Lo stop alla navigazione nello stretto ridefinisce anche il mercato globale dei fertilizzanti con un impatto sul cibo strutturale
Non solo benzina e diesel più cari a causa della guerra di Usa e Israele contro l'Iran. La chiusura dello stretto di Hormuz, strategico per il 20% del traffico mondiale di greggio, peserà presto anche sulle nostre tavole dove, già tra qualche mese, potrebbe arrivare meno cibo e più costoso. L'effetto del conflitto, insomma, non si farà sentire solo al distributore.
Lo stop alle navi oltre al mercato globale degli idrocarburi influenza anche quello dei fertilizzanti e, di conseguenza, degli alimenti che saranno colpiti dalla guerra in Medio Oriente molto più a lungo, con una possibile ridefinizione "strutturale". Uno scenario auspicato dalla Russia che è esportatrice di queste commodity (23 per cento dell'export di ammoniaca, 14 per cento di urea agricola e, insieme alla Bielorussia, 40 per cento di derivati dal potassio) e non dallo Stretto. Importatori in Nigeria e Ghana hanno già iniziato a pre acquistare fertilizzanti russi per il terzo trimestre dell'anno. Molti altri Paesi del Sud Globale seguiranno. "I cambiamenti nel mercato dei fertilizzanti saranno più graduali ma irreversibili", scrive Aleksandra Prokopenko, economista con un passato alla Banca centrale russa che ora ha lasciato il Paese. Prima dell'inizio della guerra, passavano dallo stretto il 46 per cento dell'urea esportata via mare e il 30 per cento dell'ammoniaca, un traffico ora paralizzato.
L'impatto al rallentamento dell'export di fertilizzanti sulla produzione di cibo si vedrà fra sei nove mesi, una volta pronti i raccolti impostati in regime di carenza di fertilizzanti, e dopo ancora più tempo, quindi nel 2027, sui prezzi al consumatore. Mentre il costo dei fertilizzanti è già cresciuto: nel caso dell'urea agricola a 604-710 dollari per tonnellata, da 436-494 dollari prima della guerra, o a 750 dollati per tonnellata da 90-498 di fine febbraio, a seconda della provenienza.
Il World Food Program dell'Onu ha già calcolato che potranno esserci 45 milioni di persone in più al mondo, soprattutto in Africa e in Asia, in una situazione di insicurezza alimentare, se la guerra in Iran non finirà entro metà anno e se i prezzi del petrolio rimarranno superiori ai 100 dollari a barile. I Paesi colpiti si getteranno fra le braccia della Russia, che passerà così come Paese garante della sicurezza alimentare, secondo il modello già sperimentato nel 2022, quando l'inizio dell'invasione dell'Ucraina aveva colpito il mercato del grano e dei fertilizzanti, laddove l'aumento del prezzo della prima merce assorbiva quello del secondo, come oggi invece, con il prezzo del grano stabile, non può accadere.
Il Consigliere del Cremlino ed ex direttore dell'Fsb Nikolai Patrushev, in una intervista a Kommersant nei giorni scorsi, ha sottolineato che l'operazione militare di Israele e Stati Uniti è "catalizzatrice della redistribuzione del mercato dell'energia e del blocco della logistica marittima" e ha "conseguenze umanitarie ed economiche imprevedibili", anticipando che la crisi non è provvisoria ma un riallineamento strutturale che Mosca deve sfruttare. Patrushev, che nell'agosto del 2024 è stato nominato presidente della nuova Commissione marittima russa, il cui figlio Dmitry è vice Premier con delega all'agricoltura e alla produzione di fertilizzanti, ha anche proposto di fornire scorte navali ai cargo.
Già nel 2025 la Russia aveva imposto quote alle esportazioni di fertilizzanti per stabilizzare il mercato interno. La pipeline Togliatti-Odessa per l'ammoniaca non opera a causa della guerra in Ucraina. Un nuovo terminal sulla penisola di Taman avrebbe dovuto risolvere in parte la questione ma non è chiaro se è già operativo completamente. Il Cremlino ha già assicurato che "la Russia è uno dei pochi Paesi in grado di assicurare un aumento delle forniture chieste dal mercato". L'aumento del prezzo del petrolio può rientrare ma quello dei fertilizzanti e degli alimenti "è una vittoria di dimensioni diverse. La Russia non approfitterà solo dell'aumento dei prezzi: avrà l'opportunità di convertire il suo potere di mercato in influenza politica e acquisire forza con Paesi la cui neutralità è cruciale per l'Occidente", sottolinea Prokopenko.