I mercati continuano a osservare la crisi in Medio Oriente, mentre la Banca Centrale australiano potrebbe aumentare i tassi di interesse.
L'attenzione dei mercati internazionali continua a essere rivolta al conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti, ma sarà una settimana cruciale anche per le banche centrali. "Dall'inizio del conflitto il prezzo spot del petrolio è salito di 30 dollari, ma si sono mossi anche i contratti future più a lungo termine, ad esempio il contratto a 12 mesi è salito di 10 dollari" afferma all'Adnkronos Marco Piersimoni, Co-head Multi Asset Euro di Pictet Asset Management. Per quanto riguarda gli istituti finanziari, sarà fondamentale "capire il loro atteggiamento e come vorranno interpretare questo shock stagflazionistico che potenzialmente riduce le aspettative di crescita e fa aumentare invece quelle di inflazione".
Si parte martedì con la Banca Centrale australiana, toccherà poi alla Fed e alla Banca Centrale canadese. Giovedì sarà il turno delle banche centrali europee, tra cui la Bce, e si chiude venerdì con la Banca Centrale giapponese. "Agli occhi dei mercati l’unica possibilità di azione, un rialzo, è per la Banca Centrale australiana, ma parole, comunicazioni e previsioni saranno ugualmente importanti", aggiunge.
Le preoccupazioni internazionali riguardano "il prezzo dell'energia, il prezzo del petrolio, il prezzo del gas e anche la quantità di questi beni energetici fondamentali per le economie sviluppate ed emergenti che provengono dal Golfo Persico, dovendo passare da uno stretto di Hormuz" conclude poi Piersimoni.