La Bulgaria si oppone all'identità di genere nei programmi Ue, ritenendola incompatibile con la propria Costituzione e la definizione binaria del sesso.
Il nuovo governo bulgaro di Rumen Radev, nazionalpopulista di centrosinistra, ha già iniziato a far valere in Consiglio Ue le sue posizioni, che per quanto riguarda le politiche nei confronti della comunità Lgbt sono improntate ad un marcato tradizionalismo, con tratti repressivi mutuati dall'Ungheria di Viktor Orban.
Nel Consiglio Cultura dell'11 e 12 maggio scorsi a Bruxelles, i ministri hanno approvato la posizione negoziale del Consiglio sul programma Agora Eu 2028-34, volto a rafforzare i media, la libertà di stampa, la cultura e la partecipazione civica. La Bulgaria, il cui nuovo governo si era insediato da qualche giorno, ha allegato una nota al verbale, consultato dall'Adnkronos, per motivare la sua contrarietà: "Purtroppo - scrive Sofia nella nota allegata - la Repubblica di Bulgaria non è in grado di sostenere l'adozione dell'orientamento generale parziale riguardante il regolamento, in quanto il testo attuale contiene concetti, ad esempio il termine 'identità di genere', che sono considerati incompatibili con i principi fondamentali della Costituzione bulgara e l'interpretazione binaria della nozione di 'sesso'".
Nel 2018, ricorda il governo di Sofia, "la Corte costituzionale bulgara ha adottato una decisione secondo la quale la convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (convenzione di Istanbul) promuove concetti giuridici che intendono distinguere tra 'sesso' come categoria biologica (donne e uomini) e 'genere' come costrutto sociale. Nel 2021 la Corte costituzionale ha adottato un'altra decisione in cui chiarisce che la nozione di 'sesso' utilizzata nella Costituzione può essere considerata solo nel senso della sua determinazione biologica. L'ordinamento costituzionale e giuridico bulgaro respinge fermamente il concetto di 'genere' quale costrutto sociale fluido e non riconosce l''identità di genere' come categoria giuridicamente valida".