All’Eastwest Coffee il Rappresentante speciale Ue per il Golfo rilancia il negoziato con Gcc, Emirati e Arabia Saudita. Per l’Italia opportunità su competenze e filiere integrate
Difesa, digitale, infrastrutture, idrogeno, AI e “città del futuro”. È su questi assi che si sta ridefinendo la relazione tra Unione europea e Paesi del Golfo, in una fase che segna il superamento del modello esclusivamente petrolifero e l’avvio di una trasformazione industriale e tecnologica di lungo periodo.
Il quadro è stato delineato dall’ex ministro degli Esteri Luigi Di Maio, oggi Rappresentante speciale dell’Unione europea per la Regione del Golfo, intervenuto all’Eastwest Coffee organizzato dal presidente Giuseppe Scognamiglio.
Nel suo intervento, Di Maio ha richiamato l’evoluzione dei rapporti tra Bruxelles e i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gcc), sottolineando come sia imminente l’avvio di un negoziato per uno strategic partnership agreement destinato ad ampliare il perimetro della cooperazione. “Con l’Unione europea stiamo per avviare un negoziato importante per uno strategic partnership agreement che prevede non solo una parte trade”, ha dichiarato. Il riferimento è a un accordo che non si limiti alla dimensione commerciale, ma includa cooperazione industriale, sicurezza energetica, innovazione tecnologica e sviluppo infrastrutturale, in linea con i programmi “Vision” avviati dalle monarchie del Golfo per diversificare le proprie economie.
Di Maio ha ricordato l’avanzamento dei negoziati con gli Emirati Arabi Uniti e l’avvio di un nuovo accordo strategico con l’Arabia Saudita, due dossier centrali nella ridefinizione dell’asse euro-golfo.
I Paesi della regione, ha spiegato, stanno cercando di ridurre la propria dipendenza strategica dagli Stati Uniti, rafforzando al contempo i legami con l’Europa. Una dinamica che si inserisce in un contesto di crescente competizione globale, con la Cina molto attiva sul piano infrastrutturale, spesso attraverso progetti finanziati in cambio di relazioni contrattuali di lungo periodo.
Tra le criticità emerse, la necessità di una maggiore armonizzazione delle gare pubbliche, più fluidità doganale e una maggiore prevedibilità tariffaria. È stato inoltre richiamato il tema della rigidità del sistema bancario saudita, che può rappresentare un ostacolo operativo per le imprese europee.
Per l’Italia, il Golfo rappresenta un’opportunità che va oltre l’export tradizionale. Il punto di forza, è stato sottolineato, non è solo la capacità di vendere prodotti, ma di esportare competenze manageriali, tecniche e progettuali, contribuendo alla costruzione di ecosistemi produttivi integrati.
La chiave del successo resta la presenza istituzionale e la sinergia tra imprese e diplomazia economica. In questo ambito, l’Italia mantiene un ruolo riconosciuto, anche grazie alla continuità delle relazioni e alla capacità di inserirsi nei grandi progetti di trasformazione strategica in corso nella regione.
Il Golfo, è stato ribadito in conclusione, è oggi uno dei principali laboratori globali di trasformazione economica e geopolitica. Per l’Europa e per l’Italia, la sfida è accompagnare questo processo con visione di lungo periodo e coerenza diplomatica.