Unicredit corre in Borsa: in 10 giorni +8,1% dall’avvio dell’Ops su Commerzbank

Unicredit corre in Borsa: in 10 giorni +8,1% dall’avvio dell’Ops su Commerzbank
15 maggio 2026 | 19.20
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Dal 5 maggio, giorno di avvio dell’Ops su Commerzbank e della presentazione dei conti trimestrali, il titolo di UniCredit ha cambiato passo. Dai circa 65,86 euro di allora ai 71,26 euro di oggi. In dieci giorni, una crescita di circa l’8,1%. A leggere il rally è Pietro Calì, Executive Partner di Copernico Sim. “La crescita è dovuta soprattutto ai risultati della trimestrale”, spiega ad AdnKronos. Numeri che hanno rafforzato la fiducia del mercato nel gruppo guidato da Andrea Orcel.

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“Il mercato crede molto nelle potenzialità di Unicredit: sia che arrivi l’operazione di acquisizione con Commerzbank, sia che rimanga stand alone, comunque la banca è ben posizionata per entrambe le opzioni”, osserva Calì. Tradotto: Piazza Affari sta premiando la banca indipendentemente dall’esito finale della partita tedesca. Il mercato starebbe già incorporando entrambe le possibilità. Da un lato il successo dell’operazione su Commerzbank, dall’altro la capacità di Unicredit di continuare a crescere anche senza aggregazioni. “Unicredit ha comunque le spalle abbastanza larghe per continuare a performare bene”, sottolinea Calì. Con una variabile decisiva sullo sfondo: i tassi d’interesse.

Il nodo si intreccia direttamente con l’Ops. Secondo fonti di mercato consultate da AdnKronos, il titolo di Unicredit “tratta a sconto rispetto a quello di Commerz” e presenta quindi margini di rivalutazione potenzialmente più elevati. La banca tedesca, invece, ha già corso molto proprio in vista dell’operazione. Per questo — spiegano le stesse fonti — "un azionista potrebbe essere incentivato ad aderire all’offerta guardando sia alle prospettive di rivalutazione sia alla remunerazione del titolo italiano".

La partita tedesca resta apertissima, occhi puntati sul fronte dell’azionariato. Il governo tedesco conserva circa il 12% di Commerzbank. Unicredit è salita attorno al 30%. Una quota vicina al 20% sarebbe in mano al retail, almeno in parte influenzato dal clima politico tedesco. Il resto del capitale fa capo soprattutto a fondi e investitori istituzionali internazionali. Saranno loro, secondo quanto apprende AdnKronos, a risultare decisivi per l’esito finale dell’operazione.

A Berlino il dossier continua a essere osservato con prudenza. Ma le carte del governo tedesco sarebbero limitate: “cavalieri bianchi” non se ne vedono e ogni eventuale mossa protezionistica rischierebbe di aprire tensioni sul piano europeo. Di più: più d'un osservatore guarda con fiducia alle aperture di Bettina Orlopp e agli articoli meno severi di un tempo della Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz). Sul punto interviene Angelo De Mattia, ex Bankitalia e analista economico. L’atteggiamento del governo tedesco, dice all'AdnKronos, è “spiegabile” alla luce di una logica di tutela dell’economia nazionale, “ma non accettabile”. Il motivo è nel quadro europeo: “Secondo il diritto Ue l’intervento pubblico in economia è consentito ma solo in condizione di parità completa con il privato”.

Ma per De Mattia il caso Unicredit-Commerz mette in luce una contraddizione ancora irrisolta, proprio nell’Ue. “Da un lato, la Bce sostiene la necessità di favorire le aggregazioni transfrontaliere; dall’altro, quando iniziative di questo tipo vengono effettivamente promosse emergono numerosi ostacoli”, osserva. Ostacoli che, aggiunge, potrebbero essere superati “con una cornice regolatoria più chiara” e con “rapporti più equilibrati tra istituzioni e operatori bancari”.

Poi il consiglio diretto a Orcel. “È preparatissimo sotto il profilo tecnico, ha un’esperienza che pochi hanno nel mondo bancario europeo e internazionale”, afferma De Mattia. Ma "a tutto questo deve aggiungere un’iniziativa diplomatica: con Berlino, con il mondo delle imprese tedesche, con i lavoratori di Commerz” (di Andrea Persili)

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