Criptovalute, Bitcoin tra liquidità e Ia: perché ha perso il 24% in un mese

L'asset è calato da circa 67.000 a 53.000 euro. Secondo James Butterfill di CoinShares, la criptovaluta non ha perso appeal ma compete oggi con altri asset rischiosi, influenzata da condizioni di liquidità, tassi reali e avversione al rischio degli investitori. L’avanzamento del settore AI e la possibile IPO di SpaceX potrebbero drenare capitale dai mercati più volatili nel breve termine.

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10 giugno 2026 | 16.57
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È un periodo nero per Bitcoin. Nell'ultimo mese, la criptovaluta ha perso quasi il 24% del suo valore, passando da una quotazione vicina ai 67mila euro ai circa 53mila di oggi. Resta un assett fortemente sensibile alle condizioni di liquidità, ai tassi reali e alla propensione al rischio degli investitori, ma "non direi che Bitcoin stia perdendo il proprio appeal. Si trova oggi a competere per l’allocazione del capitale in un mercato sempre più affollato" dice all'Adnkronos James Butterfill, head of research di CoinShares. Il recente periodo di debolezza sembra essere legato a prese di profitto dopo un rialzo particolarmente marcato, l'indebolimento dei flussi verso gli Etf (fondi scambiati in borsa), e da un contesto più prudente a livello macroeconomico che porta gli investitori a essere meno inclini al possesso di asset molto volatili.

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A spostare l'attenzione anche l'inarrestabile avanzamento del settore Ia e la prossima quotazione in borsa di SpaceX che, se andasse secondo le aspettative del mercato, potrebbe assorbire una quota significative del capitale destinato agli investimenti più rischiosi, impattando il breve termine. "Non significa però che la tesi d’investimento su Bitcoin sia venuta meno. Piuttosto indica che Bitcoin viene attualmente trattato come parte del più ampio universo degli asset rischiosi e non come una classe di attivo isolata" fa notare Butterfill.

Ma resta un bene rifugio? "Credo che la risposta sia che il Bitcoin non abbia ancora superato tale prova in modo costante" afferma l'esperto. "Potrebbe fungere da copertura contro il deprezzamento monetario nel lungo periodo - elabora -, ma durante le fasi di forte tensione sui mercati spesso si comporta ancora come un'attività ad alto rischio. Quando la liquidità si riduce, gli investitori tendono a vendere ciò che possono vendere, e Bitcoin è un asset liquido, globale e volatile". E questo lo rende vulnerabile durante gli episodi di tensione finanziaria. Butterfill precisa, facendo due distinzioni, la prima di lungo periodo che vede la criptovaluta come riserva di valore, e quella di breve periodo che la considera un bene rifugio: "La prima resta valida, mentre la seconda deve ancora trovare una conferma definitiva".

Bitcoin potrebbe tornare sui livelli registrati alcuni mesi ma sarebbe necessario un insieme di fattori favorevoli: "Un miglioramento delle condizioni di liquidità, il ritorno di flussi positivi verso gli Etf, una riduzione dell’incertezza macroeconomica e segnali di un nuovo accumulo da parte degli investitori istituzionali e dei detentori di lungo periodo. Anche prospettive di tassi d’interesse più accomodanti potrebbero contribuire al recupero". Le fasi di rimbalzo "tendono a essere rapide quando il posizionamento degli investitori è stato completamente ripulito dall’eccesso di leva finanziaria e i flussi tornano positivi, ma il mercato ha bisogno di un catalizzatore". La domanda cruciale che Butterfill si pone è se questa correzione sia stata sufficiente a riequilibrare leva e sentiment, consentendo il ritorno degli acquirenti, oppure se il contesto macroeconomico e le opportunità concorrenti all’interno degli asset rischiosi continueranno a drenare i capitali di Bitcoin.

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