Parlare di sicurezza italiana oggi significa già parlare di Mediterraneo. Lo ha detto Elisabetta Trenta, direttrice dell’Osservatorio sulla sicurezza nazionale di UniPegaso ed ex ministra della Difesa, intervistata da Adnkronos durante la diretta speciale dalla Luiss in occasione di Diplosec, il Diplomatic and Security Forum.
"Io non riesco, neanche provandoci, a tenere separati i due discorsi", ha spiegato Trenta. Dal Mediterraneo dipendono la sicurezza economica, quella energetica, il commercio marittimo, la protezione dei gasdotti, degli oleodotti e dei cavi per le comunicazioni. È il quadrante in cui si concentrano molte delle vulnerabilità e delle opportunità dell’Italia.
Secondo Trenta, una delle difficoltà principali è far comprendere e condividere l’importanza della dimensione mediterranea anche agli altri Paesi europei, soprattutto a quelli del Nord Europa. "È proprio l’ambito all’interno del quale dobbiamo lavorare", ha detto, sottolineando che senza Mediterraneo non si può parlare davvero di sicurezza nazionale italiana.
L’ex ministra ha accolto positivamente il fatto che oggi si discuta di strategia di sicurezza nazionale italiana, ma ha proposto un passo ulteriore: cominciare a parlare anche di una strategia di sicurezza mediterranea. Non necessariamente un nuovo organismo internazionale, ha precisato, perché in questa fase le architetture multilaterali non sempre funzionano. Piuttosto, una piattaforma capace di mettere insieme i Paesi del Sud Europa e del Nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo.
La logica, secondo Trenta, è semplice: molti di questi Paesi condividono le stesse sfide. Energia, risorse economiche, clima, rotte commerciali e sicurezza possono essere terreni di competizione, ma potrebbero diventare anche terreni di collaborazione. "È veramente soltanto un cambio di prospettiva", ha spiegato.
Costruire questo cambio di passo è la parte più difficile, ha ammesso. Ma proprio nei momenti di crisi servono scelte ambiziose. Una piattaforma mediterranea di sicurezza, nella sua visione, potrebbe trasformare un’area attraversata da tensioni in uno spazio di cooperazione più stabile e utile anche agli interessi italiani.