Diplosec, Zanetti: "Economia del mare vale il 12% del Pil, ora rafforzare porti e competenze"

Mario Zanetti, - (Adnkronos)
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12 giugno 2026 | 14.55
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L’instabilità in Medio Oriente, da Hormuz al Mar Rosso, mostra quanto l’economia del mare sia centrale e vulnerabile per l’Italia. Lo ha detto Mario Zanetti, amministratore delegato di Costa Crociere e delegato di Confindustria per l’economia del mare, intervistato da Adnkronos durante la diretta speciale dalla Luiss in occasione di Diplosec, il Diplomatic and Security Forum.

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Per il settore crocieristico, ha spiegato Zanetti, gli impatti della crisi mediorientale sono gli stessi che i consumatori avvertono ogni giorno: aumento dei costi energetici e inflazione sui prodotti di consumo. La sfida per le compagnie è mantenere il prodotto competitivo, cioè continuare a offrire il miglior rapporto tra valore e prezzo pagato dal consumatore.

Ma il tema riguarda l’intera economia del mare. "Per il nostro Paese vale il 12% del Pil, parliamo di oltre 200.000 aziende coinvolte e più di un milione di addetti", ha ricordato Zanetti. Numeri che rendono il settore strategico per l’economia nazionale. Il mare, però, è interconnesso: ciò che accade a Hormuz o nell’accesso al Mar Rosso e al canale di Suez può avere effetti rilevanti anche sui traffici del Mediterraneo.

Zanetti ha ricordato che il Mediterraneo copre un terzo delle rotte globali e che attraverso questo mare transitano i due terzi degli approvvigionamenti energetici europei e il 35% di quelli di greggio. Per questo, ha osservato, il Mediterraneo gioca un ruolo fondamentale rispetto alle crisi in corso nelle grandi strettoie del commercio globale.

Il momento attuale, secondo l’ad di Costa Crociere, deve servire a evidenziare le vulnerabilità del sistema Paese e a lavorarci. Le priorità sono l’efficienza dei porti, la semplificazione della governance e della burocrazia, infrastrutture capaci di rendere più fluido e veloce il passaggio terra-mare, competenze e digitalizzazione.

Zanetti si è soffermato anche sul tema europeo dell’Ets marittimo. Come Confindustria, ha spiegato, la revisione del sistema è considerata necessaria. L’Ets, nella sua forma attuale, crea una disparità competitiva tra aree del mondo, in particolare nel Mediterraneo, dove la sponda nord è sottoposta alla regolamentazione e quella meridionale no.

Il settore del mare, ha ricordato, trasporta oltre l’80% delle merci mondiali e in Italia circa il 60% dell’import e dell’export, ma produce poco più del 2% delle emissioni inquinanti mondiali. È un comparto che ha già investito nella transizione energetica. Per questo, ha concluso Zanetti, se da una parte c’è l’opportunità di rivedere l’Ets, dall’altra è fondamentale che i fondi generati dal settore tornino al settore stesso, per continuare a finanziare la transizione.

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