Consiglio Europeo dopodomani a Bruxelles, leader Ue divisi sull'energia

Nel summit di marzo anche il nodo del prestito all'Ucraina bloccato da Ungheria e Slovacchia e la guerra in Iran.

Le sedi del Consiglio, Justus Lipsius ed Europa Building, nel Quartiere Europeo a Bruxelles (foto Adnkronos)
Le sedi del Consiglio, Justus Lipsius ed Europa Building, nel Quartiere Europeo a Bruxelles (foto Adnkronos)
17 marzo 2026 | 18.24
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Il Consiglio Europeo che si riunirà dopodomani a Bruxelles sarà probabilmente lungo e potrebbe protrasi fino a venerdì, anche se il presidente Antonio Costa punta a contenere i lavori nella sola giornata (sera compresa) di giovedì. L'agenda si è progressivamente gonfiata, incalzata dall'attualità, e comprende, in ordine sparso, la competitività dell'Ue, le guerre nel Medio Oriente, l'Ucraina, l'Mff 2028-34, la sicurezza e la difesa e le migrazioni, più l'Eurosummit con i presidenti della Bce Christine Lagarde e dell'Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis.

Oltre alla presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola e a quello ucraino Volodymyr Zelensky, presenze fisse nei summit Ue (il secondo sarà collegato in videoconferenza), i leader avranno anche modo di pranzare con il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. I lavori inizieranno alle 10, con i primi arrivi previsti per le 8.30, per protrarsi fino a tarda sera, ma "è possibile" che alla fine occorrano "due giorni" per esaurire l'agenda del summit, ha spiegato un alto funzionario Ue.

Una delle principali discussioni, "se non la discussione" principale del vertice, sarà quella sui prezzi dell'energia e su come affrontarne l'aumento che, già cospicuo prima dell'attacco israelo-statunitense contro l'Iran, si va facendo ancora più preoccupante. Su questo argomento, ma non è una novità, i leader dell'Ue sono divisi, come lo erano ai tempi della crisi energetica dopo l'invasione su larga scala dell'Ucraina.

Per arrivare a concordare un tetto al prezzo del gas, chiesto a gran voce e instancabilmente dall'allora presidente del Consiglio Mario Draghi, le quotazioni al Ttf di Amsterdam dovettero schizzare ben oltre i 300 euro al megawattora. Ora, con il prezzo del barile di petrolio che, a detta di diversi esperti, potrebbe superare i 200 dollari se lo Stretto di Hormuz non riaprirà in fretta al passaggio delle petroliere, l'Ue pare intenzionata a recitare lo stesso copione. Per l'alto funzionario Ue, comunque, "la crisi che stiamo affrontando ora non è seria come quella del 2022".

Su come affrontare la situazione, i leader europei, avendo "diagnosi diverse", hanno idee differenti sulle "medicine" da usare. Dunque, "è difficile concordare su una stessa ricetta", spiega. Va "affrontato" il nodo dei prezzi dell'elettricità, ma su questo ci sono vedute diverse: "Una grande maggioranza di Paesi membri ha detto che la struttura del mercato elettrico", che fa dipendere i prezzi dell'energia elettrica da quelli del gas, "non deve essere cambiata". E' la posizione di diversi grandi Paesi membri, a partire dalla Germania.

Divergenze notevoli anche su un tema concatenato al precedente, l'Ets, l'Emissions Trading System, che "per la maggioranza dei Paesi membri è uno strumento di mercato che esiste da molti anni ed è importante mantenerlo funzionante", mentre un terzo dei Paesi membri, nove (sufficienti a formare una minoranza di blocco), tra cui Italia, Polonia e Romania, la pensano diversamente.

Certo, concede la fonte, "il prezzo delle quote Ets ha un certo peso" sui prezzi dell'elettricità dei Paesi più dipendenti da fonti fossili, quindi ci sono dei "problemi che vanno affrontati". E quindi, "mi aspetterei" indizi sulle soluzioni da applicare nelle "conclusioni" del Consiglio Europeo, che però "spero possano essere concordate", visto che si tratta di un campo "non facile". Pertanto, non è sicuro che le conclusioni sull'energia vengano adottate dai leader: "Dobbiamo vedere, nel Consiglio Europeo ci sono vedute diverse", spiega l'alto funzionario.

Un altro nodo è quello del prestito da 90 miliardi all'euro per l'Ucraina per il 2026-27, concordato nello scorso dicembre e bloccato dal doppio veto di Slovacchia e Ungheria. I presidenti Costa e Ursula von der Leyen hanno ottenuto, dopo ripetute pressioni su Volodymyr Zelensky, una lettera in cui si impegna a riparare l'oledotto Druzhba, grazie a fondi e aiuti dell'Ue. Ma al premier Viktor Orban, impegnatissimo in una campagna elettorale nella quale viene dato in svantaggio sui rivali di Tisza, non basta: ha già detto che, in assenza di petrolio russo, non ci saranno soldi per l'Ucraina.

Antonio Costa ha parlato oggi con il leader ungherese e, pazientemente, tiene separate le due cose. Il prestito da 90 miliardi "va approvato il prima possibile", spiega l'alto funzionario, dato che "è già stato concordato" nel summit di dicembre. E le decisioni prese nel Consiglio Europeo si rispettano. Malgrado Orban faccia fuoco e fiamme via social, l'alto funzionario prevede che una soluzione arriverà "assai a breve", anche se diversi osservatori scommettono che il leader ungherese resisterà fino alle elezioni del 12 aprile, prima di dare via libera.

Un'altra questione, per Costa, è quella della riparazione dell'oleodotto Druzhba, che portava il greggio russo a Slovacchia e Ungheria, perché riguarda la "sicurezza energetica" di due Paesi membri dell'Ue e, dunque, è un problema che andrà risolto, cosa che Zelensky si è impegnato a fare, nella lettera diffusa oggi. Intanto, come oramai accade regolarmente da almeno un anno, le conclusioni sull'Ucraina verranno approvate a 26, il che vuol dire che, tecnicamente, non sono conclusioni del Consiglio Europeo e non hanno lo stesso valore giuridico.

Riguardo alle guerre in Medio Oriente, con particolare riferimento all'Iran e al Libano, senza dimenticare la situazione a Gaza e in Cisgiordania, la fonte si aspetta un "dibattito molto concreto". I Paesi europei, nota, "non hanno iniziato la guerra", anche se devono "affrontarne le conseguenze".

Ci si può attendere un "coordinamento concreto degli Stati membri su come l'Ue possa contribuire ad una de-escalation nell'area" e a favorire "un ritorno alla diplomazia da tutte le parti in causa". Il segretario generale dell'Onu Guterres "ha indicato la possibilità di una soluzione" favorita dalle Nazioni Unite. "Speriamo che il conflitto termini il più presto possibile".

E' previsto anche un dibattito sull'agenda per la competitività decisa nell'informale al castello di Alden-Biesen, nel Limburgo, che avrebbe dovuto essere il 'cuore' di questo summit, ma non lo sarà, a causa di problemi più urgenti. L'agenda prevede misure "molto concrete", a partire dal cosiddetto 28esimo regime per le imprese, che dovrebbe essere presentato domani e che però, come già chiarito da von der Leyen, non riguarderà la legislazione in materia di lavoro, nonché avanzare sulla "semplificazione", cioè gli Omnibus, che paiono essere diventati la cifra della von der Leyen due, al posto del Green Deal che dominava l'agenda della prima Commissione guidata dalla politica tedesca.

Visto che i prezzi dell'energia fanno parte della discussione sulla competitività dell'Ue, è probabile che l'attenzione dei leader si focalizzi più su quelli che su altri temi, che pure saranno sul tavolo come la preferenza europea, la riduzione delle dipendenze economiche, la sovranità tecnologica e le tutele dalla "concorrenza sleale". In agenda anche la difesa e la sicurezza, oltre alle migrazioni, che sono tuttavia argomenti sui quali non è attesa una discussione tra i leader.

Sull'Mff 2028-34, l'obiettivo resta arrivare a fine giugno con una 'negobox', con "numeri", sulla quale negoziare la versione finale del quadro finanziario pluriennale dell'Ue. L'unica cosa certa, per ora, è che sarà un Consiglio Europeo lungo. (di Tommaso Gallavotti)

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