La decisione della Casa Bianca di vietare l'accesso per tutti gli utenti non statunitensi ai modelli più avanzati di Anthropic dimostra che occorre sottrarsi all'"oligopolio" tecnologico mantenuto da Paesi extraeuropei. Lo dichiara Mario Furore, eurodeputato del Movimento 5 Stelle (The Left), nel corso della diretta Adnkronos "Lavori in Corso" a margine dei lavori della plenaria dell'Eurocamera.
La mossa dell'amministrazione Trump, per la quale si adducono ragioni di sicurezza, si è tradotta in una sospensione tout-court dell'accesso ai modelli da parte di Anthropic, motivata dall'impossibilità di distinguere la nazionalità degli utenti, come ricorda l'europarlamentare. "Oggi avviene per un caso di sicurezza, domani potrebbe avvenire un altro tipo di blackout". Con il rischio di vedersi bloccare aziende e pubblica amministrazione, aggiunge.
L'Ue rimane dunque "condizionata" dalla forza statunitense, fatto che solleva "un tema di sovranità digitale in generale", prosegue Furore. La lezione è che "prima ci rendiamo indipendenti" rispetto a Usa e altri Paesi extraeuropei, "prima saremo in grado di prevenire fenomeni come questo".
L'eurodeputato M5s sottolinea che l'Ue si trova nella "paradossale ipotesi" di rischiare di subire esternalità negative anche se causate da aziende con sede all'estero, come nel caso delle piccole e medie imprese che utilizzando servizi cloud forniti da giganti statunitensi. "La Commissione europea, devo dire, sta facendo degli sforzi in tal senso", aggiunge, riferendosi alla nuova strategia dell'esecutivo europeo sulla sovranità tecnologica. Tuttavia, aggiunge, i piani dell'esecutivo Ue rischiano di essere dotati di fondi insufficienti: "Dobbiamo sforzarci per mettere più risorse e lo dobbiamo fare proprio nell'interesse delle aziende europee".
Sugli sforzi europei si staglia il fallimento del progetto Gaia-X, che mirava a creare un cloud sovrano europeo. Un problema di mancanza di risorse e mancata attuazione dei programmi, avverte Furore, secondo cui "la strategia Ue a lungo termine di portare fino al 2036 un determinato e ingente investimento sul settore è auspicabile".
Sul versante dei servizi cloud forniti da aziende estere, il "primo problema" è quello della trasparenza dei dati, rileva l'eurodeputato: "noi non sappiamo dove vanno i dati delle nostre aziende". Anche la pubblica amministrazione "affida i propri dati a un oligopolio di Paesi extraeuropei", avverte, sottolineando che l'Ue è "molto avanti" per quanto riguarda la protezione dei cittadini e dei contratti, ma deve affidarsi ad altri per infrastrutture così strategiche, con il rischio di subire le crisi di turno.
"Sarebbe nefasto pensare che un ospedale o un comune si possano bloccare dall'oggi al domani perché succede una crisi in un Paese extraeuropeo e noi non siamo stati in grado non solo di prevenirlo, ma anche di essere autonomi sotto questo profilo", argomenta Furore. "L'indipendenza ci libera anche da questo punto di vista", sottolinea, indicando il passaggio alle soluzioni open source come "auspicabile quanto prima".
Altri Paesi, come Francia e Germania, "stanno facendo scuola e ricerca sul tema" e possono essere esempi positivi. E il passaggio a infrastrutture open source "può essere agevolato" anche in un Paese come l'Italia, affetto da un profondo divario digitale rispetto al resto dell'Ue, "se studiato bene nel tempo. Oggi la pubblica amministrazione italiana soffre di tanti problemi", tra cui la necessità di "un processo di svecchiamento e con risorse nuove" in grado di sfruttare dispositivi e intelligenza artificiale, strumenti che possono "obiettivamente aiutare tantissimo nello snellire le procedure e sburocratizzare i processi". (di Otto Lanzavecchia)