Teheran e Washington pagano prezzi diversi ma pesanti. L'unico che ci guadagna? Putin
L'Iran non può evitare la sconfitta, gli Stati Uniti non possono arrivare alla piena vittoria. Teheran e Washington inseguono obiettivi che rischiano di rimanere fuori dalla portata dei paesi protagonisti del conflitto. I raid di America e Israele infliggono un colpo pesantissimo al programma nucleare iraniano. Donald Trump congela la minaccia atomica ma deve fare i conti con un regime che non si piega, come dimostra l'elezione di Mojtaba Khamenei a Guida Suprema, e deve ammortizzare i costi - economici e politici - legati all'impennata del prezzo del petrolio.
La guerra rischia di rivelarsi sostiene un editoriale del Wall Street Journal a firma di Yaroslav Trofimov, secondo cui il conflitto coinvolge ormai 12 Paesi e sta provocando scosse economiche e politiche in tutto il mondo, senza che nessuna delle parti abbia finora raggiunto i propri obiettivi strategici. "Entrambi sembrano aver sbagliato i calcoli su come avrebbe reagito l'avversario", è la sintesi di un editoriale del Wall Street Journal a firma di Yaroslav Trofimov. L'articolo delinea una dinamica che rischia di trasformare lo scontro in una lunga guerra di logoramento senza una chiara via d'uscita.
Secondo fonti americane, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sperava che l'attacco del 28 febbraio contro la leadership iraniana - culminato con l'uccisione della Guida Suprema Ali Khamenei - avrebbe provocato il collasso del regime o almeno aperto la strada a una collaborazione con esponenti più pragmatici, sulla falsariga di quanto avvenuto in Venezuela con Delcy Rodriguez dopo la cattura di Nicolas Maduro. Ma non è accaduto niente di simile: l'Assemblea degli Esperti ha eletto come nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei, figlio del predecessore ed esponente dell'ala più rigida e vendicativa verso gli Stati Uniti.
Sul piano militare e strategico, inoltre, Teheran ha dimostrato di conservare capacità offensive significative. Trump rivendica quotidianamente i successi schiacciati ottenuti dagli Stati Uniti: "Abbiamo distrutto tutto", dice il presidente. Gli Usa hanno colpito oltre 5mila obiettivi, dice il capo degli Stati maggiori riuniti degli Stati Uniti, il generale dell'aeronautica Dan Caine, fornendo un aggiornamento operativo sull'offensiva. Gli Stati Uniti - afferma - hanno affondato più di 50 navi iraniane, rispetto alle oltre 30 di giovedì scorso, "utilizzando una combinazione di artiglieria, caccia, bombardieri e missili lanciati dal mare". Continuano i "progressi significativi" nella riduzione del numero di attacchi missilistici e con droni dall'Iran: i lanci di missili balistici sono in calo del 90% e gli attacchi con droni in calo dell'83% dal primo giorno di guerra, il 28 febbraio. Eppure, tutto questo non basta per far calare il sipario.
Nonostante i bombardamenti, l'Iran continua a lanciare missili e droni contro basi statunitensi, Israele e città chiave dei Paesi del Golfo, oltre ad aver bloccato - e probabilmente anche minato - lo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. L'obiettivo di Teheran, secondo diversi osservatori, è aumentare i costi politici ed economici della guerra. "Il focus iraniano è far capire a Trump quanto questa guerra stia danneggiando l'economia e quanto direttamente gli americani a casa ne subiranno le conseguenze", ha spiegato Ellie Geranmayeh dell'European Council on Foreign Relations, sottolineando che "più il conflitto si prolunga, più Teheran pensa di poter imporre questi costi".
Un conflitto prolungato avrebbe anche un chiaro vincitore indiretto: la Russia di Vladimir Putin. Prezzi elevati di petrolio e gas rappresenterebbero una manna per il Cremlino. Lo ha detto apertamente lo stesso Putin, che ha offerto il greggio russo anche all'Europa. "Sarebbe vantaggioso per il Cremlino se questo conflitto durasse diversi mesi, perché porterebbe a prezzi del petrolio elevati nel breve periodo", ha osservato l'economista Alexandra Prokopenko.
La Russia, sospettata di collaborazione con Teheran a livello di intelligence, può giocare una partita da battitore libero, ritagliandosi un ruolo senza rischio di perdere nulla e accreditandosi, almeno formalmente, come potenziale mediatore. "La Russia è pronta a fornire assistenza al meglio delle sue capacità e sarà lieta di farlo. Ma sapete che questo richiede un'ampia comprensione e un ampio accordo, quindi dovremo avere un po' di pazienza", ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. "Fin dall'inizio di questa situazione, ancor prima dell'inizio della fase militare, Putin ha proposto diverse opzioni per la nostra mediazione e i nostri buoni uffici, che potrebbero contribuire a ridurre le tensioni. Molte di queste proposte sono ancora sul tavolo", ha aggiunto Peskov. Offerta rispedita al mittente: "La Russia non dovrebbe essere coinvolta", la replica di Pete Hegseth, numero 1 del Pentagono.