Iran. Sisto (Confitarma): "Hormuz resta passaggio obbligato, ma priorità sicurezza equipaggi"

Rotte alternative non ce ne sono. Il punto del direttore generale di Confitarma, Luca Sisto

 - Ipa/Fotogramma
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02 marzo 2026 | 17.51
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Il prezzo del petrolio si avvia verso gli 80 dollari al barile mentre non diminuiscono le tensioni in Iran. Gli scorsi giorni la marina iraniana ha diramato comunicazioni alle navi presenti in zona che indicavano una chiusura dello Stretto di Hormuz, oltre ad aver attuato operazioni di "jamming" (bloccaggio dei segnali) sui sistemi gps, facendo diventare insicura la navigazione in zona. Una rotta alternativa al gas e al petrolio proveniente dal Golfo Persico “non c'è. Hormuz è un passaggio obbligato". "Se quello che solitamente transita non può più farlo, si crea un serio problema in termini di costo e trasporto del prodotto energetico. Le prospettive nel breve periodo non sono delle migliori, si parla anche di un prezzo di 100 dollari al barile" dice all'Adnkronos il direttore generale di Confitarma, la Confederazione Italiana Armatori, Luca Sisto.

Secondo il direttore generale c'è il rischio concreto di un'interruzione degli approvvigionamenti di greggio e gnl provenienti da quell’area. L’industria armatoriale - evidenzia - è molto flessibile per natura e si adatta per quanto possibile ai cambiamenti geopolitici. Ma da quell'area proviene il 40% del petrolio, oltre a gnl, gas e GPL. È un'area fondamentale nello scacchiere energetico mondiale e coinvolge in primis l’industria di terra".

A differenza di altri tratti di mare, a Hormuz "non si può fare diversamente", di conseguenza "ci sarà un riposizionamento nella catena logistica energetica, ma dobbiamo aspettare come si evolverà lo scenario". Al momento è stato registrato un calo del 70% del traffico transitante: "Anche se non è militarmente chiuso, la direzione sembra essere quella". Ma la priorità della Confederazione resta la sicurezza degli equipaggi di tutte le navi.

"Noi lavoriamo silenziosamente tutti i giorni per garantire l'80% del commercio mondiale. Dipendiamo dal mare anche se spesso lo dimentichiamo" conclude Sisto.

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