Il Mediterraneo è il quadrante più naturale della proiezione internazionale italiana, ma anche quello che il Paese ha finito per dimenticare. Lo ha detto Raffaele Marchetti, professore Luiss, direttore del Ciss e del Diplosec, intervistato da Adnkronos durante la diretta speciale dalla Luiss in occasione di Diplosec, il Diplomatic and Security Forum.
Marchetti ha spiegato che il Ciss, Center for International and Strategic Studies della Luiss, nasce per studiare, analizzare e insegnare gli affari internazionali, lavorando all’intersezione tra politica estera, difesa e proiezione internazionale dell’Italia. "Non ci interessa tanto studiare le crisi o i fenomeni internazionali in quanto tali, ma capire le loro ricadute sugli interessi nazionali italiani, le opportunità e le minacce", ha chiarito.
La quarta edizione di Diplosec è stata dedicata al Mediterraneo proprio perché, ha sottolineato Marchetti, è il quadrante "più ovvio" per l’Italia e al tempo stesso quello meno presente nella percezione pubblica. "Se chiediamo a una persona per strada come si sente, la risposta sarà invariabilmente: europeo, piuttosto che mediterraneo. Anzi, in alcuni casi dirsi mediterraneo suona anche un po’ denigratorio", ha osservato.
Per il direttore del Ciss, questo rappresenta un problema strategico e culturale. Le fasi di maggiore fortuna italiana, nella sua lettura, sono state quelle in cui il Paese ha saputo sfruttare le opportunità del mare. Negli ultimi 70 anni, invece, l’Italia ha guardato soprattutto a nord, verso l’Europa continentale. "Oggi ne paghiamo ancora le conseguenze", ha detto.
Da qui una domanda identitaria: l’Italia vuole essere un Paese che si riconosce come mediterraneo e prova a sfruttarne le opportunità, oppure un Paese continentale che guarda soprattutto a nord? La risposta ha conseguenze concrete anche sul piano territoriale. Se il baricentro strategico è l’Europa continentale, il Nord Italia diventa centrale; se invece il baricentro guarda al Mediterraneo, bisogna riscoprire le potenzialità del Sud e della Sicilia.
Marchetti ha poi illustrato un progetto di cui il Ciss sta studiando la prefattibilità: un tunnel tra Sicilia e Tunisia. "Un progetto molto fuori dalle righe, ma con un valore strategico enorme", lo ha definito. L’infrastruttura, lunga circa 140 chilometri e profonda 300 metri, potrebbe costare tra i 30 e i 40 miliardi e avrebbe vantaggi economici, politici, simbolici e di sicurezza.
Il confronto è con il progetto di collegamento tra Spagna e Marocco. "Qui c’è un tema competitivo: vogliamo arrivare secondi o primi nell’integrazione infrastrutturale tra Europa e Africa?", ha chiesto Marchetti. L’Italia, ha aggiunto, ha un vantaggio funzionale: è al centro del Mediterraneo e dell’Europa. Ma questo vantaggio può essere sfruttato solo con consapevolezza e ambizione politica.
L’obiettivo, per Marchetti, è riposizionare l’Italia "al centro del Mediterraneo come attore indispensabile", il partner necessario per qualsiasi azione dell’Europa nel quadrante mediterraneo.