'Le critiche Ue colpiscono quasi sempre forze destra', rileva l'eurodeputato durante la diretta Adnkronos. 'Esercito comune senza controllo Italia? Sa di Armata Rossa, meglio coordinamento tra singole difese e cooperazione come avviene in Nato'
Il Centro europeo per la resilienza democratica, previsto dalle raccomandazioni sullo Scudo della democrazia approvato a settembre dal Parlamento europeo, è "una violazione, o un rischio di violazione, della sovranità nazionale dei singoli Paesi membri". Lo ha detto Stefano Cavedagna, eurodeputato di Fratelli d'Italia (Ecr) e vicepresidente della Commissione speciale sullo Scudo, intervenendo nella diretta Adnkronos "Lavori in Corso", a margine dei lavori della plenaria dell'Eurocamera.
Il Centro ha rappresentato una "linea rossa" per FdI, ha spiegato Cavedagna, puntualizzando che il partito avrebbe votato sì se non fosse stato previsto e condivide molte delle buone pratiche delineate nel testo. Tuttavia, l'istituzione "prevedrebbe che qualcuno a Bruxelles, non si sa bene chi, non si sa con quali criteri e secondo quali valutazioni, possa arrivare un bel giorno a dire, all'interno di un singolo Paese, se sono abbastanza democratici o no".
L'europarlamentare ha richiamato le prossime elezioni in Spagna (in agenda il prossimo 29 novembre), Francia e Italia, sottolineando di avere "molta paura" all'idea che nelle istituzioni Ue si possa decidere se le scelte dei cittadini siano democratiche: a suo giudizio, le critiche Ue agli Stati membri colpiscono "quasi sempre" le forze di destra.
Presente al confronto anche la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno (Spazio Pubblico/Renew), la quale ha obiettato che il Centro sarebbe composto da rappresentanti di tutti gli Stati membri e sottoposto a un controllo parlamentare vincolante, definendo "fantasiosa" la paura di ingerenze. Cavedagna ha replicato che il Centro "può mettere in mora e fare anche sanzioni".
Per coordinarsi meglio contro le minacce esistono già strumenti adeguati, come la Nato e le consultazioni del Consiglio europeo, ha aggiunto, spiegando che nuove "sovrastrutture" sarebbero "un costo e un'ingerenza": combattere le autocrazie accentrando poteri, ha concluso, rischia di "creare un'autocrazia europea, paradossalmente".
La stessa logica, per Cavedagna, vale per la difesa, tema emerso quando Picierno ha rilanciato la difesa comune e il trattato sulla Comunità europea di difesa ipotizzata da Alcide De Gasperi. "Pensare che qualcuno che non sia l'Italia possa comandare un esercito che agisce anche per conto dell'Italia mi fa alquanto paura": l'ipotesi di un esercito europeo così declinata, ha detto, "sa un po' di Armata Rossa", ha detto l'eurodeputato di FdI.
Cavedagna ha precisato che il partito è "a favore di un coordinamento tra le singole difese" e di "un'alleanza difensiva che esiste: si chiama Nato, esiste dal 1949" e "già sta lavorando per tutelare la sicurezza dei nostri confini occidentali". Il problema di un esercito unico, ha spiegato, è nelle domande su chi farebbe la leva militare e chi lo comanderebbe: un esercito europeo, ha aggiunto, avrebbe un comandante in capo che "non risponde alle esigenze del governo italiano o dei singoli Stati membri".
Nel corso del botta e risposta Picierno ha obiettato che una situazione analoga "già succede con la Nato", dove "c'è una linea di comando unitaria". Cavedagna ha replicato che "un conto è la Nato, che è un'alleanza dove c'è anche l'Italia" e non esistono forze armate Nato, ma forze nazionali "che vanno in contingente".
Il confronto è nato dalla domanda sulla scala necessaria per rispondere a minacce ibride di dimensioni sistemiche. Cavedagna ha affermato che l'Ue "è un'organizzazione internazionale, non è un macro-Stato come qualcuno vuol farci credere", ma "l'unione di ventisette Paesi che hanno un destino comune, una cultura comune". Se c'è cooperazione e "ogni Stato fa la sua parte", ha concluso, "possiamo combattere qualsiasi forma di attacco ibrido".