Santo Sepolcro chiuso, bloccato Pizzaballa. L'ambasciatore israeliano: "Questioni di sicurezza"

Per Jonathan Peled "le vite umane viene prima della libertà di culto". E aggiunge: "Avremmo preferito una reazione diversa dell'Italia"

Cardinale Pizzaballa (Fotogramma/Ipa)
Cardinale Pizzaballa (Fotogramma/Ipa)
29 marzo 2026 | 16.36
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Nella giornata della Domenica delle Palme si accende un caso diplomatico, legato alla chiusura dei luoghi sacri nella Città Vecchia di Gerusalemme. Al centro della vicenda il divieto di accesso al Santo Sepolcro, imposto dalle autorità israeliane al patriarca latino Pizzaballa.

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La posizione di Tel Aviv

L'ambasciatore israeliano in Italia, Jonathan Peled, intervenendo a Tg4 - Diario della domenica, ha chiarito la posizione del suo governo. "Comprendiamo che oggi è un giorno significativo per il mondo cattolico. Non avevamo alcuna intenzione di offendere i credenti cristiani in tutto il mondo, ma si deve comprendere che siamo sotto attacchi missilistici", ha dichiarato spiegando che la misura è stata presa per "questioni di sicurezza".

Peled ha spiegato che tutti i luoghi sacri della Città Vecchia di Gerusalemme sono chiusi per un mese dal momento che i missili hanno colpito l'area. Secondo l'ambasciatore, "il patriarca era stato informato, ma nonostante ciò ha deciso di non rispettare la nostra richiesta e di recarsi lì. Purtroppo è stata un'azione necessaria, cercheremo di capire come trovare una soluzione alternativa". Secondo Peled, "la sicurezza delle vite umane viene prima della libertà di culto".



La convocazione della Farnesina

Sul piano diplomatico la vicenda ha provocato la reazione del governo italiano, che ha convocato l'ambasciatore alla Farnesina. "Noi avremmo preferito una risposta differente però ritengo che tutti comprendiamo le sensibilità del mondo cattolico-cristiano e la situazione politica in Medio Oriente e in Italia". "Siamo tra amici e tra amici si possono avere divergenze di vedute", conclude l'ambasciatore.

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