Ansalone e l’era degli estremi: quando la polarizzazione diventa sistema

Gianluca Ansalone nel suo nuovo libro "Estremi" analizza politica, clima e tecnologia: serve un pragmatismo radicale per affrontare il disordine mondiale

Ansalone e l’era degli estremi: quando la polarizzazione diventa sistema
17 aprile 2026 | 16.12
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In un’epoca in cui il pensiero sembra essersi contratto nella bidimensionalità dello slogan, il saggio di Gianluca Ansalone, “Estremi: Il mondo in bilico tra caos e polarizzazione" (Guerini e Associati, 2026), è un’operazione di chirurgia intellettuale. Il libro non si limita a fotografare il disordine globale, ma ne seziona le radici con la precisione di chi sa che la "complessità" non è un ostacolo al governo, ma la sua stessa sostanza.

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Con la prefazione di Francesco Rutelli, che lo definisce un "manuale di analisi e riflessioni" atteso da tempo, il libro si apre con due epigrafi. Da un lato il filosofo colombiano Nicolás Gómez Dávila: "L’estremismo serve a giustificare la mediocrità intellettuale. È sempre più facile avere opinioni estreme che essere intelligenti". Dall’altro Mark Zuckerberg: "Il fact-checking è stato troppo politicamente di parte. Abbiamo distrutto più fiducia di quanta ne abbiamo creata". È già in questa tensione iniziale che Ansalone pianta la propria bandiera: questo libro non appartiene a nessuna curva.

L’architettura del caos: oltre il pendolo della storia

Ansalone costruisce il volume come un polittico del disordine mondiale, articolato in sette pannelli: clima, politica, comunicazione, guerra, popolazione, religione e tecnologia, ognuno leggibile anche autonomamente, ma legato da una costante: in ogni ambito, la polarizzazione ha sostituito il pensiero. La terra di mezzo è stata evacuata.

L’autore ci avverte che non siamo semplici spettatori, ma "protagonisti di un’incessante polarizzazione" che ha trasformato il dibattito pubblico in un "rodeo" dove vince chi urla più forte. La tesi centrale è netta: è finita l’era delle regole. "È finita per sempre l’era della pace", scrive Ansalone, e la guerra nelle sue forme ibride e asimmetriche torna a essere la grammatica ordinaria delle relazioni internazionali. Parole molto simili le ha usate Mario Draghi nel suo intervento alla Sapienza di pochi giorni fa.

I volti dell’estremo

Clima estremo: il 2024 viene descritto come punto di non ritorno, tra "inferno climatico" e "sesta estinzione". Ma Ansalone va oltre la cronaca e individua tre asimmetrie (geografica, generazionale e storico-politica) che rendono inefficace qualsiasi multilateralismo climatico, come dimostrano i fallimenti delle COP. La sua risposta non è né negazionista né apocalittica: è adattamento, pragmatico e tecnologico.

Politica e comunicazione: la politica è diventata "tribale", dominata dalla "character assassination" e dalla disintermediazione digitale. Il caso delle elezioni di New York del 2025, con la vittoria di Zohran Mamdani, diventa emblematico: si vince mobilitando i propri, non convincendo gli altri. Non è un’anomalia locale, ma una logica globale che attraversa Berlino, Budapest, Washington e Roma.

La nascita dei "tecno-stati": Ansalone descrive l’emergere di imperi tecnologici che esercitano una sovranità parallela. Non solo Elon Musk e Peter Thiel, ma anche realtà come Palantir, il cui CEO Alex Karp "non sa programmare" ma impone la sua visione del mondo. La capitalizzazione di Nvidia, ormai comparabile al PIL della Germania, diventa simbolo di una redistribuzione del potere che la politica fatica ancora a nominare.

Demografia e religione: l’autore contrappone l’"inverno demografico" europeo all’esplosione africana, con la Nigeria destinata a superare l’Ue per popolazione. Parallelamente, la religione viene analizzata come "arma politica", dal radicalismo islamico al nazionalismo cristiano, fino al ruolo delle comunità ultra-ortodosse come attori geopolitici.

Ansalone riconosce che "l’ineluttabilità non è una condanna a morte", ma rifiuta sia il catastrofismo sia il wishful thinking. Si muove su terreni complessi, dalla geopolitica israeliana al potere delle big tech mantenendo sempre una postura analitica e non ideologica.

Verso un "pragmatismo estremo"

Il volume non è un esercizio di pessimismo fine a sé stesso. La conclusione è una chiamata alle armi intellettuali per i "costruttori". Ansalone propone di superare il "multilateralismo ideologico" in favore di un "plurilateralismo pragmatico", fondato su coalizioni concrete.

Il cuore della proposta è chiaro: essere "radicali e pragmatici allo stesso tempo". Non una moderazione timida, ma una sintesi audace capace di gestire le asimmetrie. "Si può essere a favore di un grande muro di protezione ma che abbia un grande cancello" per la manodopera qualificata.

La "medietà" saggia

“Estremi” è un libro colto che attinge alla saggezza di Manzoni, Bergson e McLuhan per spiegarci che lo “spazio di mezzo” non è un rifugio per mediocri, ma il terreno della migliore saggezza.

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