Nell’analisi pubblicata dalla Fondazione Csf, l'ambasciatore Talò traccia la nuova geografia delle rotte globali: Imec, Trieste e i porti adriatici possono diventare uno dei grandi accessi europei ai mercati asiatici
Un piccolo mare che può diventare una delle grandi porte d’Europa verso l’Indo-Pacifico. A condizione che i Paesi della regione superino rivalità nazionali e locali, mettano in rete i porti e le infrastrutture e trasformino la geografia in una strategia comune. È la tesi di Francesco Maria Talò, ambasciatore e inviato speciale dell’Italia per l’Imec, l’India-Middle East-Europe Economic Corridor, in un’analisi pubblicata dalla Fondazione CSF e dalla digital edition 2026 del Bled Strategic Times, sulla base dell’intervento tenuto dall’autore al Bled Strategic Forum.
Nel commentary, intitolato "The Adriatic Advantage: From a Small Sea to a Gateway to the Future", Talò parte dalla particolare posizione geografica dell’Adriatico, che porta il Mediterraneo nel cuore dell’Europa e mette i porti di Venezia, Trieste, Capodistria e Fiume a poche centinaia di chilometri dai grandi mercati e centri industriali dell’Europa centrale e orientale. Una posizione che, secondo l’ambasciatore, assume un valore ancora maggiore mentre il baricentro dell’economia mondiale si sposta verso l’Indo-Pacifico.
La questione è insieme economica e strategica. Tra l’80 e il 90% del commercio mondiale in volume viaggia via mare e la sicurezza delle grandi rotte commerciali dipende dalla libertà di navigazione attraverso passaggi come Hormuz, Bab el-Mandeb e Suez. Talò richiama anche il ruolo dell’operazione europea Aspides nel Mar Rosso e quello della Marina italiana nella protezione della navigazione commerciale.
Ma la proposta più direttamente rivolta all’Europa riguarda i porti adriatici. Presi singolarmente, osserva Talò, sono troppo piccoli per competere con i maggiori hub mondiali. La risposta dovrebbe essere un “sistema portuale adriatico realmente integrato”, nel quale Trieste, Capodistria, Fiume, Venezia e gli altri scali continuino a competere ma, allo stesso tempo, cooperino nelle infrastrutture e nei collegamenti verso l’interno del continente.
Il ragionamento si intreccia direttamente con l’Imec. L’Adriatico, sostiene l’inviato italiano, può diventare uno degli sbocchi europei del corridoio che dovrebbe collegare India, Golfo, Medio Oriente ed Europa, integrandosi con reti continentali come la Three Seas Initiative e la Central European Initiative. Talò ricorda il Forum Imec organizzato a Trieste nel marzo scorso, aperto dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e con oltre 300 imprese e rappresentanti istituzionali: un segnale, nella sua lettura, che i nuovi corridoi non possono essere costruiti soltanto dai governi, ma hanno bisogno di investimenti, partnership industriali e catene del valore reali.
Il Mediterraneo, del resto, pur rappresentando appena lo 0,8% delle acque del pianeta, concentra secondo le stime citate da Talò circa il 20% del traffico marittimo mondiale. La sua posizione fra Europa, Asia e Africa e tra Atlantico e Indo-Pacifico gli offre oggi una nuova “finestra di opportunità”. Per sfruttarla, però, l’Europa deve ridurre la frammentazione interna, aumentare la propria competitività, accelerare l’integrazione dei Balcani occidentali e preservare insieme ai propri partner la sicurezza delle rotte marittime.
C’è anche un possibile concorrente all’orizzonte: l’Artico. Il progressivo aumento dell’accessibilità delle rotte settentrionali potrebbe in prospettiva creare un secondo collegamento tra Europa e Asia attraverso i porti del Nord Europa, riducendo almeno in parte il vantaggio geografico del Mediterraneo. In questo scenario entrano inoltre Russia, dominante su gran parte della rotta artica orientale, e Cina, il cui capitale e la cui tecnologia potrebbero risultare decisivi per sviluppare le infrastrutture lungo la costa siberiana.
La conclusione è politica: l’Adriatico non deve rimanere “un mare periferico ai margini dell’Europa”, ma può trasformarsi nel collegamento tra Europa centrale, Mediterraneo, Balcani occidentali e, attraverso l’Imec, Indo-Pacifico. Per farlo, scrive Talò, occorre trasformare “la geografia in strategia, la connettività in crescita e la resilienza in influenza”.
Talò è uno dei diplomatici italiani con maggiore esperienza sui dossier di sicurezza e politica estera. Attuale inviato speciale italiano per l’Imec e consigliere del ministro della Difesa Guido Crosetto, è stato consigliere diplomatico della presidente del Consiglio Giorgia Meloni tra il 2022 e il 2023, rappresentante permanente d’Italia alla Nato, ambasciatore in Israele, console generale a New York, inviato speciale per Afghanistan e Pakistan e coordinatore per la cybersicurezza alla Farnesina. Dal giugno 2026 è Distinguished Visiting Fellow della Fondazione CSF.
La Fondazione CSF, formalmente Fondazione Centro Studi sul Federalismo, è nata nel 2000 e negli ultimi anni ha ampliato il proprio raggio d’azione assumendo un profilo sempre più orientato alle relazioni internazionali e alla geopolitica. Unisce la Fondazione Compagnia di San Paolo e le università di Torino, Milano e Pavia, con il Politecnico di Torino come co-fondatore. Opera come think tank attraverso ricerca, pubblicazioni, formazione, seminari e attività di confronto con istituzioni e decisori, concentrandosi oggi in particolare su integrazione europea, relazioni transatlantiche, Mediterraneo e rapporto tra geopolitica e tecnologia. Ha sede a Torino e collaborazioni con lo IAI e il German Marshall Fund.
A guidarla è Nicolò Russo Perez, nominato direttore nella nuova fase avviata nel 2025, con Ferdinando Nelli Feroci presidente e Marta Dassù vicepresidente. Russo Perez arriva da oltre vent’anni alla Fondazione Compagnia di San Paolo, dove come responsabile delle relazioni internazionali ha seguito programmi sull’Europa, le relazioni transatlantiche, il Mediterraneo e i Paesi emergenti.