Jill Dougherty, storica corrispondente CNN da Mosca e oggi docente alla Georgetown University, nonché autrice del libro "Russia from Within", ha spiegato ai microfoni di Adnkronos durante la diretta dalla Lennart Meri Conference di Tallinn perché l'Occidente continua a fraintendere la Russia.
"La Russia non ha attraversato l'Illuminismo, non ha avuto un Rinascimento come l'Italia", ha detto. "Putin viene dalla parte più repressiva della società sovietica: il KGB. Può sembrare un politico normale, ma la sua mancanza di fiducia verso l'Occidente (e a tratti il disprezzo) è qualcosa di reale e difficile da capire per un occidentale."
Sul tema della sconfitta russa, Dougherty ha commentato la tesi di Garry Kasparov, il campione di scacchi e dissidente russo in esilio che dal palco della conferenza ha chiesto una sconfitta totale e inequivocabile di Mosca come precondizione per qualsiasi cambiamento politico in Russia. "Il problema è che Putin può ridefinire la realtà. Potrebbe ritirarsi e dichiarare ugualmente di aver raggiunto i suoi obiettivi, cambiando semplicemente il lessico", ha spiegato. Ha però aggiunto che se i russi percepiranno una sconfitta vera - con circa 350.000 soldati morti e oltre un milione tra morti e feriti - "qualcuno dovrà pagarne le conseguenze politiche".
Quanto alla posizione di Washington, il giudizio di Dougherty è netto: gli Stati Uniti non sono più orientati a sostenere l'Ucraina verso una vittoria sul campo. "I negoziati sono sostanzialmente bloccati. Gli USA hanno smesso di fornire la maggior parte delle armi che davano in precedenza. Ora è un peso che grava sulle spalle europee. È il vostro problema, come direbbe il presidente", ha concluso.