Iran, analista Teheran: "Intesa non garantisce fine guerra, nel Paese restano dubbi"

A picture taken on August 16, 2008 shows an Iranian flag fluttering in front of Iran's Safir Omid rocket, which is capable of carrying a satellite into orbit, before it's launch in a space station at an undisclosed location in the Islamic republic. Iran said on August 17 it had successfully launched the rocket, a move that could further exacerbate tensions with the West over its nuclear drive. AFP PHOTO/STR/VAHIDREZA ALAI (Photo credit should read VAHIDREZA ALAI/AFP/Getty Images) - AFP/Getty Images
A picture taken on August 16, 2008 shows an Iranian flag fluttering in front of Iran's Safir Omid rocket, which is capable of carrying a satellite into orbit, before it's launch in a space station at an undisclosed location in the Islamic republic. Iran said on August 17 it had successfully launched the rocket, a move that could further exacerbate tensions with the West over its nuclear drive. AFP PHOTO/STR/VAHIDREZA ALAI (Photo credit should read VAHIDREZA ALAI/AFP/Getty Images) - AFP/Getty Images
15 giugno 2026 | 17.43
LETTURA: 2 minuti

"La fine della guerra non può ancora essere considerata definitiva e in Iran non mancano le obiezioni all'intesa raggiunta con gli Stati Uniti". Lo afferma in un'intervista all'Adnkronos Afifeh Abedi, analista del Centro di studi strategici di Teheran, commentando l'accordo che dovrebbe aprire la strada a un cessate il fuoco e a futuri negoziati tra Washington e gli ayatollah.

CTA

Per Abedi, l'accordo rappresenta "una vittoria diplomatica e militare per la Repubblica islamica" dal momento che l'Iran è riuscito a ottenere "tre richieste fondamentali senza rinunciare ai propri principi: la fine della guerra, la completa revoca del blocco navale e lo sblocco dei beni congelati. Allo stesso tempo - dichiara - gli Stati Uniti hanno di fatto riconosciuto il peso dell'Asse della Resistenza nella regione, mentre Israele è stato costretto a interrompere la guerra contro il Libano".

L'analista ammette, tuttavia, l'esistenza di critiche all'interno dell'Iran. "Alcuni parlamentari guardano a questa intesa con estrema cautela. Le loro perplessità non riguardano la prospettiva della pace, quanto piuttosto l'affidabilità degli Stati Uniti come interlocutore". Secondo la corrente politica più oltranzista, infatti, Washington ha già violato in passato i propri impegni, come nel caso dell'accordo sul nucleare del 2015 (Jcpoa), e potrebbe utilizzare l'attuale intesa come una semplice 'pausa tattica' per consentire a Israele di ridefinire i propri piani militari contro l'Iran. "Nonostante queste riserve, il sostegno esplicito del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale impone a tutte le forze politiche di rispettare e attuare l'accordo", osserva.

Sul piano militare, Abedi invita a distinguere tra cessate il fuoco e pace duratura. "Questo memorandum d'intesa è un accordo politico per un cessate il fuoco immediato, ma non garantisce la fine permanente della guerra", avverte. A suo giudizio, una conclusione definitiva del conflitto dipenderà dall'effettiva attuazione degli impegni assunti dagli Stati Uniti, compresa la revoca del blocco navale, lo sblocco dei fondi congelati e il rispetto del cessate il fuoco in Libano, oltre che da una reale volontà di perseguire la strada diplomatica.

"L'Iran non ha mai iniziato la guerra", sostiene l'analista, secondo cui tutte le azioni militari di Teheran negli ultimi anni sarebbero state condotte nell'ambito del diritto all'autodifesa. "La fine della guerra dipende quindi dalla cessazione delle azioni ostili da parte di Stati Uniti e Israele". Al tempo stesso, conclude, "non esiste alcuna garanzia che Israele non possa avviare un nuovo conflitto. In definitiva, il successo dei negoziati e la stabilità dell'accordo dipenderanno dalla capacità degli Stati Uniti di contenere Israele".

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche


SEGUICI SUI SOCIAL

threads whatsapp linkedin twitter youtube facebook instagram

ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza