Il Mediterraneo è un tema profondamente italiano, ma non è una categoria condivisa nello stesso modo dagli altri Paesi europei. Lo ha detto Jean-Pierre Darnis, docente Luiss e professore all’Université Côte d’Azur, intervistato da Adnkronos durante la diretta speciale dalla Luiss in occasione di Diplosec, il Diplomatic and Security Forum.
Per Darnis, il Mediterraneo è affascinante proprio perché mostra come un concetto geografico possa trasformarsi in concetto politico. Nella storia italiana, ha spiegato, esiste una forte continuità dall’Unità d’Italia in poi: il nazionalismo italiano si è espresso anche come rivendicazione di politica estera e questa rivendicazione ha avuto spesso un raggio mediterraneo.
Alla Luiss, ha osservato, la giornata di Diplosec ha mostrato una declinazione molto concreta di questa idea: cavi, navi, porti, commercio, Piano Mattei, infrastrutture, energia e sicurezza. Da una concezione legata alla storia nazionale si passa così alla formulazione di politiche moderne e operative. Ma il punto critico, ha avvertito Darnis, è che in Europa le definizioni del Mediterraneo sono plurali.
"Non c’è un oggetto mediterraneo condiviso nei Balcani, in Italia, in Europa o in Spagna", ha spiegato. Per questo, se il concetto funziona molto bene nella comunicazione e nella politica italiana, può richiedere una traduzione diversa quando si cercano convergenze con altri Paesi o finanziatori europei.
Il confronto con la Francia è particolarmente interessante. Darnis ha ricordato il tentativo di Nicolas Sarkozy di lanciare l’Unione del Mediterraneo, poi diventata Unione per il Mediterraneo. Una visione che prevedeva l’integrazione tra sponda nord e sponda sud, ma che si è rivelata difficilmente praticabile per instabilità, crisi di sicurezza e divisioni tra gli Stati del Sud.
La visione francese, ha spiegato, è legata alla storia coloniale e guarda soprattutto al Maghreb. Quella italiana, invece, appare più proiettata verso il Sud e si intreccia oggi con il Piano Mattei per l’Africa. Per Darnis, Francia e Italia restano economie profondamente integrate, anche con la Germania, ma competono e dialogano quando guardano verso Africa, Maghreb, gasdotti, oleodotti e grandi connessioni.
Il paradosso, ha concluso, è che l’Italia può usare con efficacia il concetto di Mediterraneo nel dibattito interno, ma all’estero potrebbe doverlo scomporre in categorie più operative: politica africana, politica maghrebina, politica balcanica. Solo così la proiezione mediterranea italiana può diventare più comprensibile ed efficace anche fuori dai confini nazionali.