Dopo la vittoria di Nikol Pashinyan alle elezioni legislative in Armenia, dove domani prendono anche il via esercitazioni militari congiunte con tre Paesi Nato, un appuntamento annuale che per la prima volta nei prossimi giorni si svolge in territorio armeno, la recente perdita di influenza sulla Siria e delle uniche basi di Mosca su un 'mare caldo' (Tartus ed Hmeimim) bisogna ora guardare alla Moldova per capire le reali intenzioni e soprattutto la capacità di Vladimir Putin nel difendere le politiche di proiezione e potenza che declama.
Le esercitazioni "Eagle Partner 2026" in Armenia, a cui partecipano poche decine di militari di Stati Uniti, per la prima volta anche di altri due Paesi, Francia e Grecia, hanno come obiettivo quello di definire le capacità di peacekeeping per missioni internazionali e migliorare il coordinamento fra le forze. Seguono di pochi giorni la vittoria del partito filo europeo, ma non anti russo, di Pashinyan alle elezioni della settimana scorsa, malgrado gli ultimatum del Consigliere per la politica estera del Cremlino, Yuri Ushakov, secondo cui Erevan avrebbe dovuto scegliere se fare parte dell'Unione euroasiatica o dell'Unione europea, e del ministro dell'Energia Sergei Tsivilev, sulla possibile sospensione dell'accordo bilaterale per le forniture di gas, petrolio e diamanti del 2013 (la Russia vende all'Armenia l'85 per cento del gas imporato, il 62 per cento dei prodotti petroliferi e il 50 per cento dei diamanti acquistati).
Per ostacolare la road map di Chisinau per riprendere il controllo della striscia di territorio schiacciata fra il fiume Dnepr e l'Ucraina, Mosca dispiegherà davvero le misure aggressive da manuale preannunciate il mese scorso dal Segretario del Consiglio di sicurezza nazionale Sergei Shoigu, secondo cui la sicurezza dei cittadini russi residenti in Transnistria è minacciata e la Russia impiegherà tutti i mezzi necessari per proteggerli? Al momento, l'unica azione varata dalla Russia è l'apertura di un percorso accelerato per la concessione di passaporti ai residenti della Trasnsnistria.
La reazione del Cremlino sull'allontanamento dell'Armenia - dove lo scorso anno il Parlamento ha approvato il percorso di avvicinamento del Paese all'Ue e dove a inizio maggio si è tenuto il primo vertice Armenia-Ue e il vertice della Comunità politica europea - si è fino a ora limitata alle parole. Nel contesto di apparente déjà vu invocato da Putin, che ha parlato esplicitamente del rischio di uno scenario ucraino- vale la pena ricordare che nel 2013, non era solo Kiev a voler sottoscrivere un Accordo di associazione e libero scambio con l'Unione europea, nel quadro del programma della Partnership per l'Europa orientale, ma intendeva farlo anche Erevan. Che però si tirò indietro all'ultimo momento. A settembre di quell'anno, in seguito alle pressioni di Mosca che a Kiev invece portarono gli ucraini in piazza. Erevan aderì invece proprio allora all'Unione euroasiatica.
In Moldova è in atto da tempo un processo sottotraccia. Chisinau sta cercando di riprendere gradualmente il controllo sulla regione separatista che si descrive come filorussa, un passo, anzi più passi alla volta, frutto di una politica a lungo termine riassunta in un documento interno trapelato, e mai smentito, lo scorso marzo. Si conta di completare il processo di riunificazione entro il 2028, quando sarà annunciata la data dell'adesione della Moldova nell'Unione europea, dove il Paese intende entrare con ripristinata integrità territoriale e piena sovranità due anni dopo.
Chisinau sta operando per riprendere il controllo della Transnistria di fatto indipendente dal 1992, quando Mosca inviò il generale Aleksandr Lebed, comandante della 14esima armata, a mediare una soluzione del conflitto civile, uno dei tanti aperti alla periferia della Russia in quel periodo di confusione. Da allora, è in vigore un cessate il fuoco e stazionano in Transnistria non più di 1.500 soldati russi come 'caschi blu', un contingente che Chisinau vuole trasformare in missione civile internazionale.
Il contingente che si dice russo è già molto ridimensionato. Le cifre ufficiali non rendono conto delle sue reali dimensioni, come spiega all'Adnkronos una fonte militare informata. E' composto da un centinaio di russi che entrano a rotazione di sei mesi nella regione come turisti - dopo che la Moldova aveva chiuso i confini ai soldati russi nel 2022, dopo l'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina. Tutti gli altri sono moldovi nati in Transnistria. A molti di loro è stato dato il passaporto russo. "Di fatto, già non sono più forze russe". Chisinau ha inoltre di recente dichiarato personae non gratae sei alti ufficiali russi del contingente. Non appena passano il confine, sono espulsi. L'unica via di uscita sarebbe l'Ucraina. "Sono bloccati lì, con le loro famiglie".
Il flusso di energia si è poi invertito all'inizio del 2025. Dopo la chiusura del gasdotto che, attraverso l'Ucraina, portava in Transnistria gas russo di fatto gratuito, con cui veniva alimentata la centrale elettrica locale che poi vendeva energia alla Moldova, il gas arriva ora nella regione da ovest: viene acquistato sul mercato europeo e inviato a est sulla base di un accordo fra le aziende del gas di Moldova, Transnistria e Ungheria. La quantità è limitata, le forniture frammentate, e il costo è a carico di Mosca, con un prestito a Tiraspol di cui non sono note le condizioni.
La Moldova ha iniziato anche ad applicare le tasse sulle imprese della regione separatista, che costituiva il polo industrializzato del Paese, con strutture attive nella metallurgia, cemento e nel tessile. Ma nel momento in cui hanno dovuto iniziare a pagare l'energia e le tasse, le imprese sono in sofferenza e c'è chi parla di 'scenario Cuba' per parlare della situazione della Transnistria.
"I nodi sono arrivati al pettine", si commenta. Nel frattempo, si sta accelerando il rafforzamento delle relazioni fra Moldova e Romania, con la riapertura lo scorso aprile di un altro ponte ferroviario di collegamento sul fiume Prut. L'interrogativo è quindi, "cosa farà Mosca? Per questo la situazione viene considerata come una cartina di tornasole delle reali capacità di proiezione e potenza del Cremlino".
Il documento di 14 pagine in inglese intitolato "Basic approaches in the process of the gradual reintegration of the Transnistrian region" non è ufficiale e riflette una inedita posizione pro attiva della Moldova che in tutti questi anni aveva invece subito lo status quo imposto da Mosca. Si tratta di un cambiamento sollecitato da Bruxelles dopo le elezioni legislative del 2025 e la vittoria del partito filo europeo dell'Azione e della solifdarietà, che ha aperto una finestra di normalizzazione fino almeno alla prossima tornata elettorale nel 2028. Il processo di adesione all'Unione europea e quello di integrazione della Transnistria dovranno procedere in parallelo, a velocità e con tappe separate, secondo Chisinau.
Non viene citato nel documento un eventuale statuto speciale per la Transnistria, elemento considerato invece certo in ogni discorso passato sulla Moldova. "La Repubblica di Moldova è l'unico soggetto di diritto internazionale e il territorio della regione della Transnistria costituisce una parte integrale della repubblica della Moldova", si sottolinea. Le due parti nella contesa non hanno uguale status, quindi. Una novità, dopo il formato negoziale passato 5+2 (Russia Ucraina, Usa, Ue e Osce + Moldova e Transistria) che ora Chisinau considera "disfunzionale".
"Nel contesto geopolitico attuale, rimane necessario aumentare le pressioni internazionali sulla Russia perché ritiri le sue forze dispiegate illegalmente, e a internazionalizzare e demilitarizzare la sua operazione di peacekeeping", si legge inoltre nel paper. Il dialogo con Tiraspol proseguirà in formato 1+1. L'integrazione della regione, che la Moldova chiede sia affidata a una entità internazionale per un periodo di transizione, sarà però il risultato dell'estensione graduale dell'applicazione dello stato di diritto, vale a dire emendamenti, leggi uniformi e attuazione rigorosa delle norme, incluse quelle fiscali, doganali e commerciali. Cosa farà il Cremlino? (di Simona Poidomani)