Mediterraneo, tecnologia e sicurezza: alla Luiss il progetto Med-Or che ridisegna la geopolitica delle connessioni

Presentato a Roma il progetto di ricerca promosso da Med-Or con Luiss School of Government, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CSF

Mediterraneo, tecnologia e sicurezza: alla Luiss il progetto Med-Or che ridisegna la geopolitica delle connessioni
25 marzo 2026 | 20.14
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Il Mediterraneo non è più soltanto uno spazio geografico o una rotta commerciale: è diventato un sistema integrato di infrastrutture, dati, energia e sicurezza. È da questa consapevolezza che nasce il progetto di ricerca “Geopolitica, tecnologie e sicurezza nel Mediterraneo”, presentato oggi alla Luiss Guido Carli da Med-Or Italian Foundation insieme alla Luiss School of Government, nell’ambito del bando promosso dalla Fondazione Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione CSF .

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Il workshop ha riunito accademici, rappresentanti istituzionali e attori industriali per discutere le trasformazioni in corso nel Mediterraneo allargato, tra competizione geopolitica e rivoluzione tecnologica. Ad aprire i lavori sono stati Marco Minniti, Gaetano Quagliariello e Nicolò Russo Perez, che hanno delineato l’obiettivo del progetto: costruire una chiave di lettura strategica per interpretare il ruolo dell’area nel nuovo equilibrio globale .

Il Mediterraneo come infrastruttura strategica

Il primo elemento che emerge dai paper presentati è il cambio di paradigma: le infrastrutture non sono più semplici reti di trasporto, ma strumenti di potere geopolitico. Corridoi logistici, porti, cavi sottomarini e reti digitali costituiscono oggi l’ossatura delle catene globali del valore e, allo stesso tempo, veicolano modelli normativi e standard tecnologici .

In questo contesto, il Mediterraneo assume una funzione di cerniera tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente, diventando il prolungamento naturale dei corridoi europei e un nodo centrale della competizione globale. La rete euro-africana di porti e piattaforme logistiche, insieme alle “Autostrade del Mare”, contribuisce a ridisegnare le supply chain e a rafforzare la resilienza degli approvvigionamenti .

Non è solo una questione economica: la competizione sulle infrastrutture si intreccia con quella tra modelli geopolitici, dal Global Gateway europeo alla Belt and Road Initiative cinese, fino al corridoio IMEC tra India, Golfo ed Europa.

Dati, digitale e nuova competizione globale

Accanto alla dimensione fisica, il progetto mette in luce la centralità della connettività digitale. La quasi totalità del traffico dati globale passa attraverso cavi sottomarini, trasformando queste infrastrutture “invisibili” in asset strategici critici .

Il digitale è anche il terreno di una nuova competizione tra potenze, che si gioca non solo su tecnologia e mercato, ma anche sull’influenza cognitiva. I paper analizzano come social media, AI e disinformazione siano diventati strumenti di “guerra ibrida”, capaci di orientare opinioni pubbliche e decisioni politiche, soprattutto in aree sensibili come i Balcani occidentali e il Nord Africa .

In parallelo, emerge il ruolo crescente dell’Africa come attore attivo, non più solo destinatario di infrastrutture digitali ma soggetto dotato di un proprio potere negoziale nei confronti di Stati e grandi aziende tecnologiche .

Cyber e sicurezza: il mare come spazio vulnerabile

Uno dei contributi più rilevanti riguarda la sicurezza delle infrastrutture critiche marittime. La crescente integrazione tra sistemi digitali e infrastrutture fisiche – dai porti ai cavi sottomarini, dai gasdotti alle piattaforme offshore – aumenta l’efficienza ma espone anche a nuove vulnerabilità.

Gli attacchi cyber possono colpire non solo dati e sistemi, ma produrre effetti economici e operativi su larga scala, inserendosi nella logica delle operazioni ibride. La sicurezza del dominio marittimo non può più essere interpretata in termini esclusivamente militari: richiede un approccio integrato che tenga insieme dimensione fisica e digitale .

Energia e transizione: il nuovo equilibrio mediterraneo

Il Mediterraneo è anche al centro di una profonda riconfigurazione energetica. La transizione verde europea, la riduzione della dipendenza dal gas russo e le tensioni geopolitiche stanno ridisegnando flussi e alleanze.

Il sistema energetico regionale evolve verso una maggiore integrazione tra gas, elettricità e idrogeno, con il Nord Africa e il Medio Oriente sempre più rilevanti come partner. Allo stesso tempo, crescono le vulnerabilità: dalle rotte del GNL agli effetti delle crisi geopolitiche, fino ai rischi cyber sulle infrastrutture energetiche integrate .

La sfida italiana: diventare hub strategico

Da questo quadro emerge una sfida precisa per l’Italia: posizionarsi come snodo tra le direttrici euro-africane e indo-mediterranee, rafforzando il proprio ruolo nel Mediterraneo allargato.

Il presidio delle infrastrutture, la sicurezza dei flussi energetici e digitali e la capacità di integrazione regionale diventano elementi centrali della proiezione strategica nazionale ed europea. Il Mediterraneo, in questa prospettiva, non è più periferia ma centro di gravità.

Il progetto presentato alla Luiss si inserisce esattamente in questa traiettoria: fornire strumenti analitici e chiavi di lettura per interpretare un’area in cui si intrecciano infrastrutture, tecnologia e potere. Una riflessione che, sempre più, coincide con il futuro della sicurezza europea.

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