Washington - Un piccolo guasto elettrico. Ma abbastanza per far tornare indietro l’aereo presidenziale di Donald Trump, nel suo viaggio da Washington a Davos, quando già stava costeggiando New York. "Un eccesso di cautela", ha dichiarato la Casa Bianca. Il problema è stato individuato dall'equipaggio poco dopo il decollo, quando alcune luci della cabina passeggeri hanno smesso di funzionare. Un vero pericolo non c’è mai stato.
Allo stesso tempo, il problema sarebbe stato più serio di quanto la portavoce presidenziale Karoline Leavitt abbia detto, considerando che il sistema elettrico di un aereo consente ai piloti di azionare tutti gli altri apparati, compresi quelli essenziali come i comandi di volo. I sistemi elettrici degli aerei dispongono di alternative di riserva, il che suggerisce che in questo caso i piloti abbiano rilevato un problema "relativamente critico".
I modelli più vecchi, come quelli dell’attuale Air Force One, dipendono meno dall'elettricità rispetto alle versioni più moderne, ma nessuno ha voluto correre rischi. Mentre il mistero dietro quest’improvviso guasto è durato poco, il rientro dell'aereo è stato seguito con trepidazione nel csui siti che tracciano i voli come FlightRadar24. Il velivolo è atterrato alla base del Maryland verso le 23 ora locale, dopo che era decollato poco prima delle 22. Infine, il presidente americano ha lasciato senza problemi l’AF1 per poi salire a bordo di un più piccolo Boeing 757, usato spesso per i collegamenti all’interno degli Stati Uniti e dal vicepresidente JD Vance.
Dopo l'atterraggio dell'Air Force One, il personale si è affrettato a trasferire i bagagli tra i due velivoli, mentre l'equipaggio spostava rapidamente scatole di frutta, panini confezionati e bevande, secondo quanto riferito dai giornalisti del pool, il gruppo di reporter che accompagna il presidente durante i suoi viaggi. Il rapido pitstop non ha impedito a Trump di arrivare puntuale al suo discorso a Davos, nonostante l’atterraggio in Svizzera con diverse ore di ritardo, poco prima dell’inizio del suo speech.
Ciononostante, il ritorno alla base militare di Andrews e il rapido cambio d’aereo hanno riaperto il dibattito sugli aerei del presidente e i problemi che lo accompagnano da molto tempo. Air Force One, va ricordato, è la designazione data a qualsiasi aereo dell'Aeronautica Militare americana che trasporta il presidente, e la flotta comprende due Boeing 747 appositamente modificati per questo scopo.
Entrambi gli aerei sono entrati in servizio oltre 35 anni fa – precisamente nel 1990 – e hanno presentato problemi di manutenzione, tanto che Trump si è lamentato spesso della situazione durante le sue due presidenze, specie per via dei ritardi nella consegna dei nuovi velivoli presidenziali e i costi che hanno superato svariati miliardi di dollari.
Nonostante i guasti siano stati veramente rari nel corso degli anni, i pezzi per i vecchi AF1 sono diventati difficili da trovare, dopo più di 30 anni dalla sua realizzazione. L’Air Force One viene paragonato, oggi, a una vecchia auto d’epoca: sicura, efficace, funzionale, ma che consuma troppo, causa spesso grattacapi e non si sa quando può lasciarti a piedi.
Nel 2018 Boeing ha firmato un accordo per convertire due aerei 747-8 in modo che diventino i prossimi "Air Force One", per un costo di 3,9 miliardi di dollari. Originariamente costruiti per una compagnia aerea russa ma mai consegnati, i jet di nuova generazione dovevano essere completati entro il 2022, per poi spostare la data di consegna al 2024.
Al momento, dovrebbero arrivare a metà del 2028, a causa dei ritardi e delle aggiunte extra necessarie: quando saranno consegnati, Trump già non sarà più presidente. A dicembre, l'aeronautica militare statunitense ha apportato una modifica al contratto esistente con Boeing, del valore di 15,5 milioni di dollari, portando il costo complessivo del contratto a oltre 4,3 miliardi di dollari.
C’è anche la questione del Boeing qatariota 747-8 donato dal governo di Doha all’amministrazione Trump, lo scorso maggio. "Il jet qatariota ora suona molto meglio come idea", ha scherzato Leavitt durante il cambio di velivolo ieri sera. Il presidente lo ha accettato con grande entusiasmo, nonostante richiederà ingenti lavori prima di poter essere considerato sufficientemente sicuro per essere utilizzato come Air Force One. "Solo una persona stupida rifiuterebbe questa offerta”, aveva detto Trump lo scorso anno, descrivendo il jet di lusso come “un palazzo con le ali”.
Non è chiaro quanto tempo impiegherà il dipartimento della Difesa per implementare le misure di sicurezza necessarie sul nuovo aereo, mentre ha sollevato diverse preoccupazioni di natura legale, etica e di sicurezza. Secondo gli esperti, i costi per essere realmente certi che il mezzo sia a prova d’intercettazioni e hackeraggi – essendo un regalo di un altro paese – potrebbero quasi superare il prezzo per acquistarne uno nuovo di fabbrica.
Il presidente ha affermato che l'aereo potrebbe essere pronto per l'uso il mese prossimo, al massimo due mesi, nonostante il profondo scetticismo di esperti ed ex funzionari del settore aeronautico. Le stime più realistiche ritengono che il Boeing del Qatar potrebbe essere operativo fra minimo un anno o due.
Inoltre, il velivolo qatariota ha generato critiche perché non resterà in mano del prossimo presidente: alla fine del mandato di Trump, il jet sarà destinato alla biblioteca presidenziale del repubblicano, rimanendo in possesso del tycoon di New York per il resto della sua vita. (di Iacopo Luzi)