Il direttore del Dipartimento di Storia del Medio Oriente e dell'Africa dell'Università di Tel Aviv spiega che con un accordo svantaggioso ci potrà essere un leggero spostamento di voti ma in Israele c'è chi ha un culto religioso per il premier.
Il presidente americano Donald ''Trump può salvare Netanyahu se riuscirà a ottenere un buon accordo con l'Iran''. Ovvero se riuscirà a inserire nell'accordo con Teheran la questione nucleare e se permetterà a Israele di continuare le operazioni in Libano. Lo spiega all'Adnkronos Meir Litvak, direttore del Dipartimento di Storia del Medio Oriente e dell'Africa dell'Università di Tel Aviv. ''Se il potenziale accordo tra Stati Uniti e Iran conterrà qualche risultato concreto sulla questione nucleare, come la rimozione dei 450 chilogrammi di uranio arricchito e l'impegno a non arricchire l'uranio per un lungo periodo di 15-20 anni, Netanyahu potrà affermare di aver vinto la guerra, sconfitto l'Iran e cambiato il Medio Oriente, a prescindere dalla veridicità di tali affermazioni'', sottolinea Litvak. Questo risultato, nota lo sorico, ''rafforzerebbe certamente la sua posizione''. Al contrario, ''se Trump firmasse un cattivo accordo, in cui l'Iran mantenesse l'uranio e si impegnasse a non arricchirlo per un breve periodo di 3-5 anni, questo sarebbe una sconfitta per Netanyahu'', spiega.
Litvak afferma che c'è ''un altro aspetto da considerare'', che è ''se un accordo limiterà le azioni israeliane in Libano''. Perché se così fosse, Netanyahu sarebbe ''influenzato negativamente''. Ma ''in caso contrario'', se il Libano verrà escluso dall'accordo o se ad esempio verrà riconosciuto il diritto di Israele di difendersi contro la minaccia che proviene dal territorio libanese, allora Netanyahu ''potrà comunque affermare di combattere e distruggere Hezbollah''. In questo contesto, nota l'analista, ''un fattore importante da tenere in considerazione è il numero di vittime israeliane in Libano, che aumenta di giorno in giorno'' e che potrebbe pesare sull'opinione pubblica in Israele aumentando il malcontento nei confronti delle operazioni decise dal premier insieme al suo ministro della Difesa Israel Katz.
''Tuttavia, dobbiamo ricordare che Netanyahu gode del sostegno di un blocco solido che lo voterà sempre o lo sosterrà a prescindere da tutto. Alcuni di questi elettori lo venerano come un culto religioso, altri perché odiano la cosiddetta sinistra'', ha sottolineato Litvak. Quello che ''è possibile che si verifichi - prosegue lo storico - è un leggero spostamento di voti se Israele si trovasse ad affrontare un accordo svantaggioso con l'Iran, o se il numero delle vittime dovesse essere troppo elevato entro ottobre''.
Ma capire Trump, prosegue Litvak, non è facile. E anzi ''a dire il vero è difficile prenderlo sul serio perché ha cambiato idea così tante volte e potrebbe dare un messaggio completamente opposto da un momento all'altro. Tuttavia, credo che Trump sia intrappolato, una trappola che si è creato da solo''. In questo quadro ''l'Iran si considera vincitore della guerra e in grado di dettare le condizioni del dopoguerra perché è sopravvissuto agli attacchi israelo-americani e utilizza lo Stretto di Hormuz come risorsa strategica più preziosa. Se Trump accetta le condizioni dell'Iran sulla questione nucleare, dovrà ammettere di aver fallito completamente e che l'Iran aveva il sopravvento''.
Ma, sottolinea Litvak, ''dubito che Trump possa accettare una simile umiliazione. D'altra parte, non vuole riprendere la guerra e non ha il sostegno per farlo nemmeno nel suo stesso partito''. Infine, ''a complicare ulteriormente le cose, sembra che l'Iran riesca a gestire meglio l'assedio americano, almeno per il momento, di quanto l'economia mondiale possa gestire la chiusura dello Stretto''.