'attuale fase dei mercati finanziari, caratterizzata da un continuo 'tiro alla fune' tra la pressione dei tassi d'interesse e la solidità dei fondamentali aziendali. A delineare la strategia è Roberto Rossignoli, Senior Portfolio Manager di Moneyfarm, che, intervistato dall'Adnkronos, evidenzia come, nonostante le restrizioni monetarie e la volatilità, la crescita degli utili continui a sostenere la redditività dell'azionario globale. Il motore dell'Intelligenza Artificiale nel Tech e il ruolo dell'Energy rappresentano i pilastri strategici di portafoglio, lasciando ancora una volta in secondo piano un listino europeo a cui mancano catalizzatori di breve termine rispetto a quello statunitense.
Quali sono i macro-trend che stanno guidando le scelte degli investitori in questo periodo?
"Sul mercato notiamo un vero e proprio tiro alla fune tra forze contrastanti, ma la redditività dell'asset class azionaria rimane positiva grazie a fondamentali molto solidi. I fondamentali dell'azionario, che rappresentano il principale motore di rischio e rendimento per i portafogli di tutto il mondo, continuano a mostrare forza. Siamo appena entrati in una nuova earnings season: negli Stati Uniti sono usciti i dati delle grandi banche, in Europa abbiamo assistito all'earnings call di Asml e tre settimane fa sono arrivati i risultati di Micron. Su tutti i fronti, la crescita degli utili si sta confermando molto solida. Questo rappresenta un punto di partenza imprescindibile per analizzare i mercati. Per quale motivo parliamo di forze contrastanti? Perché se da un lato gli utili spingono i listini al rialzo, dall'altro i tassi d'interesse penalizzano il fattore di sconto, appesantendo di conseguenza le valutazioni. Abbiamo visto chiaramente questo fenomeno durante le performance di settembre, quando la partecipazione al rialzo si è ridotta: le condizioni finanziarie più restrittive hanno finito per compromettere il passo di diversi settori".
In cosa investire?
"Principalmente su Tech, Energy, soprattutto Oil & Gas, Healthcare e Financials. Continuiamo a credere molto sul Tech perché i fondamentali sono estremamente forti. Non stiamo ignorando la pressione sui tassi/fattori di sconto, ma nel settore la forza del 'numeratore' è talmente alta che compensa. Le prospettive sugli utili restano solide anche per il prossimo anno, anno e mezzo, sostenute da una domanda sull'intelligenza artificiale che rimarrà elevata. Ormai il settore, vista la sua capitalizzazione, si muove quasi interamente attorno al trend dell’Ia. Il settore Energy offre un'ottima decorrelazione a livello di portafoglio e le prospettive restano buone. La crisi energetica globale non si sta affatto risolvendo; il mercato si è ormai abituato a costi dell'energia più alti e la questione dello Stretto di Hormuz sembra quasi passata in secondo piano. In questo contesto, anche il segmento della raffinazione manterrà margini molto elevati. Nell'Healthcare vediamo valutazioni interessanti: la stabilità dei profitti offre un'impronta più conservativa al portafoglio, fornendo al contempo un'ottima diversificazione rispetto ai temi Ia ed energia. Infine, sui Financials l'atteggiamento più rigido delle Banche Centrali ha spinto al rialzo la curva dei tassi, soprattutto sul breve termine, e questo gioca a loro favore. Tuttavia, sui finanziari occorre un po' più di cautela, specialmente in Europa, dove le tensioni sul debito sovrano tendono a scaricarsi in modo diretto proprio sulle banche".
E bancario e assicurativo?
"Per il momento più nelle contingenze macro di breve termine non siamo overweight, quindi lo lasciamo lì fin quando non si capisce la direzione che intraprenderà. Sono settori ciclici quindi considerando il quadro positivo di fondo può avere senso esporsi a Financials rispetto agli Utilities. Al momento Energia e Tech la fanno da padrone".
Molti investitori si chiedono se puntare ancora sui mercati statunitensi o se l'Europa offra opportunità di valore più interessanti...
"È dal 2015 che si parla dell'Europa come di una scommessa di valore pronta a premiare, ma onestamente non credo sia ancora arrivato il momento. È vero che l'Europa, e gli Stati Uniti rispetto al resto del mondo, scambia con un forte sconto di valutazione, ma la composizione settoriale continua a premiare il mercato americano. Negli Usa la crescita dei fondamentali è più solida e il quadro geopolitico risulta decisamente più favorevole. Mettendo insieme tutti questi tasselli, il premio a cui scambiano gli Stati Uniti rispetto all'Eurozona è del tutto giustificato. Al momento non vedo catalizzatori capaci di invertire questa tendenza nel breve termine. Sull'Europa, insomma, c'è ancora da lavorare".