Allargamento Ue Ucraina: ministri divisi su tempi e riforme

I ministri Esteri dell'Ue approvano l'apertura dei negoziati di adesione per Ucraina e Moldavia, ma emergono divisioni notevoli su tempi e modalità allargamento.

La commissaria Ue all'Allargamento Marta Kos
 - Fotogramma/Ipa
La commissaria Ue all'Allargamento Marta Kos - Fotogramma/Ipa
15 giugno 2026 | 15.53
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I ministri degli Esteri dell'Unione Europea accolgono con favore l'apertura del primo ciclo di negoziati per l'adesione di Ucraina e Moldavia, ma emergono con chiarezza opinioni divergenti sui tempi, le condizioni e la struttura stessa del processo di allargamento dell'Ue.

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Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha dichiarato a Lussemburgo che "è chiaro" che l'apertura dei negoziati con Kiev e Chișinău "ha richiesto troppo tempo", a causa del blocco imposto dall'Ungheria. Ha espresso il suo sostegno a entrambi i Paesi e si è impegnato ad assisterli nel "compito impegnativo e difficile" di preparazione all'adesione all'Ue.

Da parte sua, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, il cui Paese si è battuto per un'accelerazione del processo di adesione per i Paesi candidati, ha sottolineato che il processo deve continuare a essere guidato dal principio del merito e ha espresso il suo sostegno all'apertura dei negoziati, pur ribadendo la necessità che l'Ucraina intraprenda "riforme significative".

La sua omologa austriaca, Beate Meinl-Reisinger, si è invece espressa a favore di un'accelerazione del processo di adesione. "Se lo analizziamo - ha detto .- è un processo lunghissimo, molto burocratico e con innumerevoli punti che richiedono l'unanimità. Non mi sembra sensato, e nemmeno per gli altri Stati", ha sottolineato, aggiungendo che l'Unione cadrebbe in una vera e propria paralisi se prolungasse questo processo di 10-20 anni.

Il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha espresso un parere simile, sostenendo che l'allargamento dovrebbe essere accelerato e proponendo che l'Unione Europea si prepari ad accogliere nuovi Stati membri "prima del 2030", considerando che il processo dipende da una decisione politica e che non dovrebbero essere imposti "ulteriori ostacoli".

Il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna ha condiviso questo sentimento, celebrando l'apertura dei primi cluster negoziali dopo anni di stallo. Ha sostenuto che l'allargamento è una "decisione politica" che deve procedere senza essere paralizzata "ora che Viktor Orbán non è più al potere".

La ministra degli Esteri lettone Baiba Braze ha auspicato la concessione di uno "status speciale" all'Ucraina per accelerarne l'adesione all'Unione. "Siamo assolutamente flessibili su questo punto", ha dichiarato, appoggiando formule che consentano all'Ucraina di familiarizzare con il funzionamento dell'Ue e di partecipare più attivamente ai suoi processi prima di completare l'adesione.

Il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares ha definito l'apertura dei capitoli negoziali una "buona notizia" e un segno di sostegno da parte dell'Unione Europea all'Ucraina e alla Moldova. Ha espresso fiducia nel fatto che entrambi i Paesi entreranno a far parte della "famiglia europea" in futuro.

Anche la ministra degli Esteri rumena Oana-Silvia Toiu ha espresso questa opinione, affermando la sua convinzione che sostenere l'Ucraina "nel suo percorso europeo" andrebbe a vantaggio dell'Unione Europea. Ha accolto con favore l'apertura del primo gruppo di capitoli e ha auspicato un "lavoro accelerato durante l'estate" per l'apertura dei restanti gruppi di capitoli negoziali.

Da parte sua, la ministra degli Esteri finlandese Elina Valtonen ha sottolineato che l'Ue deve migliorare la propria capacità decisionale, se vuole acquisire peso geopolitico. Ha affermato che il processo di riforma nei Paesi candidati "è essenziale" per garantire standard di democrazia e trasparenza.

La sua omologa irlandese, Helen McEntee, il cui Paese assumerà la presidenza del Consiglio dell'Ue a luglio, ha indicato che, una volta insediata, si impegnerà affinché entrambi i Paesi aprano tutti i gruppi di capitoli "il più rapidamente possibile" e vengano sostenuti nelle "riforme necessarie".

La ministra degli Esteri ungherese Anita Orbán, da parte sua, ha subordinato i progressi dell'Ucraina nel processo di adesione al rispetto di un accordo sulla tutela dei diritti delle minoranze nazionali, in particolare della minoranza ungherese in Ucraina, che considera una condizione fondamentale per l'integrazione.

"Per l'Ungheria, il rispetto e l'attuazione di questo accordo costituiscono una condizione fondamentale per il processo di integrazione europea dell'Ucraina", ha affermato la ministra, aggiungendo che il Paese sostiene anche il processo di adesione della Moldova, ora che "sta tornando con un rinnovato impegno per il futuro europeo comune".

Il ministro degli Esteri lussemburghese Xavier Bettel ha affermato che il percorso di adesione è "impegnativo e lungo", pur esprimendo soddisfazione per i progressi compiuti e ribadendo che i Paesi candidati rimangono "benvenuti" nell'Unione Europea, "pur avendo ancora degli obblighi".

La sua omologa svedese, Maria Malmer Stenergard, ha sostenuto la piena apertura dei gruppi negoziali "perché l'Ucraina se lo merita", pur insistendo sul fatto che il processo deve rimanere basato sul merito e che la piena adesione deve essere l'obiettivo finale, senza soluzioni intermedie. "Non ci devono essere soluzioni speciali", ha detto.

Nel frattempo, il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha sottolineato che l'ingresso dell'Ucraina nei negoziati rappresenta una "svolta" nelle sue relazioni con l'Unione Europea, offrendo a Kiev una chiara prospettiva sul suo futuro europeo.

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