La crisi conclamata dell'Onu, funziona sempre di meno quando dovrebbe incidere di più

L'Organizzazione delle Nazioni Unite è ormai unanimemente considerata un contenitore vuoto. Non perché non serva ma perché risponde a un mondo che non c'è più. Servirebbe una riforma profonda, che nessuno vuole veramente

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23 settembre 2026 | 19.18
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Donald Trump parla di Cuba e la delegazione cubana si alza e ne va. Parla il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, e sono gli americani a lasciare l'aula al Palazzo di Vetro. I gesti plateali sono da sempre una ritualità per l'Onu ma oggi assumono un peso diverso, perché l'Organizzazione delle Nazioni Unite è ormai unanimemente considerata un contenitore vuoto. Non perché non serva, tutt'altro. Ma perché risponde a un mondo che non c'è più e servirebbe una riforma profonda, che nessuno vuole veramente portare avanti.

Nel groviglio di crisi geopolitiche che stiamo attraversando, le Nazioni Unite dovrebbe avere il peso necessario a svolgere la funzione per cui sono nate: governare, per quanto possibile, la conflittualità che il mondo esprime. Invece restano prigioniere di uno schema pensato nel 1945: decidono in quindici, i membri permanenti, ma cinque di loro contano molto più degli altri, perché hanno il potere di veto: Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Regno Unito.

Non solo. Prima la guerra in Ucraina, con la Russia che ha polverizzato qualsiasi riferimento possibile al diritto internazionale, e poi il secondo mandato di Trump alla Casa Bianca, con iniziative come il Board of Peace per Gaza a certificare un'interpretazione 'privata' delle relazioni internazionali, hanno definitivamente mortificato le residue speranze di attribuire all'Onu il compito di agire per sanare, o quanto meno compensare, i danni prodotti dalle politiche di potenza dei singoli membri.

Quella delle Nazioni Unite è evidentemente una crisi di rappresentanza, perché non riescono a esprimere la fotografia di un mondo profondamente diverso rispetto a quello che ha investito nella scommessa iniziale. Basti pensare che l’Africa non ha un seggio permanente, così come l’India o il Brasile e i Paesi del mondo arabo. Sostanzialmente, all'Onu possono parlare tutti ma, di fatto, alla fine non decide nessuno.

Ma c'è un elemento di riflessione che va oltre ogni potenziale tentativo o ambizione di riforma. Per definizione, le Nazioni Unite sono, o dovrebbero essere, la massima espressione del multilateralismo. Ma il mondo attuale, come dimostrano le crisi che si susseguono senza sosta a qualsiasi latitudine, sembra aver messo da parte il presupposto fondamentale del multilateralismo: la scelta di condividere sovranità, responsabilità e decisioni. Oggi, di fatto, le Nazioni Uniti sono una stanza in cui alzare la voce o da cui uscire sbattendo la porta. Senza che nulla cambi, dentro e fuori il Palazzo di Vetro. (Di Fabio Insenga)

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