L'analisi dello scenario che ha portato a un cessate il fuoco di due settimane
La tregua di due settimane nella guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran non è il risultato di un singolo evento, ma di "sette fattori chiave" che hanno inciso sugli equilibri militari, politici ed economici della crisi. Lo evidenzia in un contributo all'Adnkronos Seyed Hossein Mousavian, già portavoce dell’Iran nei negoziati sul nucleare con la comunità internazionale (2003-2005) e oggi visiting professor alla Princeton University.
Secondo Mousavian, il primo elemento decisivo è stato la tenuta dell’Iran sotto pressione militare. "La resistenza di 40 giorni dell’Iran e la potente risposta delle sue forze militari in una 'guerra di sopravvivenza' hanno distrutto la convinzione, durata 47 anni tra i sostenitori della guerra Usa-Israele, secondo cui 'il governo iraniano sarebbe crollato sotto un attacco militare' ". Un secondo fattore riguarda gli effetti economici dell’escalation. Il controllo iraniano dello Stretto di Hormuz, sostiene, ha "provocato il crollo dei mercati finanziari e un forte aumento dei prezzi dell’energia", modificando "non solo i calcoli dei pianificatori della guerra, ma l’intera equazione del conflitto".
Sul piano operativo, Mousavian cita l’operazione "sotto copertura" dell'esercito Usa per il recupero del pilota dell'F15 abbatttuto che, a suo parere, mirava in realtà a "catturare 450 chilogrammi di uranio iraniano arricchito al 60% ed è fallita".
Determinante anche, secondo l’accademico iraniano, la situazione interna nella Repubblica islamica, con una notevole presenza di iraniani scesa nelle strade a sostegno del governo. A questo si aggiunge, sottolinea, il sostegno della diaspora, che "in maggioranza ha partecipato a campagne contro la guerra all’Iran".
Mousavian ha richiamato, poi, il ruolo della sicurezza interna, rimarcando "la forza delle forze militari iraniane nel proteggere i confini e impedire l’ingresso di gruppi terroristici che ha bloccato i tentativi di creare caos e paura nel Paese". Un altro elemento chiave ha riguardato il clima politico internazionale e all'interno degli Usa. "L'aumento dell’opposizione all'interno dell’opinione pubblica americana e globale contro la guerra, la crescente contrarietà di politici statunitensi alla sua prosecuzione e la probabilità di una significativa sconfitta repubblicana alle elezioni di novembre negli Stati Uniti hanno avuto un ruolo determinante", ha osservato.
Infine, secondo Mousavian, ha pesato la dimensione regionale del conflitto, dal momento che "l’espansione regionale della guerra, i pesanti danni inflitti dall’Iran a Israele, alle basi statunitensi e ai Paesi alleati, così come i danni significativi subiti dall’Iran, sono stati tutti elementi considerati da entrambe le parti".
Guardando al futuro, restano due incognite principali: la tenuta della tregua, anche alla luce delle tensioni con Israele sul fronte libanese, e l’eventuale ripresa del dialogo tra Teheran e Washington. "Resta da vedere se i colloqui ad alto livello tra Iran e Stati Uniti, previsti per venerdì in Pakistan, si terranno e produrranno risultati", conclude Mousavian.