Dazi: Polato (FdI), 'un accordo è un accordo, chiudere al più presto quello con gli Usa'

L'eurodeputtato all'Adnkronos, 'confido in negoziato Pe-Consiglio. Giusto che l'Europa faccia l'Europa'

28 aprile 2026 | 20.52
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"Un accordo è un accordo". Lo sottolinea Daniele Polato, eurodeputato di Fratelli d'Italia e coordinatore per il gruppo dei Conservatori (Ecr) in Commissione Commercio internazionale al Parlamento europeo, riferendosi all'accordo commerciale raggiunto tra Ue e Usa a luglio 2025, la cui attuazione è in fase di negoziato tra Parlamento e Consiglio europei. "Assolutamente favorevoli a rispettare quell'accordo, assolutamente favorevoli a far partire il negoziato per chiudere al più presto e per creare quella stabilità e quella concretezza che il mercato ci chiede", afferma nel corso del suo intervento alla diretta dell'Adnkronos "Lavori in corso".

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Il contesto è quello dell'avvertimento lanciato dall'ambasciatore Usa all'Ue, Andrew Pudzer, che ha esortato il blocco a ratificare l'accordo come concordato e senza emendamenti, previsti invece dalla posizione approvata dall'Eurocamera a marzo anche con il sostegno di Ecr. "È anche vero che in alcuni considerando inseriti all'interno della votazione finale abbiamo posto delle condizioni, sostenute anche da noi, per esempio a favore dell'acciaio", su cui Washington ha concordato di ribassare i dazi nel quadro dell'accordo, come ricorda Polato.

Lo stesso vale per "altre situazioni" per cui Bruxelles deve far capire al tavolo negoziale con Wshington "quello che non funziona in Europa, perché non possiamo 'subire in maniera unilaterale'. Altrimenti non sarebbe un accordo tra le parti, ma sarebbe un'imposizione tra le parti", aggiunge l'eurodeputato di Fratelli d'Italia, pur rimarcando che la posizione dell'Europa è sempre stata quella, sia da parte della Commissione che soprattutto del Parlamento, di rispettare l'accordo e non toccarne il contenuto.

'Confido in negoziato Pe-Consiglio'

"Confido nel negoziato, perché l'Europa è troppo importante per gli Stati Uniti, e gli Stati Uniti per l'Europa. Per cui mi sembra veramente incredibile che attraverso una messa in discussione di questo accordo si metta in crisi quello che alla fine va bene a tutti", afferma Polato, spiegando di ritenere che verrà accettato anche dal Consiglio europeo nella sua formulazione attuale, con tanto di salvaguardie.

L'eurodeputato ribadisce che si tratta del miglior accordo possibile date le condizioni, anche alla luce della sentenza della Corte Suprema che invalida la base giuridica su cui Donald Trump ha costruito la sua politica dei dazi globali, dal momento che il presidente Usa farà ricorso ad altri strumenti per ottenere lo stesso risultato. Dopodiché rileva anche che al di là della questione dazi Bruxelles e Washington hanno appena firmato un accordo sulle materie prime critiche e sul rafforzamento delle catene di approvvigionamento.

'Giusto che Europa faccia Europa'

"È giusto che l'Europa faccia l'Europa. Fare l'Europa vuol dire dimostrare politicamente la forza dell'Europa nei tavoli negoziali, anche di fronte agli Stati Uniti, in maniera chiara e precisa", prosegue Polato. Lo stesso va fatto anche "dal punto di vista militare, dal punto di vista della sovranità alimentare, di tutte le sovranità", sottolinea, asserendo che oggi il blocco non è nelle condizioni di essere autonomo.

L'eurodeputato riconosce che nell'ambito militare l'Ue abbia iniziato a investire, anche nel caso di Paesi più restii a farlo, come la Spagna, che nel 2025 ha aumentato la spesa per la difesa di oltre il 50%. Questo è indice di volontà di aumentare la forza militare e tecnologica, sottlinea, aggiungendo che dal canto suo l'Italia oggi "è capofila" nell'ambito dello spazio "attraverso tutta una serie di attività che saranno prossime".

"Io confido ovviamente che l'Europa abbia capito qualcosa dal passato e prenda esempio per fare veramente unità di intenti. E questo riguarda anche il commercio", prosegue, sottolineando che Bruxelles e Washington oggi parlano anche di sovranità e di tutela nei confronti della Cina, a partire dalle materie critiche nell'ambito della difesa. "Vuol dire aver capito che la realtà è in evoluzione", cosa che richiede di essere "pronti anche ai cambiamenti nella solidità e nei rapporti tra i 27 Paesi, perché parlare a voce comune anche in ambito difesa o tecnologia vuol dire dare anche quella garanzia che i nostri cittadini ci chiedono".

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