Nato, Alleanza accelera su spesa militare al 5%. L'Europa incalzata da Trump cerca il riscatto

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte: "Grato agli alleati". Il ministro degli Esteri Antonio Tajani lancia l'idea di un 'defence industrial compact'

Marco Rubio e Mark Rutte (Afp)
Marco Rubio e Mark Rutte (Afp)
23 maggio 2026 | 00.04
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La Nato accelera sulla spesa militare, gli europei si preparano a un ruolo più autonomo nell'Alleanza e gli Stati Uniti mandano un messaggio chiaro agli alleati: servono più investimenti, più produzione militare e maggiore assunzione di responsabilità strategica, dall'Ucraina allo Stretto di Hormuz. È questo il quadro emerso dalla ministeriale Esteri Nato di Helsingborg, dominata dal tema del riequilibrio interno all'Alleanza dopo le pressioni dell'amministrazione Trump.

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L'accelerazione verso l'obiettivo del 5% del Pil per la difesa

Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha parlato apertamente di un'accelerazione verso l'obiettivo del 5% del Pil per la difesa deciso al vertice dell'Aja. "La buona notizia è che i fondi stanno effettivamente arrivando", ha detto, spiegando che molti alleati stanno aumentando rapidamente gli investimenti con "decine e nei prossimi anni centinaia di miliardi di euro aggiuntivi", destinati alla sicurezza.

Parallelamente si è alimentato anche il dibattito sulla "europeizzazione" della Nato. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot, ha definito la fase attuale "un'opportunità unica" per rafforzare il pilastro europeo dell'Alleanza, mentre Washington riconsidera la propria presenza militare sul continente. Il tema è stato affrontato direttamente anche da Rutte che, pur accogliendo positivamente la decisione, annunciata dal presidente americano Donald Trump, di inviare 5mila soldati in Polonia, ha sottolineato che la traiettoria resta quella di "un'Europa più forte e una Nato più forte", meno dipendente dagli Stati Uniti nel lungo periodo.

Dietro l'avvento di quella che Rutte ha ribattezzato 'Nato 3.0', c'è la forte pressione americana sul vecchio continente. L'ex premier olandese ha osservato che "gli europei hanno recepito il messaggio" di Washington, riferendosi sia alle basi militari europee utilizzate dagli Stati Uniti sia alla sicurezza dello Stretto di Hormuz.

Dal canto suo Rubio ha riconosciuto l'impegno degli alleati, rassicurandoli anche sulla revisione della presenza militare americana in Europa che "non è una misura punitiva", ma la conseguenza della necessità per Washington di riequilibrare i propri impegni globali. Un messaggio, accompagnato anche da parole al miele, "grato ai nostri grandi alleati che hanno rispettato i loro impegni sulla spesa per la difesa", ha dichiarato su X al termine della riunione che contrastano con i toni perentori della vigilia, quando aveva ricordato la "delusione" provata da Trump nei confronti degli europei. Rubio ha anche lanciato un allarme sulla capacità industriale dell'Alleanza, rimarcando come oggi "non produca munizioni a un ritmo sufficiente" per sostenere le esigenze future.

Il 'defence industrial compact'

Sulla stessa linea, ma con l'accento posto su un ruolo più forte dell'Europa nell'Alleanza, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha insistito sulla necessità di rafforzare il pilastro europeo della Nato e superare una logica di dipendenza strategica dagli Stati Uniti. "Bisogna far comprendere anche agli americani che noi siamo parte protagonista e non parte assistita. Credo che sia giusto anche concludere la stagione dell'assistenzialismo da parte americana nei confronti dell'Europa", ha dichiarato Tajani a margine della ministeriale.

Tajani ha inoltre lanciato l'idea di un "defence industrial compact" tra gli alleati Nato per rafforzare la cooperazione industriale nel settore della difesa e della sicurezza. Il ministro ha spiegato che il tema è stato affrontato nella riunione ristretta con i Paesi dell'E5 insieme a Turchia, Paesi Bassi e Svezia, in preparazione del vertice di Ankara, dove è attesa anche la partecipazione del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.

Ampio spazio, infine, anche al dossier ucraino. Rutte ha insistito sulla necessità di garantire a Kiev tutto il necessario per sostenere lo sforzo bellico e ha chiesto una distribuzione "più equa" degli aiuti tra gli alleati, osservando che "oggi sono solo sei o sette Paesi a sostenere il peso maggiore".

Da parte italiana, Tajani ha ribadito il sostegno all'ingresso dell'Ucraina nell'Unione Europea, pur sottolineando la necessità di "preparare il terreno" attraverso riforme e misure anticorruzione, commentando la proposta di una "membership light" di Kiev. "L'obiettivo finale è vedere l'Ucraina diventare membro effettivo dell'Unione Europea, insieme ai Balcani occidentali. Questo aspetto è per noi di fondamentale importanza", ha scandito il ministro. (Dall'inviato Piero Spinucci)

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