La presidente di Alma Center si dice ''molto preoccupata per la sicurezza delle comunità nel nord di Israele'' e auspica che gli Stati Uniti cambino idea, convinta che ''non si debba scendere a compromessi con l'asse del male'' e che l'Iran vada trattato ''come i nazisti dopo la Seconda guerra mondiale''.
''Hezbollah si rafforza'' dopo l'accordo tra Stati Uniti e Iran, con una conseguente nuova ''minaccia per la sicurezza delle comunità nel nord di Israele'' e un ''pessimo messaggio per altri attori che minacciano la sicurezza globale'', come possono essere ''Cina, Russia o Corea del Nord''. Invece, ''gli Stati Uniti non dovrebbero scendere a compromessi con l'asse del male'' e Hezbollah e ''la Repubblica islamica dell'Iran dovrebbero essere trattati come 80 anni fa trattammo i nazisti dopo la Seconda guerra mondiale''. Così all'Adnkronos la ricercatrice israeliana Sarit Zehavi, presidente di Alma Center, centro specializzato nelle sfide alla sicurezza di Israele sulla linea settentrionale.
L'ex ufficiale dell'intelligence militare israeliana ed esperta di Medio Oriente ritiene che ''l'accordo rafforza Hezbollah in Libano e, inevitabilmente, indebolisce il governo libanese e la probabilità che quest'ultimo proceda al disarmo dell'organizzazione'', che anzi riacquista ''libertà d'azione per ricostruire e riprendersi''. Per quindici anni nel Corpo di intelligence delle Forze di Difesa Israeliane (Idf), Zehavi critica in particolare il fatto che all'Iran venga consentita l'esportazione di petrolio. ''Arriveranno molti soldi all'Iran, con l'articolo dell'accordo raggiunto con gli Stati Uniti che consente all'Iran di esportare petrolio. E questo signifca che molti soldi arriveranno a Hezbollah'', afferma.
''Come residente nel nord di Israele, sono molto preoccupata di una situazione in cui Israele deve rispettare un cessate il fuoco e deve anche ritirarsi completamente dal Libano'', prosegue, spiegando che in questo modo ''i terroristi di Hezbollah torneranno a minacciare le nostre vite''. Perché ''non sarà possibile proteggere le comunità israeliane situate vicino al confine'' con il Libano se ''l'altra parte ha libertà di azione per sviluppare capacità di infiltrazione e condurre attacchi diretti contro queste comunità''. Quindi, ''dal nord di Israele, vedo chiaramente il pericolo: assecondare questo regime non porterà la pace, ma rafforzerà solo coloro che minacciano'' Israele.
Infine, chiosa l'analista israeliana, ''l'accordo manda anche un pessimo messaggio ad alti attori che minacciano la sicurezza globale in diversi modi. La Cina con Taiwan, la Russia rispetto all'Europa, la Corea del Nord con la Corea'' del Sud. Per questo l'auspicio è che ''l'Amministrazione americana torni sui suoi passi'' e capisca che ''non ci devono essere compromessi con l'asse del male''. (di Melissa Bertolotti)