Da Berlino a Washington, passando per Parigi, Varsavia e Roma, 15 appuntamenti al voto entro fine 2027
Il trionfo dell'Afd in Sassonia-Anhalt, con il partito di estrema destra al 44%, apre una stagione di appuntamenti elettorali destinati a misurare la tenuta dei partiti moderati in Europa e nel mondo occidentale, con l'appuntamento in Italia fissato nel 2027.
La Germania è la protagonista assoluta di settembre 2026. Altri due Lander, quelli di Berlino e di Meclemburgo-Pomerania Anteriore, andranno al voto il 20 settembre. Nella capitale gli ultimi sondaggi indicano un testa a testa intorno al 20% tra la sinistra estrema di Die Linke e la Cdu, con l'Afd terza al 18%, anche se il partito è nettamente in testa (al 28%) nel Lander dell'ex Germania Est, che condivide con la Sassonia-Anhalt il tessuto sociale.
Il 13 settembre in Svezia si vota per il rinnovo del Riksdag, il parlamento locale. I Socialdemocratici restano in testa nei sondaggi, ma il distacco dal blocco di governo guidato dal premier uscente Ulf Kristersson e dall'alleato di destra nazionalista e populista Democratici Svedesi si è ridotto: gli ultimi rilevamenti danno il centrosinistra al 47,9-50,6% contro il 47,3-47,9% della coalizione di governo. Decisamente inferiore la suspense per il rinnovo della Duma di Stato russa (18-20 settembre): si prevede che il partito dell'autocratico presidente Vladimir Putin, Russia Unita, ottenga una maggioranza schiacciante. Del resto, la natura puramente formale delle elezioni russe e la mancanza di opposizione liberale o indipendente non fanno presagire grandi cambiamenti politici a Mosca.
Il 3 ottobre invece tocca alla Lettonia, dove in testa nei sondaggi c'è la civica Lista unita al 22-23% circa, ma cresce con forza il partito populista ed euroscettico "Lettonia al primo posto", che punta a diventare la seconda forza del Paese raddoppiando i consensi rispetto al 2022. Inoltre, dopo il trionfo di Rumen Radev e della sua coalizione Bulgaria Progressista alle politiche anticipate di aprile, il 25 ottobre la Bulgaria torna alle urne per eleggere il nuovo capo dello Stato. I sondaggi prevedono una facile vittoria dell'ex vicepresidente di Radev e attuale presidente ad interim, Iliana Iotova, che attirerebbe circa la metà dei consensi, mentre i partiti filoeuropei si contendono il ruolo di sfidante.
Fuori dall'Ue, altre due elezioni avranno impatti ben al di fuori dei confini nazionali. Il 27 ottobre gli israeliani voteranno per la Knesset, in quello che viene descritto come un referendum sull'operato di Benyamin Netanyahu dopo il 7 ottobre 2023. I sondaggi più recenti danno l'opposizione, riunita attorno all'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, in vantaggio sul blocco del premier: le stime oscillano tra 56 e 59 seggi per i partiti sionisti d'opposizione contro 49-50 per la coalizione Netanyahu-Ben Gvir-Smotrich, con i partiti arabi come ago della bilancia. Un sondaggio Channel 12 dà inoltre Eisenkot in vantaggio su Netanyahu come premier preferito, 44% a 34%.
Il 3 novembre si terranno negli Stati Uniti le elezioni di metà mandato. Le medie dei sondaggi indicano i democratici in vantaggio di circa 6-8 punti sul voto generico e favoriti per la conquista della Camera, con probabilità stimate tra l'83% e l'87% dai principali modelli previsionali. Al Senato, dove i repubblicani partono da un vantaggio più solido (53 a 47, contando anche gli indipendenti allineati ai dem), la sfida resta invece aperta, con alcuni Stati, tra cui Ohio, Iowa e Alaska, considerati in bilico. In una gara elettorale spesso percepita come un referendum sul presidente in carica, l'approvazione per Donald Trump è scivolata sotto al 40%, un dato che storicamente anticipa perdite per il partito del leader.
Tornando in Ue, il voto per il parlamento estone (Riigikogu) è fissato al 7 marzo 2027. I sondaggi più recenti danno in testa i conservatori di Isamaa al 24-26%, seguiti dal centrista Keskerakond (19-21%) e dai socialdemocratici di Sde, in netta risalita fino al 15-19%. Il partito di governo, i liberali di Reformierakond, è invece in caduta libera, sceso al 12-14% dal 31% delle ultime elezioni, dato che segnala un possibile ribaltamento della maggioranza. La destra nazionalista ed euroscettica di Ekre appare stabile tra l'11% e il 13%, pienamente in corsa per un ruolo di governo in caso di coalizione con Isamaa.
Successivamente, dal 18 aprile, la Francia sceglierà il successore di Emmanuel Macron in un voto che si rivelerà decisivo per gli equilibri dell'Ue. Marine Le Pen, leader nazionalista ed euroscettica del Rassemblement National, è data in testa al primo turno tra il 33% e il 36% delle intenzioni di voto, con un margine di 15-20 punti sugli avversari, e risulterebbe vincente in tutte le simulazioni di ballottaggio (che si terrà il 2 maggio) testate finora. L'ex premier centrista Édouard Philippe è il candidato moderato meglio posizionato, tra il 14,5% e il 16,5%, mentre a sinistra Jean-Luc Mélenchon si attesta intorno al 14-15%.
Contestualmente si terranno anche le elezioni parlamentari finlandesi, fissate per il 18 aprile 2027. I sondaggi danno l'opposizione di centrosinistra Sdp prima al 22,6%, ma il vero dato politico è il testa a testa che si apre alle sue spalle, con i conservatori del Kokoomus, che esprimono il premier Petteri Orpo, sceso al 17%, e i nazionalisti dei Veri Finlandesi saliti a portata di tiro, sopra il 16%. La coalizione di governo è fortemente logorata (solo il 2% vorrebbe vederla proseguire), mentre i Veri Finlandesi, già al potere, continuano comunque a crescere di mese in mese.
Entro fine luglio 2027 si vota anche in Grecia, dove la Nuova Democrazia del premier Kyriakos Mitsotakis è data in forte calo al 29,1% (-11,5 punti rispetto al 2023), insidiata sia dalla nuova sinistra radicale Elas al 15,5%, sia dalla destra nazionalista di "Soluzione Greca" al 9,4%. In Spagna, dove gli aventi diritto dovranno andare alle urne entro fine agosto, i sondaggi più recenti registrano per la prima volta il blocco del Partito popolare e dell'estrema destra di Vox superare il 50% delle intenzioni di voto nazionali, una soglia che si tradurrebbe in una maggioranza assoluta, ampiamente superiore ai 176 seggi necessari.
In autunno (entro inizio novembre) tocca alla Polonia, dove per ora la Coalizione Civica di Donald Tusk resta la prima forza tra il 27% e il 33%, ma deve fare i conti con l'erosione interna e con un blocco di destra composto dai nazionalisti di Diritto e Giustizia e da due partiti ancora più a destra, Confederazione e la Confederazione della Corona Polacca di Grzegorz Braun, che nelle proiezioni più recenti supererebbe il 47% dei voti, a un passo dalla maggioranza dei seggi nella Sejm.
Infine, l'ultima elezione europea prevista per il 2027 vede un testa a testa tra i più incerti della mappa in Slovacchia. Gli ultimi sondaggi danno il partito di opposizione liberal-progressista Slovacchia Progressista al 18-19%, appena davanti allo Smer-Sd del premier populista e filorusso Robert Fico, fermo al 17,5-19%. Il vero elemento di instabilità è però Republika, partito di estrema destra guidato da Milan Uhrík (ex esponente del gruppo ultranazionalista Ľsns), stabile in terza posizione al 10%-13% e in grado di condizionare pesantemente qualunque maggioranza di governo.