Cina: le restrizioni all'export di terre rare sconvolgono le strategie delle imprese Ue

Le restrizioni cinesi sull'export di terre rare stanno mettendo a dura prova le strategie delle imprese dell'Unione Europea, con processi di licenza lenti e imprevedibili.

Un lingotto di indio, un metallo che rientra tra le  terre rare, nelle quali la Cina è pressoché monopolista. - Fotogramma/Ipa
Un lingotto di indio, un metallo che rientra tra le terre rare, nelle quali la Cina è pressoché monopolista. - Fotogramma/Ipa
14 aprile 2026 | 12.26
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Le rigide restrizioni cinesi sulle esportazioni di terre rare stanno sconvolgendo le strategie delle aziende europee che operano in Cina, ha avvertito oggi la Camera di Commercio dell'Unione Europea (Ue) in Cina.

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La Cina domina l'industria globale delle terre rare. Questi metalli sono essenziali per una vasta gamma di prodotti, dagli smartphone alle turbine eoliche, fino alle attrezzature per la difesa.

Il gigante asiatico ha sfruttato questa posizione dominante lo scorso anno e le sue restrizioni alle esportazioni hanno inizialmente provocato un'ondata di shock nelle catene di approvvigionamento, contribuendo a garantire una tregua commerciale con Washington.

Tuttavia, le attuali procedure di rilascio delle licenze stanno creando problemi a molte aziende straniere che cercano di approvvigionarsi di terre rare, secondo un rapporto pubblicato oggi.

"In molti casi, il processo di rilascio delle licenze rimane lento, imprevedibile, scoordinato e privo di trasparenza", afferma la Camera di Commercio dell'Ue in Cina. "C'è ora una crescente consapevolezza che il nuovo sistema cinese di controllo delle esportazioni rappresenta un rischio commerciale duraturo, dato che la possibilità di esportare determinati prodotti può essere revocata in qualsiasi momento per motivi politici, piuttosto che di sicurezza", ha dichiarato.

Secondo il presidente della Camera di Commercio, Jens Eskelund, intervenuto in una conferenza stampa prima della pubblicazione del rapporto, si è verificato un "profondo cambiamento di mentalità", per cui le aziende dell'Ue non possono più dare per scontato che i loro fornitori cinesi continueranno a rifornirle in qualsiasi circostanza. Le imprese e i Paesi stanno ora cercando di "sviluppare un piano B", ha proseguito.

Tuttavia, anche qualora si raggiungesse un accordo sino-americano su questi metalli critici, Eskelund ritiene che Pechino continuerà a utilizzare le restrizioni alle esportazioni per risolvere le proprie controversie internazionali.

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