Dalla Cina agli Usa, ecco dove sono bloccati i '100 miliardi di dollari' dell'Iran

La Repubblica islamica continua a insistere sulla restituzione dei fondi congelati

Murales a Teheran - Afp
Murales a Teheran - Afp
18 giugno 2026 | 00.24
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Dalla Cina al Qatar, passando per Iraq, India, Corea del Sud, Giappone, Lussemburgo, Oman e Stati Uniti: decine di miliardi di dollari appartenenti all'Iran sono bloccati all'estero da anni e il loro recupero è diventato uno dei dossier più delicati nei negoziati tra Teheran e Washington. Secondo le autorità iraniane, il valore complessivo degli asset congelati supera i 100 miliardi di dollari, anche se altre stime sono più contenute. Il Wall Street Journal riferisce che la Repubblica islamica punta a ottenere in una prima fase lo sblocco graduale di almeno 24 miliardi di dollari.

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Una parte di questi fondi è congelata da decenni, in alcuni casi quasi da quando esiste la Repubblica islamica, nata con la rivoluzione del 1979. La quota maggiore degli asset bloccati, tuttavia, deriva da pagamenti per le esportazioni di petrolio verso Paesi asiatici, rimasti congelati dopo che nel 2018 l'amministrazione Trump si ritirò dal Jcpoa, l'accordo sul nucleare iraniano, e reintrodusse pesanti sanzioni contro Teheran.

La mappa del tesoro (congelato) di Teheran

Secondo le stime riportate dal quotidiano americano, tra 20 e 50 miliardi di dollari sarebbero bloccati in Cina, principale acquirente di greggio iraniano. Altri 15 miliardi si troverebbero in Iraq, che importa energia elettrica e gas naturale dall'Iran, circa 7 miliardi in India e una cifra analoga in Corea del Sud.

Parte dei fondi detenuti in Corea del Sud è stata trasferita in Qatar nell'ambito di uno scambio di prigionieri tra Teheran e Washington. Nel Paese del Golfo restano circa 6 miliardi di dollari che gli Stati Uniti continuano a non autorizzare a trasferire all'Iran dopo l'attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele da parte di Hamas.

Perché Washington può bloccare i pagamenti

La capacità di Washington di bloccare questi pagamenti deriva dal ruolo centrale del dollaro nel commercio energetico mondiale. Dal momento che la quasi totalità delle transazioni petrolifere internazionali avviene in valuta statunitense, il Dipartimento del Tesoro può escludere dal sistema del dollaro gli istituti finanziari che violano le sanzioni, uno strumento che gli Stati Uniti hanno utilizzato con crescente frequenza negli ultimi due decenni.

Secondo Esfandyar Batmanghelidj, direttore di Bourse & Bazaar Foundation, lo sblocco di una parte dei fondi consentirebbe alle autorità iraniane di rafforzare la valuta nazionale e contenere l'inflazione. Tuttavia, osserva l'esperto, Teheran continuerà ad avere un forte interesse a ottenere un alleggerimento più ampio del regime sanzionatorio imposto dagli Stati Uniti.

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