Non è una sorpresa per il mercato l'attacco militare all'Iran. Carlo Benetti, Market Specialist di Gam, analizza per l'Adnkronos la situazione e spiega che ora la principale variabile in gioco è la durata del conflitto, con il prezzo del petrolio a fare da barometro.
L’attacco militare statunitense all'Iran non è una sorpresa per il mercato, il dispiegamento di forze organizzato dagli Stati Uniti nel Golfo e le posizioni iraniane emerse dai recenti negoziati, avevano già determinato l’opzione di intervento militare come lo scenario base. La principale variabile in gioco è la durata del conflitto, con il prezzo del petrolio a fare da barometro della situazione. Il Brent è passato, in poco più di una settimana, da 61 dollari a poco meno di 80.
"La guerra dei dodici giorni fu un conflitto intenso, ma breve, con i mercati che hanno reagito coerentemente: una forte reazione negativa, con prezzi dell'oro e del petrolio in salita, ma un recupero molto rapido all'annuncio del cessate il fuoco" ha detto all'Adnkronos Carlo Benetti, Market Specialist di Gam. Oggi i mercati navigano nell'incertezza vista un'escalation di portata e durata potenzialmente più ampie. Il prezzo rimane condizionato dai timori di possibili interruzioni delle forniture: "Le acque territoriali dello stretto di Hormuz sono nevralgiche per le rotte energetiche globali. Passa da qui il 20% del petrolio e il 20% del gas liquefatto e appartengono a Iran e Oman. E non dimentichiamo che la Cina è un grande compratore di petrolio iraniano. Non ne dipende, ma è un grande cliente". Una chiusura totale appare però difficile. Alle petroliere dirette in Cina dovrebbero essere garantito un passaggio sicuro, l’eventuale contrazione del flusso di greggio dovrebbe risultare breve. In questa direzione va anche l’annuncio OPEC+ di un aumento produttivo di 206.000 barili al giorno, che contribuirà, almeno sul piano delle aspettative, a stabilizzare il mercato.
La sessione di domenica per i mercati del Medio Oriente ha sottolineato alcuni temi, primo fra tutti la resilienza del settore energetico, con Aramco che ha chiuso la seduta in rialzo del 2%, ma anche della difesa. La compressione delle valutazioni nel settore bancario della regione ha sottolineato una corsa del mercato a vendere le posizioni più liquide e un aumento generalizzato nel costo del capitale azionario. Consumi discrezionali, turismo e trasporti hanno sofferto del declino nel sentiment di mercato, mentre Qatar e Abu Dhabi sono i mercati più sensibili all’instabilità nel flusso commerciale di Hormuz.
Sotto i riflettori anche l'andamento dell'oro, che rispecchia un prezzo spot di 5.389 dollari l'oncia. Il prezzo "si è mosso in modo robusto e consistente perché il conflitto è percepito come più incerto. C'è la corsa al bene rifugio - aggiunge Benetti -. Il fatto che l'oro sia sugli scudi da tempo, è un segnale della pericolosità dei tempi che viviamo. Siamo ampiamente sopra i 5 mila, segno di un degradarsi dello scenario economico". Il prezioso metallo ora fa premio su equity e obbligazioni "mostrando l'alterazione delle condizioni ordinarie in cui ci troviamo oggi. È evidente che ci troviamo in una condizione di disequilibrio del mercato". Anche i futures scontano lo scenario di escalation e rischio geopolitico che sta condizionando anche le borse europee. "Queste tensioni sul prezzo del petrolio, l'aumento dell'oro e la situazione dei futures segnalano la preoccupazione degli investitori" conclude l'esperto.