Secondo lo storico della Luiss, il presidente Usa "si aspettava dalla premier allineamento maggiore, vuole obbedienza cieca"
"Trump reagisce male allo stress e tende a scaricare sugli altri gli insuccessi". E' la lettura all'Adnkronos di Gregory Alegi, storico e docente di Storia e Politica degli Stati Uniti alla Luiss Guido Carli, delle parole del presidente americano Donald Trump nei confronti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Secondo Alegi, l'episodio va letto soprattutto alla luce della personalità del leader statunitense e del momento di difficoltà che sta attraversando sul piano politico e internazionale.
"Trump ha un profilo psicologico abbastanza semplice: tende a esagerare i suoi successi, veri o presunti, e a scaricare sugli altri gli insuccessi. Quando c'è qualcosa che non va, quando c'è una critica, reagisce male", osserva lo storico. A suo giudizio, il presidente americano si trova oggi ad affrontare una serie di problemi, a partire del "sostanziale insuccesso" della guerra con l'Iran, ma anche le critiche alla Lincoln Memorial's Reflecting Pool, il lago di Washington che ha già perso il "blu bandiera americana" promesso dal presidente. "In queste situazioni Trump reagisce male allo stress e se la prende con chi c'è. Giorgia Meloni è finita dentro questo tipo di psicologia, un po' adolescenziale e un po' machista: i successi sono miei e le colpe sono degli altri".
Alegi richiama anche le parole usate da Trump sul presunto desiderio della premier italiana di essere fotografata con lui. "L'argomentazione che ha usato, 'interessava a lei, le ho concesso di fare la foto', è un modo per riaffermare la propria importanza. È come dire: anche se sono in difficoltà, c'è comunque la fila per farsi fotografare con me". Un atteggiamento che, secondo il docente della Luiss, si inserisce in una costante del comportamento politico del presidente americano: "La categoria interpretativa principale che Trump usa nei confronti delle persone è quella che lui chiama lealtà, ma che noi chiameremmo obbedienza cieca e totale".
Secondo Alegi, il leader repubblicano potrebbe esser rimasto scottato dal mancato allineamento totale degli alleati europei alle sue posizioni, in particolare di quelli che considerava suoi interlocutori ideali. "Da Meloni, che è sempre stata considerata una delle interlocutrici europee più vicine a Trump, si aspettava probabilmente un allineamento maggiore. Quando ha misurato la solitudine che deriva dall'unilateralismo, ha reagito attribuendo agli alleati la responsabilità di non averlo seguito". Tuttavia, avverte, sarebbe sbagliato leggere l'episodio come una vera rottura politica. "Se ci fosse stata una rottura vera, probabilmente non avrebbe neppure fatto la foto. Io vedo soprattutto un Trump estremamente instabile in questa fase".
Per lo storico, le dichiarazioni contro Meloni riflettono dunque "più il carattere di Trump che non la vera sostanza politica". Anche perché, osserva, la presidente del Consiglio "non ha fatto dichiarazioni antitrumpiane né ha attaccato pubblicamente l'accordo" raggiunto con l'Iran. "Se vuole litigare con l'Italia, ci dica con chi la sostituisce", afferma Alegi, sottolineando come la guerra in Iran abbia dimostrato quanto Washington continui ad avere bisogno del sostegno degli alleati.
Lo studioso invita infine a collocare l'episodio in una prospettiva storica più ampia. "Dietro le dichiarazioni e i titoli restano rapporti politici solidi e una vicinanza costruita in decenni di relazioni tra Italia e Stati Uniti", osserva, ricordando che anche in passato momenti di forte tensione - come la crisi di Sigonella - non hanno compromesso il legame tra i due Paesi. "Da storico sono portato a inserire questi episodi in una dimensione di lungo periodo. Ogni crisi ha la sua spiegazione, e questa nasce in larga parte dalla psicologia del presidente. Ma la sostanza dei rapporti tra Italia e Stati Uniti credo rimanga intatta". (di Valerio Sarsini Novak)