Il premier respinge le pressioni: “Nessuna procedura per sfidarmi è stata avviata”
Governo Starmer sempre più in bilico nel Regno Unito dopo le dimissioni di tre ministri. A lasciare per prima è stata Miatta Fahnbulleh, ministra per le Comunità, seguita a ruota da Jess Phillips, ministra per la tutela dei minori e da Alex Davies-Jones, ministra per le Vittime e la Violenza contro donne e ragazze. Entrambi hanno chiesto "un cambiamento di leadership".
In una lettera indirizzata a Starmer e condivisa su 'X', Fahnbulleh ha scritto di essere orgogliosa di quanto il governo ha fatto finora, ma ha aggiunto che "non abbiamo agito con la visione, il ritmo e l'ambizione che il nostro mandato di cambiamento ci impone".
Fahnbulleh ha aggiunto che "il nostro Paese si trova ad affrontare sfide enormi e la gente chiede a gran voce un cambiamento di tale portata". Rivolgendosi a Starmer, ha detto che "l'opinione pubblica non crede che tu possa guidare questo cambiamento, e nemmeno io lo credo. Pertanto, ti esorto a fare ciò che è giusto per il Paese e per il partito e a stabilire un calendario per una transizione ordinata, in modo che una nuova squadra possa realizzare il cambiamento che abbiamo promesso al Paese".
In una lettera a Starmer, riportata da Sky News, Phillips ha scritto di "non poter continuare a servire come ministro sotto l'attuale leadership", aggiungendo di "non vedere il cambiamento di cui ho bisogno".
Chiede un passo indietro al premier anche Alex Davies-Jones: "Ti imploro di agire nell'interesse del Paese e fissare un calendario per la tua uscita di scena", ha dichiarato la ministra in una lettera.
Nel frattempo, il primo ministro ha cercato di raffreddare le tensioni interne. Aprendo una riunione di gabinetto, Starmer ha assicurato che “all’interno del Partito Laburista non è stata avviata alcuna procedura formale per mettere in discussione la mia leadership” e ha invitato i ministri a "continuare a governare".
“Mi assumo la responsabilità dei risultati elettorali e del cambiamento che abbiamo promesso”, ha dichiarato il premier, secondo quanto riferito da Downing Street. Starmer ha inoltre definito le ultime 48 ore “destabilizzanti per il governo”, sottolineando che questa instabilità “ha un costo economico reale per il Paese e per le famiglie”.
Il premier ha ribadito che il partito dispone di regole precise per contestare la leadership, ma ha precisato che tali meccanismi non sono stati attivati. Per avviare formalmente una sfida alla leadership, un deputato deve notificare l'intenzione all'organo che guida il partito, il National Executive Committee, e raccogliere il sostegno del 20% del gruppo parlamentare laburista, pari attualmente a 80 deputati. Secondo Sky News, sebbene 78 parlamentari abbiano chiesto pubblicamente le dimissioni di Starmer, tali richieste non fanno scattare automaticamente alcun meccanismo interno per aprire una corsa alla
Nonostante le tensioni, gli alleati del premier hanno confermato il loro sostegno dopo la riunione di governo. “Lo sosteniamo tutti”, ha dichiarato il segretario capo del Tesoro James Murray, sottolineando che Starmer sta lavorando con impegno. Anche il segretario al Lavoro e alle Pensioni Pat McFadden ha ribadito che il premier continuerà a svolgere il suo ruolo: "Ci sono state molte dichiarazioni di sostegno per il lavoro che sta svolgendo. Il primo ministro continuerà a svolgere il suo lavoro, come è giusto che sia, come ci si aspetta da lui"
Sui social, il ministro per l’Edilizia abitativa Steve Reed ha avvertito che l’instabilità politica “non è un gioco e ha conseguenze sulla vita delle persone”, invitando a sostenere il premier per evitare ulteriori danni al Paese.
Sulla stessa linea il ministro del Commercio Peter Kyle, che ha parlato di una riunione “proficua” e di una leadership “incrollabile”, negando qualsiasi tentativo concreto di sfidare Starmer.
Anche la ministra della Tecnologia Liz Kendall ha ribadito il sostegno al primo ministro, ricordando che “esiste una procedura per contestare il leader, ma nessuno l’ha ancora attivata”.
La crisi nel Labour resta aperta, ma per ora la leadership di Starmer sembra reggere, sostenuta pubblicamente dalla maggior parte dei membri del governo nonostante le crescenti pressioni interne.