Domani summit Ue "complesso", no decisioni in vista

I leader dell'Unione si riuniscono a Bruxelles per un vertice che avrebbe dovuto occuparsi di competitività, ma l'agenda è stata 'dirottata' dalla nuova guerra del Golfo. Profonde divergenze sulle soluzioni per l'impennata dei prezzi dell'energia, mentre Ungheria e Slovacchia continuano a bloccare il prestito all'Ucraina.

Interno dell'Europa Building, sede del Consiglio Europeo a Bruxelles (foto Adnkronos)
Interno dell'Europa Building, sede del Consiglio Europeo a Bruxelles (foto Adnkronos)
18 marzo 2026 | 19.59
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Mentre Usa e Israele bombardano l'Iran senza sosta e senza aver consultato gli alleati europei, mentre il prezzo del Brent, il greggio di riferimento europeo, quota sopra 108 dollari al barile e la guerra in Ucraina continua da oltre quattro anni, i leader Ue si riuniscono domani a Bruxelles per un Consiglio Europeo che sarà sicuramente molto lungo. La bozza delle conclusioni è "oceanica", per dirla con una fonte diplomatica: consta di ben settanta punti, diciassette solo per l'Ucraina. Di regola, la lunghezza del testo è inversamente proporzionale alla pregnanza del summit: "Grandi decisioni non ce ne sono", conferma una fonte diplomatica.

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Il vertice dei leader potrebbe protrarsi fino a venerdì, anche se il presidente Antonio Costa punta ancora a contenere i lavori nella sola giornata (sera compresa) di domani. L'agenda si è progressivamente gonfiata, sotto il peso dell'attualità: comprende, in ordine sparso, la competitività dell'Ue, le guerre nel Medio Oriente, l'Ucraina, l'Mff 2028-34, la sicurezza e la difesa e le migrazioni, più l'Eurosummit con i presidenti della Bce Christine Lagarde e dell'Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis.

Oltre alla presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola e a quello ucraino Volodymyr Zelensky, presenze fisse nei summit Ue (il secondo sarà collegato in videoconferenza), i leader avranno anche modo di pranzare con il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. I lavori inizieranno alle 10, con i primi arrivi dei capi di Stato e di governo previsti per le 8.30, per protrarsi fino a tarda sera, ma è "possibile" che alla fine occorreranno "due giorni" per esaurire l'agenda del summit.

Leader divisi su rimedi a rincari energia

Nei piani della presidenza, questo Consiglio Europeo avrebbe dovuto essere il summit dell'agenda per la competitività concordata a grandi linee nell'informale tenuto nel castello di Alden-Biesen, nel Limburgo, il mese scorso. Ma la guerra in Iran, scatenata dall'attacco di Israele e Usa, ha 'dirottato' l'agenda. Sarà dunque un Consiglio Europeo "complesso", pronostica una fonte diplomatica.

Una delle principali discussioni, "se non la discussione" principale del vertice, verterà sui prezzi dell'energia e su come affrontarne l'aumento che, già cospicuo prima dell'attacco israelo-statunitense contro l'Iran, si va facendo ancora più preoccupante. Su questo argomento, ma non è una novità, i leader dell'Ue sono divisi, come lo erano ai tempi della crisi energetica seguita all'invasione su larga scala dell'Ucraina. Per arrivare a concordare un tetto al prezzo del gas, chiesto a gran voce e instancabilmente dall'allora presidente del Consiglio Mario Draghi, le quotazioni al Ttf di Amsterdam dovettero schizzare ben oltre i 300 euro al megawattora.

Ora, con il prezzo del barile di petrolio che, a detta di diversi esperti, potrebbe superare i 200 dollari se lo Stretto di Hormuz non riaprirà in fretta al passaggio delle petroliere, l'Ue pare avviata a recitare lo stesso copione. Per l'alto funzionario Ue, "la crisi che stiamo affrontando ora non è seria come quella del 2022". Secondo una fonte diplomatica, dunque, "c'è il rischio" che la storia si ripeta: inazione per mesi, crisi acuta e poi risposta europea, solo quando ormai è inutile.

Riserve Italia e Polonia a testo su energia

Il problema è che i 27 Paesi hanno mix energetici diversi e danno, dunque, letture molto diverse della situazione che si va determinando. Su come affrontarla i leader europei, avendo "diagnosi diverse", hanno idee differenti sulle "medicine" da usare. Dunque, "è difficile concordare su una stessa ricetta", spiega un alto funzionario. Per una fonte diplomatica, comunque, non c'è il rischio che il summit si chiuda senza conclusioni sull'energia: in un momento come questo, con i prezzi del petrolio alle stelle, sarebbe "lunare". Però il testo delle conclusioni sull'energia non è chiuso: Italia e Polonia hanno ancora riserve e non hanno dato via libera. Dovranno dunque discuterne i leader.

Va "affrontato" il nodo dei prezzi dell'elettricità, ma su questo ci sono vedute diverse: "Una grande maggioranza di Paesi membri ha detto che la struttura del mercato elettrico", che è congegnata in modo da far dipendere i prezzi dell'energia elettrica da quelli del gas, "non deve essere cambiata". E' la posizione di diversi grandi Paesi membri, a partire dalla Germania. E infatti, spiega una fonte diplomatica, "di decoupling non parla ormai quasi nessuno". Tutt'al più, si parla di interventi 'a latere', ad esempio sulle cosiddette 'bidding zones', le zone del mercato: la Slovacchia, per esempio, pur avendo una quota del gas nel mix piuttosto bassa, si vede il prezzo dell'elettricità determinato dal prezzo del gas in Germania, solo perché fa parte della stessa 'bidding zone'.

Mentre in Italia l'impennata dei prezzi dell'energia genera preoccupazione, visto il peso che ha il gas (non russo) nel nostro mix, c'è tutta una serie di Paesi, spiega una fonte diplomatica, che pensa che dalla crisi attuale si possa uscire semplicemente "accelerando sulle rinnovabili". Sicuramente accelerare sulle rinnovabili è una buona idea, ma non è una soluzione applicabile nell'immediato.

Nove Paesi scrivono a von der Leyen sull'Ets

Divergenze notevoli si riscontrano anche su un tema concatenato al precedente, l'Ets, l'Emissions Trading System, che "per la maggioranza dei Paesi membri è uno strumento di mercato che esiste da molti anni ed è importante mantenerlo funzionante", mentre oltre un terzo dei Paesi membri, dieci (sufficienti a formare una minoranza di blocco), tra cui Italia, Polonia e Romania, la pensano diversamente. Certo, concede la fonte, "il prezzo delle quote Ets ha un certo peso" sui prezzi dell'elettricità dei Paesi più dipendenti da fonti fossili, quindi ci sono dei "problemi che vanno affrontati". E quindi, "mi aspetterei" indizi sulle soluzioni da applicare nelle "conclusioni" del Consiglio Europeo.

Un alto funzionario Ue nota che si tratta di un campo "non facile" e che nel Consiglio Europeo ci sono "vedute diverse". Tuttavia i dieci leader, nella lettera, avanzano delle richieste molto precise che, tutto sommato, rientrano nel novero delle possibilità che la Commissione potrebbe prendere in considerazione. Anzitutto, si chiede una estensione delle quote gratuite dell'Ets 1 oltre il 2034, con un ammorbidimento del phase out, per evitare di imporre "oneri eccessivi" alle industrie durante il periodo di transizione. Inoltre, si chiede alla Commissione di anticipare la revisione dell'Ets, presentandola entro la fine di maggio "al più tardi", non entro l'estate come aveva annunciato.

Sono richieste diverse da quelle che l'Italia aveva avanzato in un primo momento, come la sospensione dell'Ets, e sono appoggiate da ben nove Paesi, che la Commissione non può permettersi di ignorare, anche perché possono formare una minoranza di blocco in Consiglio. La stessa lettera sulla competitività inviata da von der Leyen segnala passi avanti da parte della Commissione: insomma, le posizioni si stanno avvicinando, anche perché quello che preme all'Italia non è tanto il mezzo, cioè sospendere l'Ets, quanto il fine: abbassare i prezzi dell'energia, in un modo o nell'altro, che è interesse nazionale, a prescindere dagli schieramenti politici.

Il nodo del prestito all'Ucraina, bloccato da Ungheria e Slovacchia

Un altro nodo è quello del prestito da 90 miliardi all'euro per l'Ucraina per il 2026-27, concordato nello scorso dicembre e bloccato dal doppio veto di Slovacchia e Ungheria. L'unanimità non si può aggirare, anche se von der Leyen aveva detto e ripetuto di avere in serbo alternative: deve essere modificato il regolamento sull'Mff 2021-27 e occorre l'unanimità a 27, non si scappa, anche se poi il prestito si farà a 24, senza Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Visto che Orban ha tenuto duro sul veto, i presidenti Costa e Ursula von der Leyen si sono risolti a fare pressione su Volodymyr Zelensky, ottenendo infine una lettera in cui si impegna a riparare l'oledotto Druzhba, grazie a fondi e aiuti dell'Ue.

Ma al premier Viktor Orban, impegnatissimo in una campagna elettorale nella quale viene dato da alcuni sondaggi in svantaggio sui rivali di Tisza, non basta: ha già detto che, in assenza di petrolio russo, non ci saranno soldi per l'Ucraina. Anche perché l'Ungheria sostiene che i russi avrebbero colpito solo un deposito e che l'oleodotto potrebbe essere rimesso in sesto rapidamente; gli ucraini dicono invece che occorrerà realizzare un bypass e che ci vorrà un mese e mezzo. Dopo giorni di traccheggiamenti e pubblici dinieghi, l'Ue si è decisa a mandare esperti a verificare sul posto come stanno le cose. Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha pubblicamente accusato l'Ue di essere in combutta con Kiev, al fine di influire sulle elezioni politiche del 12 aprile

Antonio Costa ha parlato ieri con il leader ungherese e, pazientemente, prova a separate le due cose, mentre la Commissione le ha legate esplicitamente in un comunicato, salvo correggersi poco dopo, evidentemente dopo telefonate piovute dall'altro lato di Rue de la Loi. Il prestito da 90 miliardi "va approvato il prima possibile", ha spiegato l'alto funzionario, dato che "è già stato concordato" nel summit di dicembre. E le decisioni prese nel Consiglio Europeo si rispettano: è la linea che ha tenuto anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il fatto che gli venga rinfacciato di venir meno alla parola data è forse l'unica cosa che "dà fastidio" a Orban, perché "sa che è vero", osserva una fonte diplomatica.

Conclusioni sull'Ucraina a 26

Malgrado Orban faccia fuoco e fiamme via social, l'alto funzionario prevede che una soluzione arriverà "assai a breve", anche se non sono in pochi a scommettere che il leader ungherese resisterà almeno fino alle elezioni del 12 aprile, prima di dare via libera. Una fonte diplomatica si dice "non molto ottimista", dato che quella tra le istituzioni Ue e l'Ungheria è ormai "una crisi di fiducia", come è evidente dai tweet che piovono ogni giorno da Budapest.

Tanto più che Kiev, dopo che l'Ue ha concordato il prestito da 90 miliardi nel dicembre scorso, ha fatto un accordo con il Fondo Monetario Internazionale che gli dà "un po' più di respiro", forse fino a "maggio", comunque un tempo sufficiente a 'scavallare' le elezioni in Ungheria. Per inciso, se anche Orban dovesse perderle (cosa tutt'altro che certa), sarebbe in carica quasi sicuramente ancora nel summit Ue di giugno. Quindi, in teoria, potrebbe bloccare fino ad allora sia il prestito che il ventesimo pacchetto di sanzioni, del quale ormai non si parla quasi più (anche se viene citato nelle conclusioni).

Un'altra questione, per Costa, è quella della riparazione dell'oleodotto Druzhba, che portava il greggio russo a Slovacchia e Ungheria, perché riguarda la "sicurezza energetica" di due Paesi membri dell'Ue e, dunque, è un problema che andrà risolto, cosa che Zelensky si è impegnato a fare, nella lettera diffusa oggi. Intanto, come oramai accade regolarmente da almeno un anno, le conclusioni sull'Ucraina verranno approvate a 26, il che vuol dire che, tecnicamente, non sono conclusioni del Consiglio Europeo e non hanno lo stesso valore giuridico. A 26 se va bene: non è ancora chiaro che cosa farà la Slovacchia. Meno problemi, invece, sembra porre la Repubblica Ceca di Andrej Babis.

Stretto Hormuz, 'nessuno vuole infilarsi in un conflitto'

Sempre in tema Ucraina, l'Italia e altri Paesi del Sud Europa hanno ottenuto di inserire nelle conclusioni un riferimento alla vicenda della nave metaniera russa attaccata (forse da droni ucraini) nel Mediterraneo, che da giorni va alla deriva, senza equipaggio, con il suo carico di idrocarburi. Visto che incidenti simili rischiano di provocare un disastro ecologico nel Mediterraneo, i Med 5 (Italia, Spagna, Malta, Grecia e Cipro) si attendono un approccio europeo su questo problema e dovrebbero scrivere una lettera in proposito ai presidenti dell'Ue, Costa e von der Leyen.

Riguardo alle guerre in Medio Oriente, con particolare riferimento all'Iran e al Libano, senza dimenticare la situazione a Gaza e in Cisgiordania, l'alto funzionario si aspetta un "dibattito molto concreto". I Paesi europei, nota, "non hanno iniziato la guerra", anche se devono "affrontarne le conseguenze". Ci si può attendere un "coordinamento concreto degli Stati membri su come l'Ue possa contribuire ad una de-escalation nell'area" e a favorire "un ritorno alla diplomazia da tutte le parti in causa".

Il segretario generale dell'Onu Guterres "ha indicato la possibilità di una soluzione" favorita dalle Nazioni Unite. "Speriamo che il conflitto termini il più presto possibile", chiosa l'alto funzionario. Una fonte diplomatica, dal canto suo, non si aspetta grandi novità su Hormuz dalla colazione con Guterres, anche perché "non c'è alcuna voglia, da nessuna parte, di infilarsi in un conflitto" con l'Iran.

Prevista discussione su preferenza europea

E' previsto anche un dibattito sull'agenda per la competitività decisa nell'informale al castello di Alden-Biesen, nel Limburgo, che avrebbe dovuto essere il 'cuore' di questo summit, ma non lo sarà, a causa di problemi più urgenti. L'agenda prevede misure "molto concrete", a partire dal cosiddetto 28esimo regime per le imprese, che è stato presentato oggi e che però, come già chiarito da von der Leyen, non riguarda la legislazione in materia di lavoro né quella fiscale, nonché avanzare sulla "semplificazione", cioè gli Omnibus, che paiono essere diventati la cifra della von der Leyen due, al posto del Green Deal che dominava l'agenda della prima Commissione guidata dalla politica tedesca.

Visto che i prezzi dell'energia fanno parte della discussione sulla competitività dell'Ue, è probabile che l'attenzione dei leader si focalizzi più su quelli che su altri temi, che pure saranno sul tavolo come la riduzione delle dipendenze economiche, la sovranità tecnologica e le tutele dalla "concorrenza sleale". La questione della preferenza europea, prevede una fonte diplomatica, potrebbe provocare una "discussione" tra i leader, dato che la Francia insiste molto, mentre altri Paesi, come l'Italia, preferiscono un'interpretazione assai più larga di questo concetto. In agenda anche la difesa e la sicurezza, oltre alle migrazioni, che sono tuttavia argomenti sui quali non è attesa una discussione tra i leader.

Sull'Mff 2028-34, il quadro finanziario pluriennale dell'Ue, una fonte diplomatica ammette che sarà "difficile" portare i leader a concentrarsi, anche perché i temi sui quali dovrebbero dibattere sono tutt'altro che "sexy": la governance e le risorse proprie, questione annosa e tuttora irrisolta, sulla quale gli Stati membri hanno una gamma di posizioni che vanno da quella iperfrugale della Svezia, per la quale non c'è alcun bisogno di nuove risorse proprie, a quella della Francia e del Portogallo, secondo i quali senza nuove risorse proprie Ue non può esserci un nuovo Mff 2028-34. Mettersi d'accordo sarà difficile, come sempre quando si tratta di soldi. L'obiettivo resta arrivare a fine giugno con una 'negobox', con "numeri", sulla quale negoziare la versione finale del quadro finanziario pluriennale dell'Ue. L'unica cosa certa, allo stato, è che quello di marzo sarà un Consiglio Europeo molto lungo. (di Tommaso Gallavotti)

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