Tennessee, esecuzione di Christa Pike sospesa all'ultimo momento: stop per ora all'iniezione letale

La donna, ora cinquantenne, aveva ucciso a 18 anni una compagna di classe. Oggi avrebbe dovuto essere sottoposta all'iniezione letale. Non è chiaro se la sospensione sarà temporanea o meno

Christa Pike - Foto dal Dipartimento di Correzione del Tennessee
Christa Pike - Foto dal Dipartimento di Correzione del Tennessee
30 settembre 2026 | 15.41
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Con una decisione annunciata poche ore prima dell'iniezione letale, una corte d'appello federale ha bloccato l'esecuzione di Christa Pike, l'unica donna rinchiusa nel braccio della morte del Tennessee. "L'interesse della giustizia e l'imminenza dell'esecuzione di Pike ci impone di imporre un breve stop per poter analizzare in modo adeguato i ricorsi, presentati dalle parti e decidere sul merito", scrive la Corte spiegando che intende quindi valutare la richiesta dei legali della donna, che ora ha 50 anni e ne aveva appena 18 al momento dell'omicidio per la quale è stata condannata, di fermare l'esecuzione per permettere che si apra un'indagine sugli abusi sessuali che Pike ha subito da bambina, come lo stesso stato ha riconosciuto in un'udienza che si è svolta lo scorso agosto.

L'accusa

La donna era stata accusata nel 1995 dalla polizia di Knoxville di aver, insieme ad altri due teenager, torturato e ucciso una 19nne che frequentava con loro un apprendistato per ragazzi problematici. Pike fu l'unica ad essere condannata a morte, perché quello che allora era il suo ragazzo aveva 17 anni e fu condannato all'ergastolo con la possibilità e un'altra ragazza, che era anche 18enne, testimoniò contro gli altri due, ottenendo uno sconto di pena.

Pike ha riconosciuto la sua responsabilità, ma durante il processo non furono presentati alla giuria i dettagli della sua infanzia, segnata da anni di abusi fisici e sessuali, alla giuria. I suoi avvocati sono convinti che se queste prove venissero ora presentate in un nuovo processo, la donna non sarebbe condannata a morte. Inoltre i legali pensano che in un nuovo processo verrebbe presa in maggiore considerazione l'età della ragazza che allora, ricorda la Nbc, scoppiò in lacrime quando fu letta la sentenza che la condannava alla sedia elettrica, allora l'unica forma di esecuzione in Tennessee prima che passasse all'iniezione letale.

Inoltre, a Pike è stato diagnostico un disturbo post traumatico e bipolare, e nella richiesta di grazia la donna si descrive come "una 18enne con problemi mentali" al momento del crimine. "Ha fatto qualcosa di terribile, orribile, provo una grande compassione per la famiglia di Colleen Slemmer", ha dichiarato Mikey Noechel, il padre spirituale di Pike, riferendosi alla vittima, aggiungendo però che "Christa è la prova che la redenzione e il cambiamento è possibile". Le autorità carcerarie hanno dato a Noechel, che è un insegnante buddista, il permesso di assistere all'esecuzione, quando e se avverrà, che verrà gestita da un team di agenti penitenziarie donne, a parte il medico che dovrà effettuare l'iniezione letale.



Il rifiuto della grazia e le istanze dei legali sui traumi infantili

L'esecuzione, la prima di una donna in Tennessee in oltre 200 anni, era stata fissata per oggi alle 10 ora di Nashville dopo che il governatore del Tennessee Bill Lee e la Corte Suprema non sono intervenuti per fermarla, non accogliendo la richiesta di clemenza in considerazione del fatto che Pike era giovanissima al momento del crimine e che è vittima di abusi fisici e sessuali. "Che arrivi la grazia o no, io sono in pace, non ho paura di morire, sono solo nervosa per il procedimento", si legge in una lettera che Pike ha inviato alla Nbcnews nei giorni scorsi, prima che il governatore annunciasse in un primo momento che rifiutava la richiesta di grazia.

Non è chiaro, sottolinea Nbcnews, per quanto tempo l'esecuzione verrà bloccata in attesa che la Corte d'Appello accolga o no la richiesta dei legali di Pike.

Le proteste internazionali

L'esecuzione aveva riacceso il dibattito sulle condanne a morte per le donne negli Stati Uniti, 18 i casi dal 1976, attirando forti polemiche, appelli degli esperti di diritti umani e una presa di posizione degli esperti delle Nazioni Unite contro la pena capitale.

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