Secondo l'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran, l'attacco al sito viola il Trattato di non proliferazione nucleare
L'impianto di Natanz, colpito da un attacco nella guerra israelo-americana contro l'Iran, è considerato il cuore del programma nucleare della Repubblica islamica. In questo sito, che sorge nella provincia di Isfahan su una pianura adiacente alle montagne a sud di Qom, città santa per gli sciiti, si trovano un impianto di arricchimento del combustibile (Fuel Enrichment Plant, Fep) e un impianto pilota di arricchimento del combustibile (Pilot Fuel Enrichment Plant, Pfep). Secondo l'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran, l'attacco al sito viola il Trattato di non proliferazione nucleare.
Natanz è costituito da tre edifici sotterranei, due dei quali progettati per contenere fino a 50mila centrifughe per l'arricchimento dell'uranio, e sei edifici fuori terra. Due di questi ultimi sono capannoni di 2.500 metri quadrati utilizzati per gli assemblaggi delle centrifughe a gas. In questo impianto super-protetto e in quello di Fordow (altro sito chiave per l'arricchimento), l'Iran ha prodotto la stragrande maggioranza del suo combustibile nucleare.
L'Organizzazione iraniana per l'energia atomica ha annunciato di aver effettuato a seguito dell'attacco sull'impianto nucleare di Natanz "valutazioni tecniche e specialistiche" in merito alla contaminazione radioattiva e che, sulla base dei risultati, "non è stata segnalata alcuna perdita di materiale radioattivo presso l'impianto e non sussiste alcun pericolo per i residenti delle aree circostanti". In una dichiarazione riportata dai media iraniani, l'organizzazione condanna l'attacco, affermando che costituisce una "violazione del Trattato di non proliferazione nucleare e di altre normative relative alla sicurezza nucleare".