Il presidente della Biblioteca Nazionale, "ha guidato una straordinaria mobilitazione democratica, ma bisogna raddoppiare l'attenzione, anche per possibili interferenze Usa"
"Lula ha avuto un ruolo assolutamente straordinario, è riuscito a concentrare intorno a sé le forze della resistenza democratica contro il progetto autoritario di una famiglia che aveva già portato il Paese sull'orlo del baratro e che voleva trascinarci ancora una volta nell'abisso. E' stata una grande vittoria, ma non dobbiamo abbassare la guardia. Bisogna stare attenti, raddoppiare l'attenzione, perché potrebbero esserci nuove tensioni politiche, nelle strade e per vie giudiziarie, e anche sostegni dall'estero, in particolare dagli Stati Uniti". Lo afferma in un'intervista all'Adnkronos Marco Lucchesi, scrittore italo-brasiliano e presidente della Biblioteca Nazionale del Brasile, all'indomani della vittoria di Luiz Inacio Lula da Silva, rieletto presidente con il 51,8% dei voti contro il 48,2% ottenuto da Flavio Bolsonaro al ballottaggio delle presidenziali.
Per Lucchesi, il successo di Lula è il risultato di una vasta mobilitazione popolare, alimentata dalla consapevolezza della posta in gioco. "La popolazione ha capito la gravità della sfida, soprattutto al ballottaggio, quando si avvertiva il pericolo imminente di perdere tutto ciò che era stato costruito negli ultimi quattro anni. C'è stata una grandissima mobilitazione dei giovani, ma anche degli anziani, che sono andati a votare persino in condizioni di salute molto difficili. Ci siamo messi tutti al lavoro, come in una grande sinfonia. Lula è stato il maestro, ma il popolo brasiliano è stato veramente straordinario nel risvegliare queste energie democratiche".
"È stato l'incontro tra una leadership straordinaria, una delle più importanti della storia del Brasile, e il risveglio dei valori democratici, della volontà di difenderli di fronte al pericolo", sottolinea lo scrittore. Ma la vittoria, avverte, non cancella le profonde divisioni del Paese. "La polarizzazione è ancora troppo forte. Quando il candidato sconfitto non riconosce di aver perso, si crea inevitabilmente un'atmosfera difficile. Probabilmente non sarà come in passato, ma bisogna stare molto attenti".
Il timore di nuove tensioni è alimentato dalla reazione di Flavio Bolsonaro, che ha annunciato di voler chiedere l'annullamento delle elezioni, rifiutando di riconoscere la vittoria di Lula. Il candidato della destra contesta in particolare la decisione della Corte Suprema di prolungare di due ore le operazioni di voto, adottata dopo le segnalazioni di difficoltà nei trasporti degli elettori e di condizioni meteorologiche avverse. Anche il presidente americano Donald Trump ha messo in dubbio il risultato.
La possibilità che il bolsonarismo torni a contestare la legittimità del voto preoccupa Lucchesti. "Prima delle elezioni, la stampa aveva chiesto al candidato sconfitto se avrebbe accettato il risultato e lui aveva risposto di sì. Ma non possiamo fidarci delle parole di quella famiglia. È sempre lo stesso modello, senza alcuna creatività: cercare di vincere non attraverso il gioco chiaro e trasparente della democrazia, ma mettendo in dubbio persino una delle maggiori conquiste del Brasile, il suo sistema elettorale". Un sistema che Lucchesi difende con forza: "In meno di quattro ore si sapeva già chi fosse il presidente della Repubblica. È qualcosa di eccezionale. Lo aveva già messo in dubbio Jair Bolsonaro, arrivando a convocare gli ambasciatori per sostenere che non fosse sicuro. Ma è più che sicuro".
Il timore è che alle contestazioni politiche possano seguire iniziative giudiziarie e nuove mobilitazioni di piazza. "Dobbiamo stare attenti a possibili tensioni nelle strade, a ricorsi utilizzati per creare confusione e a dichiarazioni di sostegno che potrebbero arrivare anche dagli Stati Uniti. Ma oggi abbiamo acquisito una grande esperienza. Il governo e il presidente Lula hanno imparato a confrontarsi con le follie del trumpismo e del bolsonarismo, questa tremenda alleanza. Non sarà facile ribaltare il risultato, né creare un caos capace di portare da qualche parte. Però bisogna fare attenzione".
Il rapporto con Washington rappresenta, secondo Lucchesi, uno dei nodi più delicati per il futuro del Brasile. "Il rapporto con gli Stati Uniti è stato, e continua a essere, pesantissimo. L'imprevedibilità del governo Trump è ben nota, ma non si tratta soltanto di lui. Ci sono gli interessi americani sulle terre rare, sull'Amazzonia e sulle nostre risorse strategiche". A questi si aggiunge il ruolo delle grandi piattaforme tecnologiche: "Le big tech hanno capito che con Lula dovranno sempre confrontarsi con regole, limiti e un necessario dibattito etico. Tutto il contrario di quello che avrebbe voluto il candidato sconfitto". Per lo scrittore, dietro le pressioni sul Brasile c'è anche il tentativo di indebolirne "il soft power, la leadership e la presenza in America Latina e nel mondo".